5 quartieri di Berlino raccontati attraverso la musica di Bowie, Bloc Party, Wainwright, Beirut e Busch

Nel corso dei decenni, Berlino ha catturato l’immaginazione dei tanti che vi sono passati, indipendentemente che fosse per un giorno o per una vita. Per ogni quartiere, vi proponiamo una canzone, famosa o dimenticata, di qualche suo abitante o visitatore.

L’atmosfera e lo spirito che si respirano in alcuni quartieri o in particolari momenti della giornata non si dimenticano facilmente e la città, con l’eco che riesce a proiettare tutto intorno a sé, chiede a chiunque vi passi di essere raccontata. Elizabeth Grenier della Deutsche Welle ha voluto in particolare richiamare alcuni dei racconti musicali che sono stati dedicati alla città dai cantanti che vi sono passati. In particolare, artisti più e meno conosciuti che hanno scoperto l’anima unica e differente dei vari quartieri, che nella loro unicità rendono Berlino una capitale formata di tante piccole città.

Ecco quindi i 5 quartieri di Berlino raccontati attraverso la musica.

Kreuzberg

La Kreuzberg multi-culturale, alternativa e giovanile dà il titolo ad una canzone dei Bloc Party, contenuta nell’album “A weekend in the city” del 2007. La canzone “Kreuzberg” evoca il vagare confuso e incerto di un 25enne alla ricerca di amore, una ricerca che non si risolve nella disponibilità di un corpo appena conosciuto o di un letto sfatto, e che quindi rimane disattesa lasciando un ”bitter taste”. “Saturday night in East Berlin, we took the U-Bahn to the East Side Gallery”: il piccolo racconto è facilmente immaginabile in un sabato notte nella vitale e multiforme Kreuzberg, anche se il quartiere, durante gli anni della divisione, non apparteneva affatto a Berlino Est, ma era un quartiere povero ed isolato ad ovest del Muro.

In linea con lo spirito leggero di Kreuzberg è poi una canzone che, forse a causa di un motivetto ancora oggi molto orecchiabile, divenne particolarmente popolare nel 1978: “Kreuzberger Nächte” (Le notti di Kreuzberg) dei Gebrüder Blattschuss.

Il testo gioca con irriverenza su una tipica serata trascorsa a Kreuzberg in qualche bar del quartiere, tra strani incontri e troppe birre, fino alla difficoltà di rimettersi in piedi la mattina dopo. Fin troppo attuale, la canzone merita un ascolto e non potrà che farvi sorridere quando recita: «Eins von den dreißig Bierchen gestern war wohl schlecht!» (una di quelle 30 birre di ieri sera dev’essere stata cattiva).

Tiergarten

Al parco più grande di Berlino – nonché uno dei più belli – che sorge proprio al centro della città e dà il suo nome a questo verde ed elegante quartiere, è dedicato un delizioso brano di Rufus. L’atmosfera di questa passeggiata romantica «where the wild flowers grow and the stone gardens bloom» accompagna magnificamente quella sensazione di pace fuori dal tempo che caratterizza le passeggiate e il perdersi in questo enorme giardino.

Sebbene il quartiere in sé sia un centro amministrativo, commerciale e diplomatico, privo di anima a detta di molti, il Tiergarten vi aggiunge sicuramente calore e magia.

Per ripassare un po’ di storia ricordiamo che il Tiergarten fu anche nella prima metà del ‘900 luogo di ricerca di sesso occasionale e di ritrovo della comunità gay berlinese, e per questo fu teatro di violenze e aspri controlli negli anni del nazismo. Proprio alle molte vittime omosessuali di quegli anni è infatti dedicato il dibattuto “Memoriale agli omosessuali perseguitati” che sorge sul lato est, che si affaccia su Ebertstraβe.

Neukölln

Uno dei volti musicali più noti, considerato frutto e artefice dell’identità di Berlino, è quello di David Bowie, che visse qui con Iggy Pop in una casa sulla Hauptstrasse (Schöneberg) alla fine degli anni ’70. Qui, con la collaborazione di Brian Eno, mise a punto la sua trilogia berlinese: “Low” (1977), “Heroes” (1977) e “Lodger” (1979). La celebre “Heroes” è uno dei più bei brani usciti dall’esperienza berlinese e uno dei più famosi di Bowie, ma tra gli altri testi si distingue anche una canzone dalle melodie sinistre, cupe e trasandate: “Neukölln”.

Desolazione e abbrutimento dominano la scelta musicale, dipingendo un quartiere la cui anima era evidentemente cupa negli anni in cui i Gastarbeiter turchi iniziavano a dimorarvi. Il quartiere era allora una terra di nessuno sconsolata e buia a ridosso del muro. Neukölln è tuttora rimasto il quartiere turco, ma questa canzone può solo parlare di un tempo che fu e perdersi in un sassofono che ricorda il canto del muezzin. Con l’arrivo dei tanti avventurieri stanchi degli alti affitti di Kreuzberg ma desiderosi di viverci vicini, il quartiere ha vissuto infatti negli ultimi 5 anni un piccola rinascita che lo hanno fatto diventare uno dei quartieri più giovanili e di tendenza (in particolare nell’area intorno a Weserstrasse), rendendo irriconoscibili gli echi della omonima canzone del Duca bianco.

Prenzlauer Berg

Al quartiere il cui nome ultimamente è spesso apparentato col termine gentrification, è invece associata la canzone dei Beirut del 2009: “Prenzlauer Berg”. Del quartiere rimane però solo il nome, poiché nulla nel testo porta a creare un collegamento con il luogo, anche se interessanti rimangono le suggestioni musicali che crea.

Molto più descrittivo è invece il brano del tedesco Rainald Grebe “Prenzlauer Berg”, che ripercorre luoghi specifici del quartiere (Pappelallee, Kollowitzplatz, lo Schmerzzentrum sulla Schönauser Allee), dove trova francesi, inglesi, spagnoli, turchi e osserva che «die Menschen sehen alle gleich aus, irgendwie individuell» (gli uomini qui si assomigliano tutti, ma in qualche modo si distinguono). Tra il parodistico e il narrativo, non si sa se il brano voglia cantare l’atmosfera scanzonata di una domenica post-Mauerpark o voglia motteggiare al forzato alternativismo di alcuni dei suoi abitanti.

Abitanti che nelle loro scelte alternative-chic, creative, a volte pretenziose, rendono certamente complicato trovare qualcuno che ricordi il “King von Prenzlauer Berg” di City, brano del 1978, che racconta con una trascinante chitarra la storia di Nobi, il re di Prenzlauer Berg, patito di motociclette e pronto a fare a pugni con tutti.

Wedding

Andando infine al quartiere su cui più si concentra negli ultimi tempi l’attenzione di chi ne predice il futuro di nuovo quartiere cool berlinese, dobbiamo tornare molto indietro nel tempo per trovare un brano che ne abbia preso in prestito il nome e la storia. È il 1929 quando un imperioso e martellante inno socialista, dal titolo Roter Wedding (Wedding rossa), si ferma a raccontare la storia del quartiere che fu roccaforte dei cuori socialisti e comunisti. Al simbolico colore del titolo, si aggiungono evidenti messaggi di battaglia alla borghesia e al fascismo, lotta di classe, metaforici matrimoni rossi e unione con i compagni proletari. In particolare l’inno rispondeva ai disordini del “Blutmai”, quando la polizia sparò agli uomini che protestavano contro la decisione delle autorità di impedire le celebrazioni del 1°maggio. In questa occasione fiorirono gli arresti e i feriti e 31 persone persero la vita.

Oggi più che rosso il quartiere è colorato dalla sua vivace multi-culturalità: turchi, europei dell’Est e del Sud Europa e sempre più giovani decidono di spostarsi qui. Difficile che ancora si mobilitino altre marce comuniste, ma il quartiere, senza voltare le spalle ai cambiamenti repentini che sconvolgono ogni giorno la capitale, conserva un legame col passato e uno sguardo al presente che lo rendono molto interessante e vitale.

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Photo: ©Mark Hamber CC By Sa 2.0

Chiara Rainò

Studentessa di Storia contemporanea, arrivo a Berlino nel 2014 per l'ultimo anno di studi dopo 4 anni a Roma. Lascio che una instancabile curiosità mi guidi all'inseguimento di parole, colori, persone e città. Amo l'odore dei libri, le cose semplici, la complicità.

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