Arte visiva che si trasforma in musica: la mostra che incanta l’Hamburger Bahnhof di Berlino

Arte visiva che si trasforma in musica o, più esattamente, in partitura musicale: questo il tema affrontato dalla mostra Scores, ospitata all’Hamburger Bahnhof di Berlino dal 28 ottobre al 13 novembre 2016. Nato nell’ambito della serie “Opere musicali di artisti figurativi”, Scores è un progetto espositivo e al contempo musicale: la mostra è infatti integrata da una serie di concerti e performance musicali dal vivo. Quattro gli artisti rappresentati nell’esposizione: Saâdane Afif, Christian Marclay, Ari Benjamin Meyers e Jorinde Voigt. Sebbene i quattro si differenzino nettamente per approccio e stile, il comune denominatore che li unisce è l’interesse per la transmedialità, in particolare per la trasformazione dell’arte visiva in musica. Ed ecco che da disegni, sculture, oggetti, testi di canzoni, fotografie e filmati scaturiscono fenomeni musicali che vengono eseguiti e messi in scena nell’ambito della mostra.

Saâdane Afif – Vice de forme. L’opera di Afif gioca con le forme incrociando scultura, fumetto e canzone. Se dall’associazione tra scultura e fumetto nasce un gioco di forme dallo spirito cabarettistico, la scultura è punto di partenza per la scrittura di testi di canzoni che appaiono sulle pareti delle sale espositive. Il compositore francese Augustin Maurs ha poi musicato i testi: le note della sua composizione risuonano negli spazi della mostra presentandosi così quale ultimo stadio di una complessa catena di trasformazione di forma d’arte in forma d’arte.

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Saâdane Afif – Vice de forme: Das Kabarett (Posters), 2016 – with Célestin Krier – Courtesy of the artist


Christian Marclay – Screen Play / Zoom Zoom / To Be Continued.
Marclay intende il concetto di partitura in senso lato: nella sua opera Screen Play, un montaggio di frammenti di filmati, l’artista sovrappone alle immagini animazioni grafiche quali punti, linee e cerchi, che richiamano i simboli delle notazioni musicali. I due sistemi di simboli entrano così in contatto, influenzandosi a vicenda. Scores ospita anche l’opera Zoom Zoom, proiezione di 150 fotografie a tema “consumismo”: le immagini fungono da partiture per le performance d’improvvisazione di Shelley Hirsch. La terza opera di Marclay esposta all’Hamburger Bahnhof è il fumetto To Be Continued, partitura scritta appositamente per i musicisti dell’ensemBle baBel e da loro eseguita nell’ambito della mostra. Il focus del fumetto è costituito dalla rappresentazione di strumenti musicali, musicisti e suoni. L’ensemble utilizza il fumetto quale fosse una partitura, sfruttandolo come base per una performance d’improvvisazione.

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Christian Marclay – Screen Play, 2005 – Courtesy the artist and Paula Cooper Gallery, New York


Ari Benjamin Meyers – Who’s Afraid of Sol La Ti?
Con la sua opera Meyers trasforma gli spazi espositivi di Scores in un luogo di produzione musicale. Nell’ambito della mostra, il compositore Wojtek Blecharz e la flaustista Susanne Fröhlich prendono le mosse da un semplice tema musicale e da meta-partiture creati dallo stesso Meyer per comporre ed eseguire musiche ogni giorno diverse. Il processo di produzione musicale viene presentato agli spettatori in maniera scomposta: se in una sala vengono esposti gli elementi costitutivi del tema musicale di partenza accanto a una collezione di flauti dolci, nella seconda sala Blecharz e Fröhlich, circondati da meta-partiture, danno vita a performance sempre diverse; nella terza e ultima sala viene infine presentato il tema completo da cui scaturiscono composizioni e interpretazioni diverse.

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Ari Benjamin Meyers – Who’s Afraid of Sol La Ti? (Invention I), 2016 – Baustein (leer) “Meta-Partitur” – Courtesy Ari Benjamin Meyers/ Esther Schipper


Jorinde Voigt – Song of the Earth.
Nell’ambito di Scores vengono esposti i primi quattro capitoli dell’ultimo progetto di Voigt dal titolo Song of the Earth che l’artista ha realizzato basandosi sulla composizione Das Lied von der Erde (tradotto “Il canto della terra”) di Gustav Mahler. L’opera consiste in disegni colorati realizzati dall’artista su carta, che si propongono come spunto per un’interpretazione musicale. Per Voigt il disegno e la conversione musicale costituiscono infatti simili sistemi di rappresentazione della realtà: i disegni di Voigt sono percorsi da codici e risultano pertanto leggibili come partiture. In particolare il Berliner Ensemble si è occupato della conversione musicale dei disegni di Voigt: prendendo le mosse dall’impressione visiva, ad ogni elemento è stato assegnato uno strumento così da attribuire una tonalità a ciascun modulo. Esposti all’Hamburger Bahnhof non sono soltanto i disegni di Voigt, ma anche le sue personali notazioni e le notazioni dell’Ensemble.

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Jorinde Voigt, Berlin 2016 – Radical Relaxation (I) bis (VII) (Stress + Freiheit), Sloterdijk / Rousseau – Courtesy König Galerie, Berlin, David Nolan Gallery, New York, Lisson Gallery, London © Jorinde Voigt, Foto: Roman März
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Jorinde Voigt, Berlin 2016 – Partitur Radical Relaxation (I) bis (VII) Stress + Freiheit (Rousseau), P. Sloterdijk – Kollaboration von Jorinde Voigt und zeitkratzer Original beschrifteter Druck für die Aufnahme am 19. Juni 2016, UdK Berlin – 1 von 10 Partitursätzen

 

Scores: Saâdane Afif, Christian Marclay, Ari Benjamin Meyers, Jorinde Voigt

dal 28 ottobre al 13 novembre 2016

Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlin

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Foto di copertina: Berlin – museum of modern art © Ben Eekhof CC BY 2.0

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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