6 motivi per cui vivere a Berlino ti rende una persona migliore

Dopo qualche anno di vita all’estero, l’espatriato tende generalmente a farsi prendere dalla nostalgia e a dimenticare gli aspetti positivi del Paese e della città che lo ospitano. Passata la fase di euforia ed entusiasmo iniziali in cui il grigio meteo berlinese e la cosiddetta Berliner Schnauze (atteggiamento eccessivamente schietto e scontroso tipico dei berlinesi) non rappresentano affatto un problema, improvvisamente l’espatriato inizia a sentirsi infastidito dall’eccessiva parsimonia dei tedeschi che un tempo aveva definito lungimiranza, a deridere l’ampia offerta di pietanze vegetariane e vegane nei ristoranti cittadini che prima aveva visto come puro esempio di originalità e a considerare l’abitudine a spostarsi sempre in bicicletta un sintomo di taccagneria più che di sportività. Ma è innegabile che la vita all’estero abbia spesso dei lati positivi. Ecco una lista (ispirata a quella di The Local) di aspetti tipici della vita a Berlino nei quali da espatriati vi riconoscerete e che, sebbene non vogliate ammetterlo, vi rendono letteralmente delle persone migliori:

Political correctness

Vivendo a Berlino da espatriati è inevitabile venire in contatto con la political correctness tedesca, che nella capitale si presenta ancor più radicata. In generale i tedeschi non sono soliti utilizzare luoghi comuni né fare affermazioni anche soltanto vagamente sciovinistiche. Che si tratti di un modo per esorcizzare una drammatica eredità storica e/o di un tentativo di controbilanciare i vari nazionalismi che stanno riemergendo nel mondo occidentale o ancora di una semplice assenza di ironia, una cosa è certa: come conferma un recente studio di YouGov, i tedeschi (affiliati di AfD e Pegida esclusi) non amano il patriottismo. Anche se a volte critichiamo questa eccessiva rigidità teutonica, in particolar modo se espressa in situazioni esplicitamente ludiche, non possiamo negare che un pizzico di political correctness e di criticità in più gioverebbe sicuramente a chiunque per trattare il proprio passato storico con maggiore consapevolezza.

Il riciclo e il dono

Tra le prime cose che nota un espatriato dopo il trasferimento a Berlino ci sono sicuramente il sistema del Pfand (vuoto a rendere) e l’abitudine del zu verschenken (tradotto “in regalo”: capita spesso di imbattersi in scatoloni con questa scritta, lasciati fuori dalle case pieni di oggetti di cui i proprietari desiderano sbarazzarsi, addirittura mobili e divani). La cultura del riciclo è molto radicata in Germania, tant’è che ogni casa è dotata di 6 diversi bidoni per differenziare la spazzatura (umido, carta, vetro scuro, vetro chiaro, materiale riciclabile, indifferenziato). Il sistema del Pfand ne è un altro esempio: le bottiglie in vetro e plastica hanno infatti un valore anche quando svuotate del loro contenuto. Per questo a Berlino le bottiglie vuote vengono rese al supermercato tramite appositi macchinari: per ogni bottiglia restituita affinché venga riciclata la persona riceve indietro del denaro. Il sistema del Pfand rappresenta anche un metodo di aiuto sociale: molti senzatetto e persone in difficoltà raccolgono le bottiglie vuote abbandonate per strada, nei parchi o in altri luoghi pubblici cittadini e con il ricavato della restituzione possono sfamarsi; così facendo si contribuisce altresì a mantenere pulita la città. Questo mix di ecologia e aiuto sociale è riscontrabile anche nell’abitudine di non buttare mobili, oggetti e vestiti usati di cui non si ha più bisogno: se si trovano ancora in buona condizione, vengono messi in strada, di fronte al portone di casa con un cartello con la scritta zu verschenken. Chi si troverà a passare di lì e vedrà qualcosa di interessante potrà semplicemente portarselo via. Ed ecco che la città si trasforma in un grande negozio, di abbigliamento, mobilio, lampade e molto altro. Abitudini queste che incoraggiano uno stile di vita più “verde” con un occhio di riguardo per i più bisognosi.

Meno apparenza, più sostanza

In Italia siamo cresciuti con l’idea che l’ospite sia sacro. Pertanto non ci sogneremmo mai di chiedere a chi viene a farci visita di togliersi le scarpe all’ingresso. L’ospite potrebbe non sentirsi a proprio agio o, peggio, in imbarazzo. In Germania e in particolar modo a Berlino togliersi le scarpe prima di entrare in casa di amici, conoscenti o anche sconosciuti è perfettamente normale. Così come andare a un appuntamento di lavoro indossando una camicia non stirata, andare a teatro in mountain bike e cambiarsi d’abito nel foyer, andare al supermercato indossando scarponi da trekking o prediligere abiti che risalgono a un altro periodo storico. Queste abitudini tradiscono quanto per i berlinesi l’apparenza non conti molto. Per quanto da italiani forse non smetteremo mai di buttare un occhio a come è vestito il nostro interlocutore o il vicino di sedile in metropolitana, non possiamo negare che un approccio che badi meno all’apparenza e più alla sostanza possa aiutare a concentrarsi piuttosto sui contenuti.

Nessun pudore

In Germania il nudismo è di casa. Berlino e la Germania Est in particolare sono stati la patria del movimento della Freikörperkultur, ovvero del naturismo, visto come forma di libertà d’espressione in un regime repressivo. Numerosi sono ancora oggi le spiagge e i campeggi per nudisti presso i laghi situati nelle vicinanze della capitale tedesca. Bando al pudore dunque: nelle aree apposite non verrete sottoposti a sguardi indiscreti, nessuno vi giudicherà per la vostra forma fisica, né vi sentirete in imbarazzo anche se completamente nudi.

Una vita su due ruote

Non c’è berlinese che non abbia una bicicletta. Berlino come molte altre città tedesche vanta un gran numero di ciclisti, che finiscono così per essere i veri padroni del traffico. Stando a un articolo del Ministero federale dei trasporti e delle infrastrutture digitali, circa l’80% dei nuclei familiari in Germania possiede una bicicletta. Il 30% di questi ne possiede più di una. Si tratta dunque di un totale di 78 milioni di biciclette. A Berlino sono più le macchine a dover badare ai ciclisti che viceversa. Sicuri di se stessi, sfrecciano sulle piste ciclabili quasi si trattasse di autostrade. Se anche voi deciderete di iniziare una vita su due ruote contribuirete a mantenervi in forma nel quotidiano, ma anche a non inquinare e a risparmiare il discreto importo di un abbonamento per i mezzi pubblici. Forse nella vostra città italiana d’origine non l’avreste mai fatto, ma a Berlino sarà difficile resistere al richiamo e al fascino delle due ruote: nel giro di poco tempo finirete per utilizzare la bicicletta per andare al lavoro, al supermercato e, perché no, persino a ballare.

Due lingue straniere in un colpo solo

I berlinesi parlano generalmente molto bene l’inglese, ma questo non rende l’apprendimento del tedesco superfluo. Se nelle grandi città della Germania come Berlino, Amburgo o Monaco di Baviera potrete sopravvivere parlando un buon inglese, il tedesco a Berlino vi aprirà sicuramente più porte. Spinti dal desiderio di scambiare due battute con il postino oppure con la cassiera del supermercato e di non apparire come l’espatriato di turno che non ha voglia di imparare l’idioma locale, cederete facilmente al duro fascino di questa lingua con la consapevolezza di poter sempre passare all’inglese in caso di difficoltà. Avrete così modo di esercitare due lingue straniere in un colpo solo e di vantarvi di saperne parlare (più o meno bene) addirittura tre.

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Foto di copertina: .alexanderplatz © Christian K. CC BY 2.0

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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