Anche i tedeschi hanno le loro superstizioni e molte sono simili a quelle italiane

Pensavate che solo gli italiani fossero così sensibili alle superstizioni?! Ecco alcune credenze popolari molto diffuse in Germania.

In realtà le superstizioni fanno parte della nostra cultura e al di là della loro veridicità, raccontano storie del passato e delle civiltà a noi vicine. Per questo motivo non si può parlare di superstizioni solo italiane o solo tedesche. Conoscerle ci fa notare come nazioni apparentemente diverse tra loro abbiano in realtà molto in comune. Vediamo alcune credenze popolari diffuse non solo in Italia ma anche in Germania.

Sputare sulle spalle del collega prima di uno spettacolo

La professione degli attori è una tra le più sensibili alle superstizioni, pertanto sono nate alcune credenze popolari nel settore. Queste ultime sono così consolidate che sarebbe un sacrilegio non rispettarle. Una delle tradizioni è quella di non indossare il viola sul palco, colore che ricorda il periodo della Quaresima. Nel Medioevo, infatti, durante i quaranta giorni antecedenti la Pasqua erano vietate le rappresentazioni teatrali. In Italia, di solito, prima di uno spettacolo gli attori si augurano buona fortuna dicendo “merda, merda, merda!” Per quale motivo? La ragione va rintracciata nel passato, quando gli spettatori raggiungevano i teatri a bordo di carrozze. Questo determinava una maggior presenza di escrementi di cavalli sulla strada. Quindi quando si pronuncia quest’espressione ci si augura uno spettacolo di successo!
E in Germania? La tradizione vuole che gli attori sputino uno sulla spalla dell’altro, rigorosamente dopo aver indossato i costumi di scena e dicendo allo stesso tempo “toi toi toi toi”.

© skeeze CC0

Ich drücke dir die Daumen (Incrociamo le dita!)

Se un tedesco si rivolge a voi dicendovi questa frase, non prendetela come una minaccia. Non vuole schiacciarvi le dita senza pietà ma augurarvi buona fortuna. L’espressione equivale al nostro “incrociamo le dita” o al più celebre “in bocca al lupo!” e secondo alcune fonti è da collegare alle lotte dei gladiatori dell’antica Roma, in cui il gesto del pollice poteva determinare la vita o la morte del lottatore.

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Meglio non regalare armi

I tedeschi non amano ricevere in dono armi, coltelli e in generale oggetti affilati, poiché non sono considerati di buon auspicio. Questa superstizione è diffusa in diverse culture così come anche in Italia, dove si risponde a un regalo del genere con una moneta da porgere come pagamento. Se vi trovate in Finlandia, invece, regalare una lama è segno di profondo rispetto e il puukko, il coltello da caccia finlandese, è un regalo ideale in occasioni ufficiali in cui si voglia mostrare la propria fiducia nei confronti di una persona o di un ente.

Non accendere sigarette dalle candele

Si dice che ogni volta che si accende una sigaretta da una candela, un marinaio muore. Forse ora che si usano più gli accendini che i fiammiferi alcuni di voi non conosceranno questa superstizione, ma un tempo era presa molto sul serio. È una diceria nata in Bretagna nel diciannovesimo secolo in campo nautico. Durante i mesi di pausa i marinai, mossi dalla povertà, iniziarono a vendere fiammiferi sulla terraferma. Pertanto accendere le sigarette dalle candele e non comprare i fiammiferi equivaleva condannarli a morte.

Non perdere il contatto visivo durante un brindisi

Ogni volta che si brinda con qualcuno, poco importa cosa si stia bevendo. L’importante è guardarsi negli occhi e mantenere il contatto visivo con gli altri. Perché? Si potrebbe pensare che sia solo una questione di rispetto nei confronti dei commensali, ma in realtà quest’usanza nasce dalla paura di essere avvelenati. Nel Medioevo brindare serviva a dimostrare che il contenuto dei bicchieri non fosse stato contaminato da altre sostanze, perché battere i bicchieri l’uno contro l’altro poteva permettere alle gocce di veleno di raggiungere il bicchiere dell’assassino. Guardarsi negli occhi mentre si beveva, quindi, era una dimostrazione di fiducia. Secondo un’altra superstizione, invece, non guardarsi negli occhi mentre si brinda condannerebbe a sette anni di rapporti sessuali sfortunati. Mantenere il contatto visivo non costa nulla, ricordiamocelo sempre!

Incontrare uno spazzacamino

È generalmente diffusa l’idea che gli spazzacamini portino fortuna, soprattutto nei paesi del nord, in cui le case sono costruite in legno, materiale che potrebbe prendere fuoco facilmente in caso di cappe fumarie ostruite. Lo spazzacamino col suo lavoro era in grado di evitare disgrazie e di salvare la vita dei proprietari di casa.

Toccare ferro o legno

Nei paesi mediterranei come in Italia è diffusa la superstizione secondo cui toccare ferro porti fortuna. Questa usanza si ricollega probabilmente alla vicenda di santo Dunstano al quale il diavolo chiese di ferrare il proprio cavallo. In cambio, il santo chiese al diavolo di non entrare nelle case in cui fosse stato esposto un ferro di cavallo. In Germania, invece, a proteggere e portare fortuna è il legno poiché in antichità gli alberi erano considerati sacri e in grado di allontanare gli spiriti maligni.

© aischmidt CC0

Rompere uno specchio

Rompere uno specchio non porta male solo in Italia ma anche in Germania (così come in molte altre nazioni). Nell’antichità si credeva che lo specchio catturasse non solo l’immagine, ma anche l’anima delle persone. Rompere uno specchio significava mettere in pericolo anche la propria anima. Da cosa derivano i sette anni di disgrazia? Le spiegazioni sono diverse. Gli antichi romani, ad esempio, ritenevano che l’anima si rigenerasse ogni sette anni; pertanto la maledizione inflitta dallo specchio rotto avrebbe accompagnato la persona malcapitata per un lungo periodo di tempo. Un’altra possibile spiegazione è dovuta al fatto che in passato gli specchi erano molto costosi poiché adornati di metalli preziosi, ora spesso sostituiti con alluminio o stagno. Romperne uno comportava quindi una perdita economica notevole!

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Immagine di copertina: © peter67 CC0

Jale Farrokhnia

Classe '91, madre italiana e padre iraniano. Ho nutrito sin da piccola una grande passione per la letteratura e per la scrittura. Nel 2010 mi sono trasferita a Pisa per studiare Lettere Classiche e per specializzarmi poi in Filologia e Storia dell'Antichità, pur essendo allo stesso tempo un'appassionata di tecnologia, social media e lingue moderne. Dopo la laurea mi sono trasferita a Berlino per un breve e intenso tirocinio e ora, somewhere in Italy, scrivo, traduco e faccio cose strane coi social da freelance. Giuro che prima o poi farò un lavoro serio, mi stabilirò e imparerò il Farsi, ma non adesso.

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