Quanto è complicato trovare l’amore a Berlino…

di Lucia Vanni

Vivo a Berlino da 7 anni. Mi ci sono trasferita assieme al mio fidanzato io perché assunta da un’all’epoca piccola, ma oggi importante azienda che produce occhiali e lenti a contatto, lui a rimorchio: a Genova aveva da poco finito un tirocinio in uno studio di grafica, aveva il sogno di fare il fotografo e pensava che a Berlino la sua carriera sarebbe finalmente potuta decollare. Non è stato così, oggi lavora in uno studio d’architettura, almeno credo, non lo sento da almeno un anno e mezzo. Ci siamo lasciati tre anni fa, lui innamorato di un’altra (con cui comunque non sta più), io già da prima non più innamorata di lui. Berlino ti offre una nuova visione sulla vita in generale ed è difficile che non tocchi anche la vita sentimentale. È una città che ti cambia, ti dà modo di avere molta vita sociale e, di conseguenza, confronti. Mi ero resa – ma questo l’ho avuto chiaro solo una volta lasciatici – che mi mancava qualcosa in quel rapporto, che – messi dentro un nuovo contesto – io e lui non funzionavamo più così bene come pensavo. Non ero alla ricerca di un altro ragazzo, non era questo, ma quella relazione non mi rendeva più felice. Se all’inizio le difficoltà comuni, la ricerca di una casa, le pratiche burocratiche, la necessità di ricrearsi un entourage di amici, la lingua nonché la voglia di scoprire assieme la città ci aveva uniti, a lungo andare l’entusiasmo era sparito e ci vedevamo – omeglio sentivamo sottopelle, senza scene madri, come limiti reciproci. Perché potevo anche non essere convinta del mio rapporto, ma quel pizzico di gelosia nei suoi confronti rimaneva e così lui su di me: se non in casi eccezionali,  uscire con le amiche e tornare alle sei del mattino era qualcosa che non facevo, e non faceva lui, perché sapevamo che ci avrebbe ferito reciprocamente e così tante altre piccole cose. Eravamo/stavamo cambiando. Lasciarsi è stato solo l’ultimo atto di qualcosa iniziato molto tempo prima e per il quale non ho più recriminazioni.

Non cercai un ragazzo appena lasciatami. Posso stare da sola. Mi piace stare da sola. Non amo le one night stand, sono sicura (ma ognuna di noi è diversa in tal senso) che ci debba essere prima di tutto una sintonia intellettuale per andare a letto con qualcuno. Anche perché senza (ma questa è la mia esperienza) è poi difficile che le cose funzionino davvero. Insomma, probabilmente, quando è capitato, nel fondo del mio cervello c’era sempre la speranza, a volte anche solo ipotetica, che la conoscenza non sarebbe finita lì. Ho frequentato ragazzi, sono uscita una, due, tre volte con ragazzi simpatici e carini, ma c’era sempre qualcosa che non mi convinceva o che, alla fine, probabilmente non convinceva loro. A volte è stato un problema di timing, chi si era appena lasciato e non voleva impegnarsi, un viaggio (mio) organizzato da tempo, una ex che si rifaceva sotto o due ragazzi allo stesso tempo per il quale forse alla fine mi sono sempre concentrata su quello sbagliato. Il risultato è che sono passati 4 anni (ora ne ho 29) da quando non sono più fidanzata, e da almeno un paio mi sto rendendo conto che trovare un’altra persona per cui fare compromessi (perché in ogni relazione c’è una dose minima di compromessi che si devono fare per farla funzionare) non è così semplice. Tedeschi, spagnoli, argentini, italiani: non è tanto la nazionalità a fare la differenza (anche se, lo ammetto, alla fine con gli italiani mi trovo mediamente meglio), ma un insieme di caratteristiche caratteriali su cui è impossibile generalizzare, ma che hanno in comune il mancato desiderio e/o l’incapacità di concedersi fino in fondo ad un’altra persona.

Quegli stimoli, così continui, così intensi che ti fanno viva e ti impongono sorridente anche quando semplicemente cammini lungo il Paul Lincke Ufer – il canale di Kreuzberg – in una giornata di sole primaverile, sono gli stessi che portano molte persone a concentrarsi molto più su sé stesse che su un’altra persona. Il sesso? C’è Tinder. La casa? Non c’è bisogno di avere un partner per condividere le spese, qui puoi vivere in appartamenti condivisi fino a 60 anni senza che nessuno ti guardi male. I viaggi? È passata così tanta gente per Berlino che hai sempre qualcuno da andare a trovare dall’altra parte del mondo, non hai bisogno di un partner. E l’amore? Ecco quello ancora non ho capito come se ne possa fare a meno. Cercarlo testardamente è il peggiore modo per trovarlo, ma il tempo passa e, nonostante Berlino ti dia tutto, io, giusta o sbagliata che sia, amerei condividerla con qualcuno.

Photo: ©Sascha Kohlmann CC By Sa 2.0

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4 Responses to “Quanto è complicato trovare l’amore a Berlino…”

  1. Atolla

    “ci vedevamo, senza acuti, ma sottopelle”. Ma cosa vuol dire??? L’ho letta tre volte senza capire niente.

    E “sono attratta (ma ognuna di noi è diversa in tal senso) che ci debba essere prima di tutto una sintonia intellettuale”.
    Sono attratta che ci debba essere? Ma che italiano è?

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  2. Giumela

    Anche io ho notato che la forma di questo articolo non è delle migliori (a volte mancano parole, ci sono crasi e errori di licenza “poetica”). Ma dobbiamo prenderla per quella che è: una pagina del diario personale di una ragazza che sta tirando le somme su 7 anni di “storia d’amore” con Berlino. Ringrazio di questa condivisione perché ritrovo in essa molte delle paure che ho proprio adesso che sto per iniziare un nuovo capitolo della mia vita a B. Mi sento meno folle ad avere paura di certe cose e, allo stesso tempo, più forte grazie all’esperienza di qualcun’altro.
    Alla prossima.

    PS: “a lungo andare l’entusiasmo era sparito e ci vedevamo/ci sentivamo, sottopelle, come limiti reciproci” credo sia una frase complessa ma piena di significato!

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  3. Massimo

    Brava Lucia, bell´articolo… mi ci riconosco del tutto nelle tue esperienze e sensazioni, ci andiamo a bere una birretta a Kreuzberg? hahaha

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  4. Striped Cat

    troppi verbi riflessivi inventati anche per un diario personalissimo e intimo eccetera eccetera

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