Berghain, il dress code della serata è total black: la fila sembra un funerale

Ostugt

Sabato scorso il Berghain/Panorama Bar, il club più famoso e discusso di Berlino, ospitava la Ostgut Ton Nacht, serata dedicata appunto alla Ostgut Ton, label techno fondata nel 2005 che ospita principalmente resident dj e producer della celebre discoteca. La line-up esplosiva e le performance dislocate tra Berghain, Panorama Bar e giardino hanno reso l’evento davvero indimenticabile e i commenti di chi ha partecipato, in effetti, sono entusiasti. Una foto però ha fatto discutere molto sul web: lo scatto, pubblicato su Facebook dall’utente Lee Jones, ritrae le persone in fila per entrare nel tempio della techno tutte (o quasi) vestite di nero. Il commento dell’autore del post è sarcastico: «Ma oggi c’era il funerale di qualcuno al Berghain/Panorama Bar?».

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Libertà di espressione o fiera dell’omologazione? Spulciando il flyer o la pagina Facebook dell’evento non si trova ovviamente un dress code ufficiale: una simile imposizione, d’altronde, sarebbe del tutto inconsueta e contrasterebbe con l’intera filosofia di vita e di nightlife berlinese. Almeno formalmente, aggiungeremmo. Perché poi, si sa, in molti club vige un tacito codice per cui, se non si seguono alcuni dettami stilistici, entrare diventa quantomeno più complicato. Al Berghain, anche questo è risaputo, un look dark, cupo o total black è particolarmente apprezzato. Così, che lo si rispetti perché si apprezza realmente l’estetica sottesa o semplicemente per avere più chance di superare la rigida selezione, non è difficile che poi la fila sembri un corteo funebre. Il post, diventato presto virale su Facebook, ha suscitato soprattutto reazioni divertite: c’è chi posta foto di pinguini in fila sul ghiaccio, chi di pope ortodossi in processione, chi paragona i clubber in fila ai guardiani della night watch in Game of Thrones. Ma c’è anche chi avanza critiche su una libertà di espressione che si trasforma sempre più facilmente in fiera dell’omologazione: «Rest in peace individualism» (individualità riposa in pace), scrive qualcuno; «conformismo ai massimi livelli, pecore», dice qualcun altro. Altri ancora commentano caustici: «mi domando quante t-shirt nere abbia venduto H&M dall’apertura del Berghain». E alcuni fanno notare che sono riusciti a entrare senza problemi pur indossando una maglietta beige o un normalissimo jeans. Il dibattito resta aperto, come quasi sempre succede in fatto di Berghain.

Foto di copertina © Facebook – Lee Jones

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