A Berlino c’è un centro di ritrovo per tutti i papà in congedo di paternità

A Prenzlauer Berg, quartiere di Berlino celebre per il suo tasso di nascite e passeggini, c’è un centro di ritrovo per papà

Si chiama Papaladen.È gestito dall’associazione Väterzentrum, sorta nel 1987 come centro di assistenza psicosociale per uomini. Il Papaladen, recentemente oggetto di un articolo della Berliner Zeitung, accoglie oggi papà di ogni genere e sorta da tutta Berlino: in attesa, single, separati, in congedo parentale o componenti di una Patchworkfamilie, termine tedesco che indica una famiglia non convenzionale. Quello di Marienburger Straße, come recita il sito dell’associazione, è uno spazio che offre «gioco, avventura, informazioni utili, consulenza legale e psicologica» ma soprattutto tempo libero di qualità con i propri figli e strumenti per vivere la paternità in modo gratificante e consapevole.

Più tempo con i propri figli

 Al Väterzentrum trovi giovani papà che ordinano un caffè dopo una nottata insonne a cullare il bimbo, uomini che discutono come scegliere il Kitaplatz (la struttura di assistenza quotidiana per bambini che hanno compiuto un anno) o semplicemente si rilassano parlando dei risultati dell’Hertha in Bundesliga. C’è chi segue il corso (tenuto da esperti della Ludwig-Maximilans-Universität di Monaco) per gestire al meglio un divorzio, chi legge il giornale con un occhio rivolto al pargolo che si sfrena nell’area giochi, chi il sabato mattina partecipa alla colazione-brunch per tutta la famiglia. Ma il Papaladen è anche e soprattutto un modo per scambiarsi informazioni, creare una rete di amicizie tra papà e stringere rapporti di vicinato solidali.

Berlino e l’Elternzeit

Sì, perché a Berlino la cura della prole è sempre più un affare che riguarda anche gli uomini: i papà della capitale sono al primo posto in Germania per lunghezza dell’Elternzeit, il periodo di congedo lavorativo garantito per legge. Secondo l’Istituto Federale di Statistica di Wiesbaden, a Berlino il 35,5 percento dei papà con figli nati nel 2014 è rimasto a casa per più di due mesi. È il dato più alto della Repubblica Federale, mentre fanalino di coda è la cattolica e conservatrice Baviera con il 15 percento. In Germania il congedo parentale spetta a tutti i genitori con figli al di sotto dei tre anni. Ogni genitore ha diritto a richiedere un congedo della durata massima di tre anni, anche in contemporanea. Il contratto di lavoro viene “congelato”, con la garanzia di non essere licenziati durante il periodo a casa e di essere riassunti alle condizioni precedenti. Dal 1 luglio 2015 l’Elternzeit può essere suddiviso in tre segmenti temporali differenti e può anche essere convertito in un lavoro part-time di massimo 30 ore settimanali (30+30 se i genitori decidono di adottare questa soluzione insieme).

L’Elterngeld

Durante l’Elternzeit i genitori hanno diritto all’Elterngeld, un’indennità di congedo parentale pagata dallo Stato che va dai 300 ai 1800 euro al mese e varia in base al reddito. L’Elterngeld non va confuso con il Kindergeld, l’assegno mensile che spetta a tutti i genitori per ogni figlio al di sotto dei 18 anni (in determinati casi fino ai 21 o 25 anni) e che cresce con l’aumentare della prole: 190 euro per il primo e per il secondo figlio, 196 per il terzo, 221 dal quarto in poi. Tornando al congedo, l’Elterngeld (che dal luglio 2015 può essere sostituito da o combinato con l’ElterngeldPlus viene corrisposto per un massimo di 14 mesi e costituisce uno strumento flessibile, che i genitori possono ripartirsi come meglio ritengono: il periodo minimo individuale è di due mesi, quello massimo di dodici, mentre i genitori single possono ottenerlo per 14 mesi. Studenti, casalinghi e disoccupati ricevono l’importo minimo, 300 euro. Per tutti gli altri, il calcolo dell’Elterngeld è legato al reddito medio percepito nell’anno precedente alla nascita del figlio e segue un criterio molto semplice: più il reddito è basso, più l’indennità cresce. Chi guadagna più di 1200 euro ha diritto all’incirca al 65 percento del proprio stipendio; chi guadagna tra i 1000 e i 1200 euro al 67 percento; chi ha uno stipendio sotto i mille euro riceve un contributo sempre più alto, che arriva progressivamente a coincidere anche con il 100 percento del proprio salario. Le coppie con un reddito annuo superiore ai 500.000 euro lordi non hanno invece diritto ad alcuna indennità.

La situazione italiana ed europea

Il trend, in quasi tutti i Paesi Ocse, è ormai di garantire congedi parentali sempre più lunghi, generosi e distribuiti in modo flessibile tra i due genitori. E i risultati si vedono soprattutto in Portogallo e nei Paesi nordici, dove sempre più uomini usufruiscono del congedo di paternità: in Belgio la quota maschile è aumentata di dieci punti percentuali, in Finlandia è addirittura raddoppiata (dati Il Sole 24 Ore). Situazione invece più bloccata in Austria, Francia e Italia: nel Bel paese, nonostante i progressi legislativi, sono quasi sempre le madri a restare a casa, mentre i padri si limitano a prendere qualche giorno di congedo retribuito nei primi mesi di vita del bambino. E la fissità dei ruoli di genere e dei compiti genitoriali finisce per danneggiare un po’ tutti: le donne, che hanno minori possibilità di conciliare lavoro e maternità, ma anche gli uomini, che di fatto non hanno tempo per costruire un rapporto con i loro bambini e godersi davvero le gioie della genitorialità.

Foto di copertina: Father and Children © Sascha Kohlmann – CC BY-SA 2.0

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Gianpaolo Pepe

Laureato in filosofia politica e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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