7 berlinesi ricordano il dramma del Muro dalla costruzione alla caduta

Sono passati cinquantacinque anni esatti dalla sua costruzione, e ventisette dalla sua caduta, ma il celebre muro che divideva un tempo Berlino è ancora lontano dall’essere dimenticato o metabolizzato. Persino oggi non sono tante le persone che ne parlano volentieri. Me ne rendo conto perché diversi berlinesi – di nascita o d’adozione – non ci risparmiano occhiate diffidenti quando chiediamo di condividere i loro ricordi per Berlino Magazine. Dopo giorni di ricerche e di lunghe passeggiate per la città siamo comunque riusciti a raccogliere un po’ di storie, per ripercorrere insieme a chi l’ha vissuta la storia del Muro di Berlino.

Helga Reichow, 76 anni, Hannover

«Sono nata in Germania, una settimana prima dell’inizio della guerra, ma mi trasferii a Londra quando avevo 19 anni per poi spostarmi in India. Mi persi dunque sia la costruzione che il crollo del Muro, ero in India quando fu costruito nel 1961 e in Zimbabwe quando crollò ma me ne ricordo bene. Soprattutto del crollo. Stavo lavorando con mio marito, stavamo facendo un progetto con ex combattenti, e vivevamo in una casa molto piccola. Durante la mattina ascoltavamo sempre la radio locale per tenerci aggiornati. Quel giorno stavamo ascoltando la BBC e mi ricordo che ascoltai queste voci emozionate e poi, all’improvviso, pensai: “Che cosa succede, non è possibile, dicono che il muro stia cadendo, non può essere”. Mio marito è berlinese e non ci saremo mai potuti immaginare che sarebbe successo, un giorno. Non avevamo mai sentito parlare di nessun genere di problema nella Germania dell’est, perché lo Zimbabwe era uno Stato socialista e non riferivano quel genere di notizie. Eravamo così contenti, tutto era così inaspettato, e sai che pensammo? Pensammo “adesso ciò che succederà sarà che il meglio del sistema comunista e il meglio del sistema capitalista si fonderanno, e sarà fantastico. Purtroppo non è andata così. Tornammo in Germania nel 1995 e andammo a visitare tutti quei luoghi attorno a Berlino est che non avevamo mai visto, i laghi, le foreste, decidemmo di costruirci un cottage qui, nell’est di Berlino, a 50 km dalla città. E qui ogni anno, il 3 di ottobre ci raduniamo con i nostri amici, due famiglie dell’est e due famiglie dell’ovest, e celebriamo la riunificazione della Germania. È diventata la nostra tradizione, ogni anno ci vediamo e parliamo dei vecchi tempi, di ciò che successe e di come sarebbe potuto essere diverso. Non ho mai pensato che la caduta del Muro fosse qualcosa di negativo, ho sempre pensato che fosse qualcosa di necessario e penso che dovrebbe succedere ovunque nel mondo, perché ci sono cosi tanti luoghi separati da muri artificiali, e costruire un muro non risolve i problemi, li peggiora solamente».

Helga

Christian Sand, 63 anni, Berlino

«Quando il Muro fu costruito avevo 8 anni e non ricordo granché. Prima della caduta, nel 1989, non avevo mai pensato che sarebbe potuto cadere e che la Germania sarebbe stata riunificata. Nel 1989 vivevo a Kreuzberg, a un centinaio di metri dal Muro. Mi ricordo che appena sentii cosa stava succedendo andai lì e non ci potevo credere, il Muro stava crollando! Immediatamente dopo, tantissime persone dell’est si trasferirono a ovest. Era strano: erano diversi, molto più amichevoli di noi, avevano un altro stile, parlavano con un altro accento e in un altro dialetto, li potevi riconoscere veramente in un attimo. Non ho mai rimpianto il fatto che fosse caduto, anzi, penso sia stato un gran bene, la vita è cambiata a Berlino, e la città stessa è cambiata, più grande, più bella, più unita».

Christian Sand

Brian Smith, 63 anni, Stirling (Scozia)

«Nel ’61, quando iniziarono a costruire il Muro, vivevo in Sudafrica con i miei genitori, e non si parlava molto di ciò che stava succedendo in Germania. Mi trasferii a Berlino trent’anni fa, ai tempi sapevo a malapena un paio di parole in tedesco. Iniziai a lavorare per un’impresa di pulizie e dopo due mesi in un hotel. All’epoca Berlino ovest era come un’isola, tagliata fuori dal resto del mondo e c’era una grande richiesta di lavoratori. Era davvero una città movimentata, con personaggi spesso singolari, e c’era sempre quello strano senso di libertà e di euforia. Quando mi trasferii qui nessuno poteva neanche immaginare che il Muro sarebbe caduto. Faceva un certo effetto vivere in una città in cui potevi viaggiare per soli venti minuti e poi era la fine, non potevi più andare avanti. Era come essere rinchiuso, un po’ ti dava l’idea di essere un prigioniero. E la politica dell’est era così severa e aggressiva. Erano come bloccati in questo sistema comunista sostenuto dall’Unione Sovietica e nessuno avrebbe mai pensato che avrebbero mollato la presa. Era impensabile che il sistema comunista sarebbe crollato, e questo successe solamente dopo che Gorbachev prese il potere, è stato lui a rendere la caduta del muro possibile. Perché era un leader giovane, aveva un’altra visione del mondo. Mi ricordo il giorno esatto in cui il Muro cadde: dovevo andare a lavorare, ai tempi ero impiegato presso l’hotel Steigenberger e ricordo che il bus in cui ero seduto, improvvisamente, era pieno di queste persone provenienti chiaramente dall’est, che non avevo mai visto prima. Sembravano alieni, perché nessuno aveva mai visto un tedesco dell’est nella Germania dell’ovest. Potevi riconoscerli immediatamente dal modo in cui erano vestiti, dal taglio di capelli, dal modo di parlare, e potevi vedere questa euforia che avevano. Per loro era la più grande festa mai avvenuta. Mi ricordo che più tardi, quando tornai a casa, vidi passare un paio di persone dell’est davanti al mio balcone, mi affacciai e li invitai a salire nel mio appartamento e parlammo a lungo. Loro erano completamente stupefatti dal benessere dell’ovest: non importava chi fossi o cosa facessi, chiunque qui aveva un televisore, o qualsiasi genere di elettrodomestico che loro non si erano mai potuti permettere. Dopo la caduta del Muro tantissimi tedeschi dell’ovest andarono d est, anche solo per dare un’occhiata, ed era come entrare in un’altra dimensione, perché le case era diverse, e le Trabant erano ovunque, ed erano così primitive agli occhi di un occidentale. Nessuno a Berlino ovest avrebbe mai guidato una macchina del genere».

Brian

Wilfried Hepperle, 71 anni, Kirchheim unter Teck

«Della costruzione del Muro ho ricordi nitidi ma lontani. Avevo sedici anni, mi ricordo di quando ne parlammo a scuola. Il muro era semplicemente lì e ho sempre pensato che ci sarebbe rimasto per sempre. La Germania dell’est stava andando molto male da un punto di vista economico, era debole, ma nonostante questo non avremmo mai pensato che la DDR sarebbe mai potuta cadere e penso non se lo aspettassero neanche loro. Abitavo qui a Motzstraße, in zona Schöneberg e dopo aver visto ciò che stava succedendo in TV decisi di andare nei pressi del Muro e mi unii a un gruppo di persone che stavano aiutando ad abbatterlo. Era molto emozionante, volevamo vedere la vita, e volevamo essere uniti di nuovo. Fu sensazionale».

Wilfred

Draga Zdelar, 61 anni, Varazdin (Croazia)

«Quando il Muro fu costruito io e mio marito eravamo ancora in Croazia. Lui è venuto in Germania nel ’70, mentre io sono arrivata a Berlino nel ’72. Quando il Muro venne eretto ero piccola ma ricordo che ne parlammo a scuola. Ai tempi non avevamo cosi tante informazioni come oggi, i giornali erano cari e le persone a malapena leggevano di politica interna, figurarsi quella estera. Venimmo qui negli anni settanta, ci trasferimmo a Schöneberg dove aprimmo questa sartoria. Ricordo che ai tempi del Muro andare in Croazia era un incubo, i controlli iniziavano a Berlino, e poi una volta uscito ce n’erano degli altri, erano inumani, e duravano tantissimo. Vuoi vedere una cosa? (tira fuori una foto in bianco e nero, n.d.a.). Questa foto mi ricorda cosa ha significato per me il novembre dell’89. Il giorno della caduta del Muro è il giorno in cui abbiamo conosciuto la famiglia nella foto. Mi ricordo che sentimmo l’annuncio alla radio, Shabowski (funzionario della SED, il Partito di Unita Socialista, n.d.a.) parlava di un nuovo regolamento che avrebbe permesso agli abitanti dell’est di attraversare il confine. Di fatto ciò significò la caduta del muro. Quando sentimmo la notizia eravamo così contenti che decidemmo di festeggiare con una famiglia dell’est. Io rimasi in casa a preparare da mangiare con mia figlia e mio marito scese di sotto e ritornò con una famiglia dell’est che aveva invitato a cena. È la famiglia che vedi nella foto, ci siamo conosciuti allora e siamo rimasti amici».

Mein.89 (2)

Nome: Heide Seippel, 73 anni, Braunschweig

«Sono cresciuta a Berlino nord e negli anni ’50 potevamo ancora andare a Berlino est, i miei genitori avevano amici lì e andavamo a trovarli spesso. Dove vivevo io, abbastanza lontano dal Muro, gli effetti della costruzione non si sentivano realmente. In seguito, quando venni a lavorare in una scuola materna a Neukölln molto vicino al Muro mi accorsi che vicino al confine la situazione era diversa. L’atmosfera era costantemente tesa, le persone nervose, quasi arrabbiate. Un giorno con i miei colleghi decidemmo di portare i bambini allo zoo di Berlino est, pensavamo che gli avrebbe fatto bene vedere l’altra parte, chiedemmo e ottenemmo un permesso di un giorno e andammo tutti a est. Eravamo la prima e unica scuola materna dell’ovest che fosse mai andata a vedere lo zoo di Berlino est. Del crollo del muro mi ricordo bene, eravamo in macchina, stavamo andando a casa di amici e lo sentimmo alla radio, ero contenta, era fantastico. Il muro era lì da così tanto tempo che ci eravamo ormai abituati alla sua presenza. Quello che è cambiato nella nostra vita quotidiana è che ora possiamo camminare e proseguire dritti, quando prima 27 anni fa qui c’era una terribile barriera tra fratelli».

Jürgen Seippel, 73 anni, Eimelrad

«La costruzione del Muro me la ricordo molto bene, alcuni mesi prima venni qui a Berlino per la prima volta nella mia vita. E mi ricordo che quella volta ero con un paio di amici e andammo a Brandenburger Tor dove alcune entrate della metropolitana erano già state chiuse, ma non c’era un muro, o nessun genere di controllo ancora, e ricordo che allora già qualcuno iniziava a parlare di una possibile chiusura del confine. La chiusura delle metro era il segno di un qualche cambiamento. Della costruzione leggemmo sui giornali perché ai tempi ancora non avevamo un televisore. Mi ricordo che ogni giorno i quotidiani parlavano dei lavori in corso, per me era orribile ma allo stesso tempo capivo che stava succedendo qualcosa di importante ed ero interessato a seguire le vicende da vicino, così decisi di venire a lavorare a Berlino. La costruzione del Muro fu un vero atto militare. Da entrambi i lati del cantiere c’erano i soldati e nel mezzo gli operai. Ricordo la paura che a uno dei due lati qualcuno avrebbe potuto iniziare a sparare causando l’inizio di un nuovo conflitto. Erano passati ormai quindici anni dalla fine della guerra, e le cicatrici erano ancora ben visibili nella città. Nessuno voleva che qui iniziasse una guerra tra la Russia e l’America. Alla fine fummo molto fortunati perché la costruzione del Muro, nonostante tutti i danni e le tragedie causate, tra le famiglie divise e tutto il resto, almeno evitò un’altra guerra. Per le nuove generazioni il Muro non significa nulla, è passato tanto tempo, ventisette anni ormai. Il figlio di un nostro amico che viveva nella DDR è cresciuto fin da bambino nella Berlino riunificata, a ovest, e ovviamente si è dimenticato di tutto. Penso che ai tempi lui avesse otto o nove anni e ormai non si ricorda neanche di come fosse la vita dall’altra parte».

SEippel

Foto di copertina ©  wikipedia –  – Le foto nell’articolo sono di © Francesca Visser

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