L’incredibile storia di Oskar Speck, lasciò la Germania nazista e raggiunse l’Australia in kayak

La storia di Oskar Speck, l’uomo che navigò con il suo kayak dalla Germania fino all’Australia

Oskar Speck, originario di Amburgo, è ricordato per aver lasciato la Germania nazista e aver intrapreso un lungo viaggio in kayak, percorrendo 30.000 miglia fino all’Australia. L’impresa non fu semplice e richiese più di sette anni di viaggio. Lungo il percorso Oskar si trovò ad affrontare una serie di incidenti e disavventure, che non finirono neppure quando raggiunse la sua meta. Dopo furti, pestaggi e arresti, Oskar ebbe modo di stabilirsi in Australia, dove trascorse il resto della sua vita. Qui vi raccontiamo la sua storia e le tappe del suo incredibile viaggio verso l’Australia.

L’inizio del viaggio

Oskar Walter Speck nacque nei dintorni di Amburgo nel 1907. In gioventù, Oskar lavorava come elettricista ma coltivava una grande passione per il kayak. Era anche membro di un club di amanti del kayak, dove incontrò la maggior parte degli amici della sua giovinezza. Nel 1932 decise di lasciare la Germania e partì con il suo kayak e pochissimi averi, con l’obiettivo di raggiungere Cipro. Più tardi avrebbe raccontato quel periodo dicendo «tutto ciò che volevo era andarmene dalla Germania». La prima parte del suo viaggio ebbe luogo sulle acque dei fiumi, passando per la Macedonia e la Bulgaria fino ad arrivare alla Grecia. Una volta in Grecia, a Salonicco iniziò la navigata sul mare. A questo punto Oskar aveva già variato i suoi piani e scelto un obiettivo ancor più ambizioso: voleva raggiungere l’Australia a bordo del suo kayak.

Map of Oskar Speck kayak journey (1932-1939) from Germany to Australia © By Irønie – Own work and map from File:A_large_blank_world_map_with_oceans_marked_in_blue.gifCC BY-SA 3.0

Dalla Grecia allo Sri Lanka, passando per il Golfo Persico

Partendo dalla Grecia attraversò il Mar Mediterraneo e approdò in Siria, dove raggiunse il fiume Eufrate in autobus, per poi riprendere la navigazione verso il Golfo Persico. Quando raggiunse l’Iran, Oskar fu derubato dei pochi oggetti che portava con sé, ma riuscì poco dopo a ritrovare la refurtiva grazie all’aiuto di un poliziotto. Il suo viaggio proseguì dal Golfo Persico fin lungo le coste dell’India e nel 1935 arrivò in Sri Lanka. Qui rimase bloccato nella foresta per settimane per essersi ammalato di febbre malarica. In seguito visse un’altra peggiore disavventura: una notte, mentre si trovava nei pressi di Bali, venne rapito da alcuni nativi che lo legarono e lo picchiarono. Oskar riuscì a liberarsi e scappare, poi raccontò l’accaduto alla polizia, che arrestò i responsabili. Questa vicenda influenzò la vita di Oskar per tutto l’anno successivo: rimase ricoverato in un ospedale militare per riprendersi dalle ferite e dai gravi danni riportati agli organi interni.

L’arrivo in Australia

Tornato in salute, Oskar ripartì alla volta dell’Australia, muovendosi lungo le coste della Nuova Guinea. Raggiunse finalmente il nord dell’Australia con il suo kayak il 20 settembre del 1939, dopo più di sette anni di viaggio. Qui fu accolto da tre poliziotti che, dopo essersi congratulati con lui per l’incredibile viaggio appena concluso, dovettero arrestarlo in quanto cittadino tedesco, quindi proveniente da un paese che in quel momento si trovava in guerra con l’Inghilterra e tutte le altre nazioni sotto il suo dominio. Oskar dovette perciò vivere in un campo di prigionia per ben sei anni, fino alla fine della guerra. Solo dopo questa lunga parentesi poté veramente iniziare la sua nuova vita in Australia, dove rimase fino alla fine dei suoi giorni. Oskar Speck morì nel 1995 all’età di 88 anni ed è ricordato ancora oggi per le avventure che segnarono la sua vita e per il viaggio da record che intraprese: 30.000 miglia a bordo del suo kayak, dalla Germania fino all’Australia.

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0 Responses to “L’incredibile storia di Oskar Speck, lasciò la Germania nazista e raggiunse l’Australia in kayak”

  1. Francesco

    Bell’ articolo, su un fatto interessante. Mi ha fatto venire in mente il libro “Finché i piedi ci portano” di Joseph Martin Bauer, un tizio che fece peró il contrario: si fece un mazzo tanto per tornare in Germania dopo la guerra.

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