Attentato di Dortmund, arrestato islamista

Attentato di Dortmund

A seguito delle esplosioni verificatesi ieri sera a Dortmund, nei pressi del bus della squadra del Borussia, le forze dell’ordine hanno arrestato un sospetto islamista.

Le tre esplosioni verificatesi nella serata di ieri, martedì 11 aprile, a Dortmund, potrebbero rappresentare un attacco di matrice islamista. Sul luogo delle esplosioni gli inquirenti hanno rinvenuto un biglietto con rivendicazione islamista, la cui autenticità viene attualmente verificata dalle forze dell’ordine. Stando a quanto riportato da Die Welt, il dipartimento criminale federale è stato incaricato delle indagini. Questa mattina le forze dell’ordine hanno messo in sicurezza l’area interessata dall’attacco: squadre armate e munite di giubbotti antiproiettile sono posizionate in corrispondenza degli accessi all’area, automobili della polizia bloccano le strade. Nella conferenza stampa delle ore 14, il procuratore Frauke Köhler ha fornito ulteriori dettagli sullo stato delle indagini: gli inquirenti hanno perquisito due abitazioni e arrestato un sospetto islamista. Si rafforza così la pista del terrorismo, anche se non ci sono ancora conferme definitive.

Il biglietto con rivendicazione islamista

Il biglietto ritrovato sul luogo dell’attentato riporta le seguenti parole: «In nome di Allah il misericordioso». La presunta rivendicazione sottolineerebbe l’impegno della Germania nelle crociate, ragione per cui il Paese e con esso i suoi sportivi e le sue personalità di spicco si troverebbero nel mirino dello Stato Islamico. Persino il nome della cancelliera tedesca Angela Merkel (CDU) compare nel testo: «Apparentemente tu, Angela Merkel, non ti curi dei tuoi piccoli sporchi sudditi. I tuoi tornado volano sempre sul territorio del Califfato, per uccidere musulmani». Il messaggio contiene infine due precise richieste: il ritiro dei caccia tedeschi dalle zone di guerra e la chiusura di Ramstein, la base di appoggio americana nel Land tedesco della Renania-Palatinato. Il biglietto in questione si trova attualmente al vaglio degli inquirenti, i quali si sono ad ora pronunciati in termini piuttosto scettici circa l’esistenza di una reale matrice islamica. Secondo i dipartimenti competenti, potrebbe infatti trattarsi di uno spudorato tentativo di depistaggio.

L’altra rivendicazione

Il biglietto di cui sopra non è l’unico che sta passando l’esame delle forze dell’ordine. C’è infatti un secondo messaggio di rivendicazione che potrebbe essere ricondotto alla scena antifascista. Tale messaggio è stato divulgato online nella serata di ieri: nel testo si dichiara che il bus è stato attaccato in quanto simbolo dell’orientamento politico del Ballspielverein Borussia 09 e. V. Dortmund (meglio conosciuto come Borussia Dortumund), che non si impegnerebbe sufficientemente contro razzisti, neonazisti e populisti di destra. Nel messaggio si sottolinea quanto non siano i giocatori l’obiettivo dell’atto. Ad ora non c’è nulla di certo circa il movente delle esplosioni: gli inquirenti hanno sottolineato che i responsabili potrebbero essere anche ultrà violenti, estremisti di destra, ricattatori o criminali di altro genere.

Le esplosioni

Ieri sera, martedì 12 aprile, intorno alle ore 19.15, la squadra del Borussia Dortmund è stata vittima di tre esplosioni, verificatesi nei pressi del bus che trasportava i giocatori verso lo stadio dove avrebbe dovuto giocarsi l’andata dei quarti di finale di Champions League contro l’AS Monaco. Pare che gli ordigni siano stati posizionati in una siepe. A causa dell’esplosione i finestrini del bus sono andati in frantumi. Stando a quanto dichiarato da un portavoce del Borussia Dortmund, i giocatori hanno subito cercato di ripararsi buttandosi a terra. Il difensore spagnolo Marc Bartra, 26 anni, e un poliziotto sono rimasti feriti. Bartra in particolare ha riportato una frattura al radio e serie lesioni per via delle schegge di vetro. È stato operato d’urgenza durante la notte. La partita di ieri è stata annullata, ma verrà recuperata oggi alle 18.45.

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Foto di copertina: screenshot youtube

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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