Gli aiuti agli immigrati in Germania? Meno ne hai bisogno, più vieni aiutato (e viceversa)

Lo sforzo per favorire l’integrazione degli immigrati in Germania? Cambia, e di molto, a seconda dalla provenienza della persona e dalle sue qualifiche professionali. Più riusciresti a muoverti da solo più sei aiutato. Meno competenze hai, più vieni abbandonato a te stesso. Sempre che tu non sia costretto a tornartene nel tuo Paese.

L’Aufenthaltsgesetz – Legge sul controllo e la limitazione dell’immigrazione. In Germania il sistema di accoglienza e integrazione si attiene alla normativa in materia di immigrazione oggetto di una consistente riforma avvenuta nel 2004 la c.d. “Aufenthaltsgesetz”. Il contenuto del “pacchetto” da un nome così artificioso è però nella maggior parte dei casi oscuro.

Il doppio regime d’ingresso. La normativa tende infatti a dividere il fenomeno immigratorio in una doppia veduta, o meglio, “doppio regime d’ingresso” differenziando gli “immigrati qualificati” dai “non qualificati”. I “qualificati” sono quelli con competenze in settori che vanno dal commerciale allo scientifico, passando per il letterario, il culinario o che, anche solo per l’istruzione di base ricevuta nel proprio Paese hanno avuto modo di studiare come – o quasi – sarebbe accaduto in Germania (statunitensi, australiani, canadesi, giapponesi, ecc). Nello specifico “sono considerati altamente qualificati gli stranieri che sono in possesso di un titolo di istruzione superiore rilasciato dall’autorità competente nel Paese dove è stato conseguito, che attesti il completamento di un programma di istruzione superiore post-secondaria di durata almeno triennale, e relativa qualifica professionale superiore”. Per loro lo sforzo dello stato tedesco per favorirne l’integrazione sono molteplici: la concessione di permessi di soggiorno è piuttosto semplice e veloce, le tipologie di lavoro a disposizione sono illimitate così come sono pochi i privilegi negatigli, ma accordati al resto dei tedeschi. Chi di loro ha un reddito annuo pari o superiore ai 47.600 euro nel caso di un lavoro generalista, o anche solo 37.100 euro se sono impiegati in un settore in cui c’è carenza di manodopera, vi è poi la possibilità di ottenere l’europea “Blue Card”, documento simile per natura all’americana “Green Card”. La carta (che è ottenibile in tutti i Paesi dell’Unione Europea) dà diritto ai migranti di stabilirsi in maniera definitiva su territorio comunitario, studiare, viaggiare, apprendere nuove lingue, nuovi usi e consuetudini, integrarsi, realizzare sogni, vivere.

Del lasciapassare non possono fruire i meno fortunati, i “non qualificati”, i richiedenti asilo, in gergo comune “clandestini”. In merito la Repubblica federale tedesca, anzi, è molto chiara, vengono posti veri e propri blocchi di accesso al mercato del lavoro e dell’integrazione.

Ecco gli ostacoli in cui si può incorrere:

  1. Per i primi nove mesi dal loro arrivo non è consentito loro contrarre lavoro, ma non solo, in virtù della “Vorrangprüfung”- vincolante per i primi quattro anni di permanenza su territorio tedesco – bisogna dimostrare che non si è potuto trovare per quel particolare lavoro nessun altro cittadino tedesco o di altri Paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE), inclusa la Svizzera.
  2. Solo dopo un anno è consentita loro la partecipazione a corsi di lingua tedesca e percorsi di formazione professionale. Casi sui generis quelli di persone che riescono, una volta superate le croce vie burocratiche, a sfruttare in Germania le stesse competenze professionali che avevano nel loro paese di origine.
  3. In alcuni stati federali della Confederazione, vengono consegnati ai migranti al posto di contanti, buoni pasto, buoni d’acquisto alimentari, o generi di necessità primaria. Una regola introdotta negli anni ’90 come freno ai fenomeni migratori e disincentivo ai migranti. Regola ormai debellata nella città di Berlino, ma ancora vigente in molte altre parti della Germania.
  4. In alcuni casi, dovranno sostenere costi per traduzioni di documentazioni necessarie, di documentazioni dimenticate o mai ricevute perchè il paese d’origine si rifiuta di trasmetterle, o di errori che viziano atti essenziali per la permanenza nel paese.
    Si troveranno inoltre ad osservare la “Residenzpflicht”, normativa che vieta la libera circolazione all’interno del paese e che vincola lo straniero a muoversi solo entro una certa area, non potendo così attraversare certi confini del paese.

La vigenza di quest’ultima e le politiche immigratorie discutibilmente accoglienti spesso sono fonte di polemiche, vivaci dibattiti alle Camere e proteste dai diretti interessati. Come dimenticare l’istituzione del campo ad Oranienplatz nel quartiere di Kreuzberg e l’occupazione del grande edificio – un tempo scuola – a pochi chilometri dalla tendopoli?

Da quel lontano 2012 ad oggi di tempo ne è passato e ancora alcuni di loro, i più temerari o sventurati, continuano ad animare la zona ammobiliata da tende e baracche, dove il design originale degli striscioni di protesta all’entrata della tendopoli (sicuramente in linea con l’eccentrico spirito del quartiere) rivendica diritti – ancora non riconosciuti – al grido dell’enunciazione: “Il diritto d’asilo non è un privilegio, è un diritto umano”.

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Sara Zavarin

Laureanda in Legge, studia a Torino dividendosi tra Piemonte, Veneto e Berlino

One Response to “Gli aiuti agli immigrati in Germania? Meno ne hai bisogno, più vieni aiutato (e viceversa)”

  1. Enzo Pambuffetti

    Ottimo articolo, anche nella composizione, esauriente, senza fronzoli ed esauriente. Sara, hai la stoffa della giornalista, brava.

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