5 cose che non mi mancheranno di Berlino ora che sono andata via

Berlino è una città bellissima per mille motivi diversi, a partire dal suo multiculturalismo, e sono estremamente felice di aver trascorso due mesi della mia vita nella capitale tedesca per un Erasmus+ Traineeship. C’è una quantità di cose che mi mancano, a cominciare dai parchi e dai musei per arrivare fino alla S-Bahn, che, posso garantirvelo, è un tripudio di spazio e profumo rispetto alle metro A e B di Roma. Sono trascorse sette settimane dal mio rientro in Italia e non c’è giorno in cui non pensi a Berlino, a quanto mi manca e a quanto vorrei tornarci. Ci sono anche svariate cose, però, che non solo non mi mancano, ma che mai mi mancheranno di Berlino. Ecco le prime cinque che mi sono venute in mente.

Quei gentilissimi e adorabili vecchietti che attaccano bottone per aiutarti, ma tu non capisci una parola di tedesco e ti senti ingrata e deludente.

Mi è capitato non appena sono arrivata a Berlino e, seppure in scenari diversi, la situazione si è ripetuta più volte, se non ciclicamente. Ero alla fermata della S-Bahn, visibilmente in difficoltà. Avevo ben chiaro dove dovevo arrivare, ma non come potevo arrivarci. Una signora non troppo dissimile da Miss Marple si è avvicinata, sorridendomi a trentadue denti, e mi ha chiesto se poteva aiutarmi. Ho capito il senso di quello che mi diceva basandomi sull’intuito. Le ho risposto, in inglese, chiedendole se poteva aiutarmi a capire quale metro dovessi prendere. Lei mi ha sorriso e mi ha risposto, giustamente, in tedesco. Rendendosi conto che non capivo assolutamente una parola, ha iniziato a gesticolare per comunicarmi qualcosa, il cui significato mi è, ad oggi, oscuro. Alla fine mi ha accompagnata al mio binario, ha aspettato con me e mi ha persino fatto ciao con la mano mentre la mia metro partiva. Ecco, mi sono sentita una persona orribile. Ignorante in tedesco e tragicamente deludente. La mia autostima non si è ancora ripresa. In compenso, mi mancherà tanto la gentilezza di persone come lei.

I berlinesi – produttivi eppure rilassati – che ti fanno sentire inadeguata

Seriamente. Secondo i dati dell’ISTAT, in Italia ci si sposa sempre meno, sempre più tardi e si divorzia con la facilità con cui si decide di andare a prendere un caffè; a Roma, per dire, la metro è piena di single che tornano a casa dal lavoro, mentre a Milano pullula di single che telefonano in ufficio per qualche motivo apparentemente importantissimo. In Italia, se non hai una vita privata e sei una workaholic, vai benissimo così. Se trascorri la domenica a avvantaggiarti sul lavoro della settimana, sei nella media. Se hai la gastrite da stress, poi, è ancora meglio. A Berlino, no, nonostante la Germania non sia certo un Paese di sfaticati. A Berlino tutti sembrano considerare intoccabile il weekend. Di venerdì e di sabato si fa festa, di domenica nessuno lavora e, in generale, farsi venire una gastrite nervosa non sembra essere la priorità di nessuno. Non che sia un male, anzi, ma ci si sente un tantino fuori posto, in un luogo di persone che si rilassano e hanno una vita privata vera o, quantomeno, sembrano avercela. In compenso, mi mancherà moltissimo il non sentirmi una sfaccendata se per un pomeriggio resto sul divano a bere cioccolata e guardare film.

L’uso sfrenato e compulsivo di Tinder

Sono certa che anche in Italia Tinder ha i suoi fans ma, per qualche strana ragione nota solo al destino, ho conosciuto questo mondo virtuale in Canada. Da allora, mi sono persuasa che Tinder, nato nel Nord America qualche anno fa, fosse una moda tipica di quel continente e, a dicembre, sono stata ben felice di tornare in Europa, dove, ingenuamente, mi aspettavo che non fosse così diffuso. E invece no. Arrivata in Germania, all’interno della cerchia di conoscenze italiane extralavorative, ho scoperto che quasi tutti facevano uso di questa app. Un uso incredibilmente sistematico e continuativo, che portava chiunque ad avere appuntamenti notturni con una frequenza che, ingenuamente, non credevo possibile. Poche frasi mi sono state ripetute tanto spesso, in vita mia, come: «Dai, fatti Tinder! È divertente, conosci un sacco di gente. Poi, se ti va, ci vai a letto». Quest’abitudine tinderiana accanto alla quale ho vissuto in Germania (e di cui non desideravo fare esperienza diretta) non mi mancherà affatto. In compenso, mi mancheranno i racconti, per lo più assurdi e tragicomici, delle amiche che frequentavano persone “conosciute” su Tinder.

L’impossibilità di passare nel reparto del tè al supermercato senza comprare nulla (e finendo per spendere un botto)

Mi è accaduto sempre. Ogni volta che entravo in un qualche supermercato pensando: «Non  guardare i tè, ti serve solo l’insalata, non guardare i tè», puntualmente ne uscivo con almeno tre nuove e meravigliose confezioni di tè. Non so se nel posto dove vivete voi, in Italia, vanno di moda mille varietà di infusi diversi, ma nei posti dove ho vissuto io, giuro, non ho mai trovato i gusti di tè che ho trovato in Germania. Era semplicemente impossibile non giocare a «Collezionali tutti!». Ora posso finalmente entrare in un supermercato e uscirne solo con la mia tristissima insalata preconfezionata. Riflettendoci su, in effetti, forse questa dovrei metterla nella lista di cose che mi mancano disperatamente di Berlino.

Il finto freddo berlinese e, contemporaneamente, l’assenza di sole.

A Berlino non fa freddo. Almeno non quando ci sono stata io e in generale, così mi confermano, non negli ultimi inverni. È da tutta la vita che cerco il freddo: ogni trasloco che ho fatto, l’ho iniziato e ultimato pensando che – evviva – stavo finalmente scappando dal caldo italiano. E invece no. Non ho mai trovato il freddo vero, paradossalmente neppure in Canada. A Berlino è stata una delusione senza pari, davvero. E, oltre a non esserci il freddo, a Berlino non c’è stato (quasi) mai neanche il sole. Ma quanto è strano, il clima della capitale tedesca? Riflettendoci, però, con l’arrivo dell’estate italiana, persino il finto freddo berlinese mi manca. Perché da Berlino puoi andare via, ma quella città ti resta nel cuore fino a quando lo decide lei. Probabilmente, sarà per tutta la vita.

Scuola di Tedesco Banner Sara

Foto di copertina ©  Jörg Schubert CC BY SA 2.0

Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

One Response to “5 cose che non mi mancheranno di Berlino ora che sono andata via”

  1. NonPuòEssereVero

    Sono stata a Berlino 4 anni e mezzo fa e la notte si toccavano i -27.
    Persino i giornali tedeschi titolavano “Brrrrrrr-erlinen”.
    Alla faccia del non fa freddo XD

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