Viaggio dentro il museo della Stasi, l’angusto quartier generale delle spie della Germania Est

Museo della stasi

Là dove un tempo sorgeva il quartiere generale dell’organizzazione di spionaggio e sicurezza della Germania Est ora sorge il museo della Stasi.

La Germania riunificata testimonia una fetta di storia adibendo a museo il vecchio palazzo che un tempo costituiva la sede centrale dell’ex Ministero della Sicurezza di Stato. Siamo a Magdalenenstrasse, nel quartiere di Lichtenberg, ai confini con Friedrichshain. L’aspetto cupo ed opprimente della costruzione che si erge davanti a noi ci rende l’idea di quanto fosse difficile vivere in un’epoca dove lo spionaggio e la mancanza di libertà erano alla regola del giorno.

Il museo

Il complesso occupa un intero isolato e l’insieme degli edifici si racchiude con un enorme cortile. Il cemento è il protagonista della scena. Il mutismo mantiene vivida la memoria delle cose successe non troppi anni addietro. L’edificio è diviso in tre piani. Il sapore austero della ex Berlino Est è palpabile in ogni stanza e corridoio. All’interno una vecchia moquette. Mobili anni ’60 in legno lucido laccato ammobiliano l’intero ambiente. Le pareti sono ricoperte da panelli in legno, carte topografiche, e casseforti blindate nascondi-documenti.

Il primo piano

Cavi, microspie, ricetrasmittenti. Telecamere occultate in oggetti di utilizzo quotidiano e capi d’abbigliamento, obbiettivi di macchine fotografiche all’avanguardia sono i protagonisti, dei veri e propri gioielli dell’elettronica. I corridoi hanno esposti slogan, manifesti e cartelloni propagandistici che la Stasi utilizzava per rendere note le sue attività di prevenzione ai sabotaggi dei paesi membri della Nato. Relazioni e documentazioni che il regime teneva con il blocco orientale sono contenute in teche e testi di leggi riassumono le politiche di cooperazione e controllo che la Stasi attuava quotidianamente. Il piano è interamente dedicato ai rapporti tra i servizi segreti orientali e la società che li si muoveva intorno. Tra bugie, celebrazioni forzate e propaganda. Dai quaderni di scuola ai libri, dalle letture d’infanzia alle trasmissioni radiofoniche. L’ideologia si diffondeva attraverso vari canali e cercavano di coinvolgere i più piccoli con la speranza di formare futuri cittadini modello della società socialista.

Il secondo piano

Qui si possono osservare gli arredi originali degli uffici. Poco o nulla è cambiato da quel lontano 15 gennaio 1990, quando un gruppo di attivisti si introdusse nel palazzo con lo scopo di preservare, dalla distruzione dei sovietici, gli archivi con le documentazioni e i crimini che la Stasi commise nei suoi quaranta anni di attività. La segreteria, la sala delle conferenze, gli uffici degli impiegati e le stanze private dell’ultimo ministro Erich Mielke. È un austero minimalismo a dominare la scena. Scrivanie, telefoni e sedie in legno arredano gli uffici dove collaboratori e informatori del Ministero della Sicurezza operavano quotidianamente attenti controlli su ogni singolo aspetto della vita dei cittadini nella Berlino Est.

© Pagina Facebook Stasimuseum

Il terzo piano

È dedicato ai movimenti di opposizione al regime. Delle illustrazioni interattive esemplificano i punti salienti del movimento di contestazione alla DDR. Mappe della città indicano le zone con la maggiore concentrazione di “appartamenti-spia” che si operavano per far giungere al termine i soprusi perpetrati dall’agenzia. Lettere e archivi raccontano le storie delle vittime. Uomini, donne, bambini e vecchi catturati. Torturati e uccisi perché sospettati di essere spie, oppositori politici o nemici del sistema.

La Stasi a Berlino

Secondo alcune stime fatte negli anni novanta nel periodo immediatamente successivo alla caduta del Muro, si stima che il numero di dipendenti della Stasi si aggirasse intorno alle 91.000 persone. Ai 91.000 dipendenti impiegati si aggiungevano altri 100.000 informatori e il grande numero di collaboratori che operavano da paesi non socialisti all’estero. Un enorme occhio accompagnava i cittadini dalla culla alla tomba. L’alto numero di operatori e spie del regime che si insidiavano nella società per controllare dissidenti veri o presunti tali, rendeva la vita nella parte Est del paese un vacillare continuo tra speranza di un futuro migliore e la paura della quotidianità. Tutti potevano essere accusati, tutti potevano essere informatori, anche i propri cugini o vicini di casa. Il palazzo della Stasi ne è la testimonianza. Noi ci siamo stati, ora tocca a voi.

Museo della Stasi

Ruschestraße 103, 10365

Aperto dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00. Sabato, domenica e giorni festivi dalle 12:00 alle 18:00.

Sito Ufficiale

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Immagine di copertina: © Ehemalige Zentrale der Stasi – Stephen Craven – CC SA 2.0

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Sara Zavarin

Laureanda in Legge, studia a Torino dividendosi tra Piemonte, Veneto e Berlino

2 Responses to “Viaggio dentro il museo della Stasi, l’angusto quartier generale delle spie della Germania Est”

  1. Asbesto

    ANGUSTO? Ma ci siete mai stati? E’ una costruzione enorme, con notevoli spazi! ASPETTO CUPO E OPPRIMENTE? E’ un PALAZZO, tutto vetrate e finestre, ne piu’ ne meno come molte scuole di oggi 🙂

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    • Luigi

      Eh ma fa figo parlar male della DDR senza saperne nulla, cosa pretendi? Questo impone il pensiero unico liberista dopo il 1989.
      PS: ci sono stato pure io.

      Rispondi

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