Berlino-Castelvecchio 1959 e quella magica corrispondenza tra una classe di tedeschi e 3 fratellini italiani

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di Mara Moretti

Il mio primo viaggio a Berlino andò a monte per problemi scolastici. Ma poi il legame con questa città si è trasformato in amore eterno grazie a una storia di persone speciali. È una storia che parla di sogni realizzati. Spesso i media raccontano di armi atomiche, muri, guerre e ci spaventano. Questa anche. Ma non solo. C’è anche collaborazione, amicizia e speranza. Inizia nel lontano 1959, in un paesino dell’Appennino modenese collegato al resto del mondo grazie alle trasmissioni radiofoniche.

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L’Europa aveva appena avviato il faticoso processo di ricostruzione post-guerra. L’Appennino, abitato prevalentemente da agricoltori, si andava spopolando per migrare alla ricerca di risorse economiche più certe in quella che ora è nota come piastrella valley. Nel resto del mondo era invece in atto la cosiddetta guerra fredda. Il bollettino radio parlava di ponti aerei su Berlino, di una città che sarebbe stata divisa in due parti da un muro e filo spinato. Fu la curiosità di tre fratellini, ascoltatori per caso di quelle notizie, a gettare il primo seme di un’esperienza socio-culturale avviata grazie a una letterina scritta assieme al maestro A. Poppi e spedita (era appunto il Marzo del 1959, in prossimità della Pasqua) a una “scuola elementare di Berlino Ovest”, fiduciosi quantomeno nell’efficacia dei servizi postali dell’epoca. Due mesi dopo arrivò una lettera. Era scritta in tedesco con una calligrafia ordinata ma comunque incomprensibile se non fosse stato per la traduzione che l’accompagnava. Iniziò uno scambio di corrispondenza, di informazioni, disegni e cartoline che documentavano luoghi, abitudini, differenze.

Tre ragazzini la cui età massima non superava i 12 anni si confrontavano con una classe di 35 alunni dai 12 ai 14 anni. I primi vivevano in un paesino di campagna mentre gli altri in una metropoli segnata dalla guerra. I tedeschi raccontavano “a Berlino ci sono molti campi sportivi, ci sono lo Zoo e il Giardino Botanico, ci sono numerosi laghi e fiumi che fanno della nostra città un paradiso per lo sport nautico. Teatri e cinema…. c’è anche il Festival del cinema!”. Gli italiani, o meglio, noi, a Castelvecchio, avevamo galline, conigli, mucche allevate dai nonni…Ruzzolavamo nei campi e ci arrampicavamo sugli alberi; andavamo a scuola a piedi senza il timore del traffico e quando era necessario usavamo la corriera degli operai e degli studenti per scendere a Sassuolo.

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Pur con le difficoltà derivanti anche dagli umori anti-Germania che ancora persistevano nella gente del nostro territorio colpita tragicamente dal passaggio del nemico, si arrivò nell’Agosto 1960  al primo incontro ufficiale: Prignano s/Secchia ospitava gli alunni della Leistikow Schule di Zehelendorf che visitarono per la prima volta diverse città italiane, incontrando anche il Papa e partecipando alle Olimpiadi. Il peggioramento della situazione politica internazionale portò realmente, esattamente un anno dopo, alla costruzione del famigerato muro ma nonostante ciò, nel settembre 1964, anche gli studenti di Castelvecchio e Prignano poterono recarsi a Berlino ospiti del governo locale e vedere con i loro occhi la realtà di cui avevano solo sentito parlare.

Questa storia, in qualche modo straordinaria, scaturì dall’incontro di due menti illuminate e determinate: un modesto operaio, Eugenio Moretti, papà dei tre fratellini, e Gerd Geiseler, l’insegnante della Leistikow Schule, che aspiravano a un futuro più sereno per le nuove generazioni.

Ma la storia non finisce qui.

Il sogno pienamente realizzato dai due visionari è stato documentato nel 1995 nel libro La Formica e l’Orso (titolo che, trovato tra gli appunti di Eugenio, intendeva sottolineare l’incontro del piccolo paese con la grande città, a loro volta protagonisti di questa storia). In questa circostanza si sono rinnovati gli incontri di quanti avevano raccolto e condiviso quell’esperienza particolarmente coinvolgente assieme ai figli e i nipoti dei due protagonisti principali ormai scomparsi. Loro, Eugenio e Gerd, saranno felici di apprendere che i loro ideali hanno trovato un terreno fertile.  Infatti, nell’ambito delle celebrazioni del “Giorno della Memoria 2007”, è stata realizzata una mostra dall’Istituto Scolastico G. Berti di Prignano S/Secchia di cui un gruppo di alunni e insegnanti aveva intrapreso una relazione epistolare con ragazzi del Gymnasium Villa Elisabeth di Wildau, cittadina a sud-est dell’ex Berlino orientale. Qui, a Wildau, i nostri ragazzi sono stati accolti nel settembre del 2009, proprio in prossimità dei festeggiamenti per il XX anniversario della caduta del famigerato “muro di Berlino”, potendo così visitare una metropoli libera e totalmente rinnovata.

eugenio

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