Germania, condannato il padre che ha ucciso la figlia “cullandola” troppo forte

baby, Rainer_Maiores, https://pixabay.com/it/photos/bambino-dieci-piccoli-neonato-256857/

Il Tribunale di Monaco ha condannato un uomo per omicidio colposo, secondo il medico legale la figlia di sei settimane è morta per la sindrome del bambino scosso

Un padre è stato condannato per omicidio colposo a 5 anni di carcere per aver ucciso la figlia di sei settimane. Il Tribunale distrettuale di Monaco 1 ha dimostrato che nell’ottobre 2017 l’uomo aveva scosso così violentemente la figlia, a tal punto da farla morire. Precedentemente il padre era stato accusato di omicidio, tuttavia il pubblico ministero recedette l’accusa già nell’arringa finale. Inizialmente il procuratore chiese nove anni di carcere per omicidio, mentre la difesa auspicava nell’assoluzione. Il processo durò mesi a causa di una disputa tra i periti. I medici legali del tribunale erano convinti che la neonata fosse morta a causa della sindrome del bambino scosso. I dottori della difesa, invece, ritenevano che la figlia potesse essere morta a causa di una patologia pregressa.

All’inizio del processo il padre ha negato di aver ucciso la neonata

Durante il processo il pubblico ministero accusò l’uomo di aver scosso così forte la neonata al punto tale da portarla alla morte. Il procuratore presunse che il padre si sentisse sotto pressione perché la figlia piangeva forte e l’uomo non riusciva a calmarla. L’avvocato difensore, invece, negò che l’uomo fosse colpevole e che ci potessero essere stati “fraintendimenti e false percezioni e interpretazioni”. La difesa definì la situazione come «semplicemente tragica. Ha perso la figlia desiderata, ha perso la sua libertà, ha perso il lavoro, ha perso la casa». Anche la madre ha sostenuto l’innocenza del padre. Davanti al tribunale, la consorte ha definito il marito come «premuroso, cauto, molto attento ai movimenti per paura di farle male». Quel giorno nell’ottobre del 2017 la madre era andata un attimo in bagno. Quando la donna rientrò nella stanza, trovò il marito che gridava «respira,respira!». La donna riferì che «la bimba era senza vita tra le sue braccia, gli occhi erano chiusi». L’uomo sostenne che la neonata smise semplicemente di respirare. I coniugi hanno poi cercato di rianimarla fino all’arrivo dell’ambulanza. La neonata è in seguito morta in ospedale. Alla fine la causa della morte è stata resa nota come emorragia cerebrale che ebbe come conseguenza l’arresto cardiaco e il cedimento di diversi organi.

La sindrome del bambino scosso

La «sindrome del bambino scosso» o «trauma cranico abusivo» riguarda principalmente i bambini al di sotto dei due anni, ma la maggior parte dei casi avviene nell’arco di vita compreso tra le due settimane e i sei mesi. In questa fascia d’età la struttura ossea è molto fragile, i muscoli cervicali del collo sono ancora deboli e non riescono a sostenere la testa, di conseguenza se un bambino viene scosso con forza, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando lesioni gravissime. Spesso il fattore scatenante è un pianto «inconsolabile» del neonato che l’adulto non sa come fermare. Questa esasperazione porta l’adulto certe volte a compiere azioni inappropriate, come ad esempio scuotere vigorosamente il neonato. I sintomi possono variare da vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, sonnolenza, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità nella postura, difficoltà respiratorie, difficile controllo del capo, fratture delle costole e delle ossa delle braccia fino a emorragie nel cervello e nella retina.

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Immagine di copertina: Baby, ©Rainer_Maiores, CC0 da Pixabay

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