«Pisa, Cecina, Berlino e ora Amburgo, dove ho aperto Burn Slices, la mia pinseria al taglio»

Come e perché Gianluigi D’Autilia, toscano e a Berlino dal 2004 al 2015, ma ha finito per aprire una pizzeria al taglio ad Amburgo

«Creare una pizzeria al taglio ispirata alla pinsa romana che usi solo ingredienti organici e di qualità» è questo l’obiettivo (riuscito, l’abbiamo provata!) di Burn Slices, locale aperto ad Amburgo, zona Winterhude, a dicembre 2017 da Gianluigi D’Autilia con la sua compagna Katharina. «Sono sempre stato appassionato di pizza al taglio tanto che da anni pensavo di aprire un blog ad hoc dove parlarne. Casualmente, mentre avevo smesso di lavorare nel marketing della Gibson, ho trovato una locale sfitto perfetto per un’iniziativa del genere. E così, dopo un training in una pizzeria al taglio di miei vecchi amici a Berlino, sia per capire come gestire il posto che per fare la pizza  – chi apre una pizzeria deve sempre sapere fare la pizza, anche se poi assume dei pizzaioli –  mi sono lanciato con lo stesso entusiasmo e forse incoscienza che nel 2004 mi portò a lasciare la Toscana per trasferirmi in una Berlino che era molto diversa da quella di oggi». 

Dalla Toscana a Berlino: anno 2004, la capitale tedesca era “un’altra cosa”.

«Ho sempre lavorato nel settore musica, film e audio. Amburgo è arrivata un po’ per caso nel 2015, dopo un periodo di stanchezza berlinese. Ero soglia dei benedetti 40 quando decisi che era il caso di formare una famiglia.  Trovai nuovo lavoro nel marketing per Gibson Guitars  e ebbi un bimbo dalla mia compagna. Insomma, pacchetto completo. La mia storia con la Germania però era nata 11 anni prima. Sono nato nel 1969 a Pisa, ma cresciuto a Cecina, cittadina turistica sulla costa livornese. Ad inizio 2004, dopo aver lasciato legge e ed essere diventato un ingegnere del suono, mi sono trasferito a Berlino inizio 2004. Decisi di partire soprattutto per noia e per il clima di poca ambizione che c’era in zona a quei tempi. All’epoca non si parlava ancora di “fuga” di giovani dall’Italia, anzi inizialmente pensavo che sarei rimasto a Berlino un periodo limitato, volevo fare giusto un po’ di esperienza. I primi tempi furono decisamente difficili. Guardando ora quella decisione forse fui avventato. Non conoscevo tedesco e l’inglese in città non lo parlavano in molti. Il primo contatto con Berlino fu: Lepoldoplatz. Pagavo 200 euro per un monolocale. La zona – quell’angolo di Wedding – non era il massimo e forse non lo è neanche adesso. IniziaI a lavorare come musicista collaborando alla nascita di Whitevoid, azienda del settore visual e design. Fu in quel periodo che scoprii Prenzlauer Berg in quella che si può definire la sua ultima fase “alternativa”. Vi vivevano soprattutto studenti e artisti. Si facevano party tutti i giorni, ad ogni angolo esisteva ancora un club. In quei primi mesi mi dimenticai il motivo per cui ero arrivato in città. . I locali più underground avevano ancora i nomi dei giorni della settimana: il mercoledì si andava al Mittwoch, il giovedì al Donnerstag ad Hackescher Markt e così via. I club fine 2003-2004 erano soprattutto dei sottoscala con impianti elettrici scoperti, candele al posto di luci e nessun tipo di controllo. Ricordo una volta vidi un tombino della strada aperto ad Alexanderplatz  e la gente in fila per la serata. Berlino era scura, molto fredda buia e I berlinesi non erano ancora abituati ad avere una popolazione internazionale. Erano  però anche i primi anni dei programmi Erasmus e mi trovai coinvolto in un fantastico gruppo di studenti italiani appena arrivati in città. All’epoca non c’erano blog o social media, quello che si sapeva sulla città era per passa parola.  Per trovare una strada ci si metteva mezzora di ricerca su una cartina. Il passaggio da “enorme parco-giochi senza soldi”  a metropoli internazionale é stata la cosa che ho cominciato a notare dopo i Mondiali di calcio del 2006 e l’avvento di Facebook . Credo in quegli anni gli affitti cominciarono a salire tantissimo. Divenne chiaro  che la città sarebbe cambiata. A mio avviso cresciuta, maturata e finalmente polo attrattivo per aziende. Sinceramente rimpiango poco della Berlino di allora e nel bene o nel male sono contento del salto che ha fatto, pur con tutti i suoi problemi. Ho appena letto che la popolazione è già sui 4 mln, e cominciano a mancare infrastrutture come asili, o scuole . Ma si troverà una soluzione».

Burn Slices e la pizza al taglio ad Amburgo

«Mentre a Berlino il contesto multiculturale é già rodato anche per pizza al taglio e se ne inaugurano sempre di nuove, ad Amburgo siamo stati praticamente gli unici ad aprire nel 2018. Il locale l’abbiamo arredato con le nostre mani. Ci sono tanti sacrifici dentro e per questo il prodotto che realizziamo è qualcosa di cui siamo orgogliosi. Fin dall’inizio, nella scelta della ricetta, mi sono ispirato al successo romano di Bonci e del suo Pizzarium. L’obiettivo era aprire un locale del tipo fast casual, veloce e spontaneo, tenendo però molto alto il livello degli ingredienti, usandone soprattutto di italiani, dalla farina Caputo agli affettati. Volevamo soprattutto qualcosa di flessibile, dove il cliente può sia scegliere tra le pizze esposte che assemblare il suo trancio come vuole . Presto avremo anche una nostra app per “creare” online la propria combinazione di ingredienti, la cottura e quando passare nel locale per il ritiro o decidere di portarsi a casa una sorta di pizza kit che puoi cuocere a 250 gradi nel forno di casa.  In futuro prevediamo la creazione di ghost kitchens solo per le consegne in altre zone della città e dedicarci a catering e lunch per piccole aziende. Stiamo raccogliendo quanto seminato nei primi sei mesi, quasi tutti passati a spiegare al chi ci passava davanti che cosa preparassimo, come dovessero mangiarlo, ovvero possibilmente con le mani e impasto usassimo. Purtroppo diverse catene internazionali, ristoratori vecchio stampo o finti italiani che spesso spacciano pura robaccia per prodotti italiani hanno dato alla pizza italiana una nomea non sempre rispettabile ad Amburgo.  Abbiamo speso molto tempo nello spiegare le differenze».

Amburgo vs Berlino vs Toscana

«Amburgo é una città per alcuni tratti simile a Berlino. È relativamente internazionale e c’è un grande settore lavorativo nel campo della creazione e della musica. Però é anche la città con la più alta percentuale di milionari in Germania Germania, dei quartieri del centro fatti di solo ville, della Hafen City e di grandi gruppi editoriali e internazionali. Gli stipendi sono parecchioo più alti. E poi, la più grande differenza con la capitale tedesca é che ad Amburgo spesso conosci gente di Amburgo, persone nate e cresciute qui con il loro . circolo chiuso di amici e scarso interesse per i nuovi venuti, cosa che a Berlino raramente succede. Le dinamiche sono totalmente diverse. Visti i costi – paghi tranquillamente 2mila euro l’affitto di un appartamento di 80 mq –  devi lavorare, guadagnare. La figura dell’artista é molto poco “accettata” socialmente. Se parliamo di comunità italiane, sono completamente diverse. A Berlino hai la sensazione di far parte di una grande comunità internazionale di espatriat, ad Amburgo a mio avviso l’italiano – salvo eccezione – si sente ancora immigrato nell’accezione originale del termine. Qui Trovi diversi italiani malati di casa che cercano disperatamente di mangiare la carbonara della mamma o che partecipa a “ la serata italiana” che fanno ogni mese, con le star del neo-melodico italo-tedesco, a Berlino è più difficile che accada. Personalmente in futuro potrei tornare a vivere a Berlino, anche se forse adesso ho altre  priorità e stili di vita. Il tempo libero in questa mia fase di vita  é una passeggiata al parco e mettermi a letto alle 21.45. L´Italia mi manca probabilmente come a molti altri italiani, ma dopo tre giorni che sono a casa mi viene voglia di tornare subito sù. L’ideale sarebbe vivere in tutti e tre i posti: Amburgo, Berlino e la Toscana. Un sogno, difficile che accade, ma perché escluderlo a priori?».

Burn Slices

Gertigstraße 23, 22303 Hamburg

 Aperto dal martedì alla domenica

dalle 12 alle 21:30

Telefono: 0178 8909965

Sito

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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