«Io papà avvocato tra Milano e Berlino che sul bus oggi non ho resistito all’ennesimo caso di razzismo»

papà

Una “piccola” storia quotidiana che, purtroppo, racconta tanto di ciò che si respira oggigiorno in Italia

di Alberto Agnelli 

Sono un avvocato italiano, vivo tra Milano e Berlino, ho una compagna austriaca e una figlia che, come me, considero una cittadina europea, di questa Europa. Amo il mio Paese, la sua storia e la sua cultura, ma oggi stento a riconoscerlo. Oggi a Milano mi è capitata una cosa brutta.

Nei giorni scorsi avevo letto messaggi di amici che avvertivano degli effetti negativi dello sdoganamento politico di alcune posizioni razziste e xenofobe e più in generale di intolleranza. Sempre più frequenti episodi di persone che esprimono apertamente “pensieri” contro gli immigrati e contro gli stranieri, senza vergogna e impudicizia. Oggi ne ho avuta testimonianza diretta.

Sull’autobus per il lavoro, un signore sui 65 anni con moglie a fianco ha iniziato a discutere animatamente con una signora vicina (straniera) sull’utilizzo del termine “negro”, affermando che è una parola italiana e che non c’è motivo per non usarla. Quasi subito la discussione è diventata alterco e il signore ha detto alla signora di “tornare al suo paese e di imparare l’italiano prima di venire qui a insegnarlo a noi”, unitamente ad insulti pesanti. 

Sarà stato quello che ho letto e sentito in questi giorni. Saranno state le ennesime immagini di una donna e un bambino morti nel Mediterraneo, viste proprio stamattina mentre facevo colazione con mia figlia che mi gattonava attorno. Sarà stato il pensiero all’ultimo rapporto di Amnesty che denuncia l’aumento di casi di razzismo in Italia. Sarà stato che ero già di umore cupo. Ma ho sentito l’impulso interiore di intervenire e di non lasciare cadere parole così pesanti.

Non sono stato l’unico, ma sicuramente il più diretto. Tant’è che il signore ha colto l’occasione al volo per cambiare obiettivo e rivolgerlo contro di me, contro di noi, voi, quelli del PD (ma si vede così tanto?), i benpensanti, quelli con le magliette rosse e il rolex, il tutto tra insulti vari (il più gettonato era imbecille).

Mi sono reso conto di non avere molti argomenti di fronte a tanta superficiale stupidità e grossolana arroganza. Il signore comunque non era un pazzo. Varie persone gli hanno intimato di smetterlaIl signore ha infine aggiunto: “Tanto lo so che qui la maggior parte la pensa come me” Ho replicato d’istinto: “Non credo proprio”. E il signore ha chiuso: “Infatti! si è visto alle ultime elezioni!”. Nel frattempo ero arrivato a destinazione e sono sceso dal bus.

È una storia senza morale, in tutti i sensi. Non so trarre conclusioni così a mente calda, anche se sono lì da vedere. Non so come fosse il clima negli anni ’30 del secolo scorso. So solo che sono scosso e molto preoccupato. Bisogna comunque REAGIRE in Italia come a Berlino o ovunque nel mondo, reale o virtuale che sia.

 

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Photo: © Pixabay cc0

Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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