Bandabardò: «Amiamo la Berlino multikulti che rispecchia l’essenza della Banda»

«L’Italia vista da fuori ti manca. Ti strappa veramente l’anima»: queste le parole pronunciate da Erriquez (nome d’arte di Enrico Greppi), frontman della celebre band folk-rock italiana Bandabardò, durante l’intervista rilasciata a Berlino Magazine nei camerini del locale Cassiopeia poco prima del concerto nella capitale tedesca. Erriquez ne sa qualcosa di espatriati: «Ho vissuto all’estero per 19 anni, tra Lussemburgo e Belgio. Gli espatriati italiani sono persone innamorate del proprio Paese, persone che ai nostri concerti si commuovono perché ritrovano la vitalità dell’Italia e la sensazione di essere a casa» spiega Erriquez. Di Berlino, che conosce bene sia in qualità di turista sia di artista, ama soprattutto il multiculturalismo e il plurilinguismo che la caratterizzano: «Berlino rispecchia perfettamente l’essenza della Bandabardò, che da 23 anni è una sorta di piccolo melting pot culturale. In questo senso è il contesto perfetto per un nostro concerto» dichiara. Questa volta la capitale tedesca è l’ultima tappa di un tour europeo che ha visto la Bandabardò esibirsi a Londra, Dublino, Copenhagen e Amsterdam. Prima di iniziare l’intervista, Erriquez ci mette subito in guardia: «Quanto tempo abbiamo? Io sono un gran chiacchierone. Avvisami se mi dilungo troppo». Il leader della Banda ci parla da artista e da ex espatriato: racconta della situazione in cui versa il settore musicale in Italia, delle grandi contraddizioni del nostro Paese, del legame con Dario Fo e di quanto sia sempre commovente esibirsi all’estero nonostante i 23 anni di carriera.

Le riprese sono di Linda Paggi.

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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