«Suonavo nei bordelli, poi Sanremo e ora Berlino. E ancora mi emoziono come fossi un debuttante»

«Il mercato musicale italiano si è appiattito molto, negli ultimi anni. Si dà spazio alla forma, allo spettacolo, ai numeri e nessuno crede più nella diversità e nella unicità di un artista. Se si riesce ad assomigliare a qualcuno, ad esempio a farsi definire “il nuovo Ramazzotti” o qualcosa del genere, è sicuramente più facile». Renzo Rubino arriva a Berlino. Lo fa con un concerto al Prachtwerk il prossimo 17 aprile, prima tappa di un tour europeo che lo vedrà di scena anche a Londra, Bruxelles, Colonia e Francoforte. Per il cantante di Martina Franca (ma nato a Taranto), si tratta dell’ennesima tappa di una carriera che lo ha visto partecipare già due volte a Sanremo, la prima peraltro ricevendo anche il Premio della Critica, e pubblicare altrettanti album (Poppins e Secondo Rubino). Per lui sarà la prima volta nella capitale tedesca. «Ma ho sensazioni positive».

Perché hai scelto di iniziare proprio da Berlino?

È stato il caso a decidere per me. Vista a distanza è una città che mi ispira sicurezza, come il mio pianoforte, che non a caso è un Bechstein. Ho bisogno di capire se questa sensazione troverà riscontro nella realtà. Immagino ci sia grande pulizia e non parlo semplicemente di un aspetto legato alla disciplina o all’assenza di sporcizia, ma di pulizia nelle arti, nel modo di pensare e di concepire le cose.

Cosa ne pensi del panorama musicale di Berlino?

Per quanto riguarda i musicisti tedeschi, sono legato ai grandi compositori, a nomi intramontabili come Wagner, Beethoven, Strauss. Ma anche ad artisti più contemporanei, come Nina Hagen e gli Scorpions. Ritengo che in Germania ci sia un ascolto meno distratto e, di conseguenza, più attenzione. Lo scoprirò a breve.

Arrivato a questo punto della tua carriera, che significato assume un tour europeo?

Il mio sogno è abbattere le barriere, quindi sentirmi cittadino del mondo e non solo italiano L’ambizione è mescolarsi, riempirsi e creare qualcosa di intimo e unico da condividere. In questo senso, credo che la musica sia realmente universale: può costruire dei ponti, creare un legame che va oltre il resto e, quindi, coronare il mio sogno. In più, credo che la musica abbatta per definizione le barriere, prima tra tutte quella linguistica.

Ci sono moltissimi italiani a Berlino, musicisti e non. Perché pensi che vengano proprio qui?

Ho due cari amici che ormai vivono a Berlino da anni. Hanno un lavoro, sono felici, hanno messo su famiglia. Uno dei due è musicista e non vuole più tornare in Italia. Meritocrazia? La domanda sorge spontanea. Non ne abbiamo molta in Italia, ma voglio continuare a credere che da qualche parte questa parola abbia ancora un valore – in Europa o a Berlino – ad esempio. Poi ci sono anche le coincidenze, la fortuna e il caso, ma credo che lavorando su stessi e migliorandosi si possano ottenere dei risultati.

Che tipo di pubblico ti aspetti il 17 aprile, italiano o tedesco?

Confido nei curiosi… e nei due miei amici italiani! In Puglia il mio pubblico è prettamente maschile e ultra quarantenne. Ho suonato a lungo in un night club tutte le notti, la mia musica era un sottofondo mentre le donne si spogliavano. È stato difficile, ma col tempo ho imparato a conoscere quel tipo di pubblico e ad adattarmi. Poi le cose sono cambiate: dopo Sanremo ho iniziato a suonare ovunque e ho scoperto di avere al seguito persone attente, divertite e rispettose. Ora non so bene cosa aspettarmi, ma credo che la canzone italiana e la nostra lingua meritino di essere conosciute altrove.

Hai sempre avuto il supporto della tua famiglia?

La mia famiglia non ne ha voluto sapere di avere in casa un musicista, erano scettici. È facile immaginare le motivazioni, ma con il tempo li ho convinti che questa strada non è poi così impossibile, che posso percorrerla e che devo percorrerla, perché è “la mia”. Ora ho il sostegno di tante persone, oltre alla mia famiglia. Ma ovviamente quello della famiglia resta prezioso e unico.

Il tour proseguirà a Londra, Bruxelles, Köln e Francoforte. Che aspettative hai per le prossime tappe?

L’augurio è che possano essere delle seconde case delle mie canzoni – o almeno lo spero. Per ora sono entusiasta all’idea di iniziare con Berlino. Comunque vada, sarà un’esperienza importante che mi darà molto.

Renzo Rubino in concerto

apertura del concerto di Giorgia Job

17 aprile, ore 21.00

Prachtwerk: Ganghoferstraße 2, 12043 Berlino

Biglietto 8 € acquistabile online qui 

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Foto di copertina (C) Renzo Rubino Official CC BY SA 2.0

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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