Jarmusch, Loach e Toni Erdmann: KINO Berlin, i tre migliori film in versione originale da vedere a dicembre

La Palma d’oro I, Daniel Blake di Ken Loach, Paterson di Jim Jarmusch, l’irresistibile commedia tedesca Vi presento Toni Erdmann, La ragazza senza nome dei fratelli Dardenne, l’avvincente Elvis and Nixon (con un eccezionale Kevin Spacey), l’elegante (ed acclamato a Venezia) Frantz di François Ozon: sono tanti, e tutti interessanti, i film di dicembre in programma presso Il KINO Berlin, l’accogliente cinema di Nansenstr.22, zona Neukölln, diretto dall’italiana Carla Molino (qui la storia della sala). Se alla La ragazza senza nome abbiamo già dedicato un articolo specifico (lo trovate qui) vale la pena spendere qualche parola in più su tre di film già citati, tutti passati all’ultimo Festival di Cannes e assolutamente da non perdere. Si tratta, come nella tradizione dl cinema in questione, di pellicole proiettate in lingua originale con sottotitoli in inglese (a meno che non siano già in inglese). ll programma completo con orari e giorni lo potete trovare cliccando qui).

I, Daniel Blake

Schermo nero. Due voci fuori campo. Una è quella di una delegata dal ministero del lavoro, l’altra è quella di un falegname che sta inoltrando la propria richiesta di una pensione di invalidità. I medici gli hanno riscontrato un problema al cuore che gli impedisce di lavorare. Il dialogo è surreale. Le domande della “professionista” sono assurde, e Daniel Blake, questo il nome dell’uomo, non riesce a trattenersi dall’irritarsi. Stacco. Newcastle. Daniel è solo in casa. Avrà poco meno di 60 anni. Ha un giovane vicino di casa che riprende paternalmente per aver lasciato la spazzatura davanti la porta, ma con cui finisce con lo scherzare. La sua vita, senza lavoro (e moglie, è vedovo) è focalizzata su un’unica questione: farsi riconoscere i propri diritti dallo Stato. Non avviene. Né riguardo la pensione né dopo. Qui, per Ken Loach, inizia la sua ennesima storia sul proletariato inglese. La storia di Daniel Blake. Bella? Difficile utilizzare aggettivi del genere davanti a squarci di realtà che ti accompagnano all’uscita della sala scossi e pensierosi. Il termine giusto è intensa. A Cannes ha vinto il premio per migliore film. Basta per convincervi a recarvi in sala?

Paterson

Il cinema di Jim Jarmusch è solito dividere il pubblico. O lo si ama, o lo si odia. Il cineasta americano stavolta punta – se possibile – ancora più in alto di quanto mai fatto in passato: raccontare la poesia, o meglio, l’ispirazione poetica. Lo fa creando un contesto di vita reale così preciso e ridondante nella ripetizione della routine del protagonista, da sembrare surreale. Paterson non è solo un’anonima cittadina industriale del New Jersey nota agli italiani soprattutto per essere stata uno dei principali punti di ritrovo di emigrati a fine 1800, ma anche –il nome di un trentenne conducente di un autobus locale che divide il suo tempo libero tra passeggiate notturne e la poesia. Ogni elemento della vita quotidiana è per lui fonte di ispirazione. Uno dei suoi punti di riferimento artistici è il poeta William Carlos Williams, che nacque e morì nella vicina Rutherford. Paterson vive con la sua compagna, un’aspirante cuoca pasticciera appassionata di cupcake e un cane, Marvin. La sua è una vita regolare, si potrebbe dire monotona se non fosse per la scrittura e per qualche sporadico incontro con personaggi che sembrano assegnategli dal destino, che sia una bambina appassionata di Emily Dickinson che attende la mamma davanti all’ufficio  o un giapponese, anche lui grande amante di versi e rime, che regala bloc-notes per far riaccendere l’ispirazione. Hanno un significato per chiunque o solo per lui?

Toni Erdmann

Un film tedesco che fa ridere. Non succede spesso, ma quando accade, e questo è il caso di Toni Erdmann, il risultato è straordinario. Vi presento Toni Erdmann (nella versione originale il titolo è semplicemente Toni Erdmann)  è uno di migliori film europei del 2016. Vi si racconta di Ines, tedesca consulente aziendale a Bucarest. Il padre è sicuro che la vita della figlia sia eccessivamente monotona, ch rischi la depressione e di perdere ogni possibile gioia futura, così decide di raggiungerla sotto mentite spoglie. Cambia aspetto, si rende irriconoscibile e trova una scusa per cominciare a frequentarla o meglio, a tormentarla con scherzi e battute pesanti con tutti gli equivoci che si possono immaginare nonché una commovente morale della favola.

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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