Berlinale: The Dinner, la recensione del film con Richard Gere

L’adattamento cinematografico del romanzo The Dinner dell’autore olandese Herman Koch, diretto dal regista israeliano Oren Moverman, festeggia la première mondiale alla 67. edizione del Festival del cinema di Berlino.

La trama

Già adattato fra gli altri dall’italiano Ivano De Matteo (I nostri ragazzi), il romanzo di Koch fornisce ottimo materiale narrativo per un thriller psicologico sul grande schermo. Stan (Richard Gere), affermato politico statunitense, e la compagna Kate (Rebecca Hall) invitano Paul (Steve Coogan), fratello minore di Stan, e la rispettiva moglie Claire (Laura Linney) a cena in un ristorante di lusso. Motivo dell’incontro non è tuttavia il festeggiamento di una ricorrenza, bensì la discussione di una tragedia che ha colpito entrambe le famiglie. Rick e Michael, figli adolescenti delle due coppie, hanno commesso un grave crimine, i cui dettagli emergeranno gradatamente nel corso della cena. Malgrado Stan e Paul non si frequentino da molti anni (sin dall’infanzia Paul si sente il fratello più svantaggiato), le due famiglie si incontrano per discutere di come risolvere la questione, e non senza difficoltà: non soltanto il conflitto tra fratelli e l’instabilità mentale di Paul rappresentano degli ostacoli al normale svolgimento della discussione, ma anche gli impegni politici di Stan, gli screzi tra Paul e Claire, tra Stan e Kate e addirittura tra Paul e Kate posticipano continuamente l’inizio del vero confronto per cui si sono riuniti. Ma alla fine gli adulti dovranno venire al dunque e proporre una soluzione: ed è a questo punto, in particolare nei tentativi di giustificare e coprire i figli o perlomeno di sospendere il giudizio sulla loro terribile azione, che emergerà la loro mostruosità.

The Dinner all’americana

Come Oren Moverman stesso ha dichiarato, il film si intitola The Dinner, la cena, ma di fatto è un film in cui si mangia molto poco. Il ruolo delle portate è più che altro strutturale: esse non scandiscono soltanto il pasto, ma il film stesso. A ogni tentativo di portare avanti la discussione corrisponde l’entrata di un piatto esclusivo corredata di dettagliate spiegazioni da parte dello staff del ristorante: ogni portata (antipasti, piatto principale, formaggi, dessert, digestivi) segna pertanto un capitolo della storia. Moverman pone lo spettatore di fronte a un fallimento che è molto più che generazionale: i figli sono “marci” tanto quanto i padri. Sembra addirittura che il violento crimine commesso da Rick e Michael sia da ricondurre implicitamente ai genitori. Peccato per il tentativo del regista di incorporare linee narrative parallele (la malattia di Claire, la psicosi di Paul, la narrazione della battaglia di Gettysburg del 1860), che finiscono per indebolire il cuore tematico del film anziché approfondirlo. Con questo adattamento di The Dinner è chiaro quanto sia stato importante per Moverman plasmare il romanzo di Koch sulla storia e la realtà americane. Il film tocca tematiche importanti per gli Stati Uniti, per esempio la Guerra civile (fissazione di Paul, insegnante di storia) e il razzismo (le angherie cui Michael e Rick sottopongono il fratello adottivo di colore Beau).

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Foto di copertina: The Dinner – Wettbewerb 2017 – USA 2016 – von Oren Moverman – Steve Coogan, Laura Linney © 2016 Tesuco Holdings Ltd

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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