Berlino e le case occupate ad Est del muro: storia di un fenomeno culturale dagli anni’90 ai giorni nostri

All’indomani della caduta del muro si avvera il sogno di ogni Besetzer: interi edifici rimangono vuoti, abbandonati dagli Ossi, gli abitanti di Berlino Est, scappati ad inseguire l’Ovest. Ben presto Friedrichshain inizia a popolarsi di una colorata colonia di Hausbesetzer (occupatori di case) che qui si stabiliscono, sviluppando progetti sociali, collettivi e iniziative culturali: nasce il mito di Berlino e le case occupate ad Est diventano uno simboli della cultura contemporanea della città.

120 gli edifici occupati nel quartiere, la Mainzer strasse diventa presto il simbolo della lotta per il diritto alla casa, occupata il 1 maggio del ’90. A Novembre la zona è teatro di una delle più aspre battaglie della storia moderna berlinese: 4000 poliziotti si scontrano con 500 occupanti, barricate, gas, lacrimogeni e arresti selvaggi, caratterizzano l’evento come una vera e propria guerriglia urbana.

Tutto ha inizio sulla Schönhauser Allee, nel quartiere di Prenzlauer Berg, già nell’estate dell’89, prima della caduta del muro e delle grandi manifestazioni di Alexander Platz. Questo momento, rivendicato solo dopo Die Wende (La Svolta), segna l’avvio di vere e proprie ondate di occupazioni, durante le quali saranno i dimostranti “conquisteranno” fino a 30-40 edifici per volta. Da allora, il fenomeno delle occupazioni abusive andrà avanti fino alla metà degli anni 90.

Dopo un primo segnale di interesse da parte delle istituzioni locali, solo fittizio, in merito alla necessità di gestire il problema attraverso un timido tentativo di trattativa per quanto concerne la questione contrattuale, Berlino cambia radicalmente la sua politica riguardo al movimento delle occupazioni e passa all’attacco.

Nel Novembre del ‘90 iniziano le operazioni di sgombero a Lichtenberg e Prenzlauer Berg. Contemporaneamente la Polizia tenta di liberare l’area di Mainzer Strasse, dove si concentrano ben 12 case occupate, ognuna legata ad un progetto sociale differente e con iniziative dai diversi contenuti: dalla “Haus” che apre un locale-biblioteca con libri di movimento e politica, a quella occupata solo da omosessuali, tutto in una Berlino finalmente riunita, dove la voglia di esprimere la propria opinione, su qualsiasi tema, all’ombra del Muro e della censura da poco cadute, è davvero molto forte e giustificata.

Nascono servizi per l’informazione (politicizzata…), locali per la vendita dei più disparati articoli, in un quartiere dove, bisogna tenerne conto, ci sono ancora pochi negozi e comunque mai aperti la sera. Si fondano cooperative di diffusione dei prodotti delle ex-comunità agricole della ex-DDR e non mancano attività ludiche per i più piccoli, incontri, concerti, eventi in piazza. Si moltiplicano inoltre i dibattiti spontanei: è pur sempre il 1990, l’anno dei festeggiamenti e da festeggiare, gli Ossi e i berlinesi tutti, ne hanno ben donde.

La festa dura fino a quando le autorità dell’allora ancora divisa Berlino Est decidono di usare la cosiddetta Berliner Linie, una politica già praticata a Ovest dall’81, secondo la quale, le case già occupate vengono tollerate, mentre le nuove occupazioni sono contrastate e gli sgomberi resi operativi entro 24 ore. Sposata questa linea politica dalle autorità orientali, il passaggio allo sgombero dei 12 edifici nella Mainzer è breve.

Il 12 novembre vengono sgomberate le prime tre case e gli occupanti si preparano ad una lunga lotta di resistenza, si serrano all’interno degli edifici e creano delle vere e proprie barricate per strada. La battaglia esplode due giorni dopo: migliaia di poliziotti, blindati, elicotteri ed idranti superano a fatica le barricate, bombe molotov ed una pioggia di oggetti d’ogni genere lanciati dalle finestre sugli agenti. Le case sulla Mainzer strasse vengono sgomberate, gli arresti sono circa 300 e per molti giorni il quartiere rimane militarizzato.

La guerriglia di Friedrichshain rappresenta un duro colpo, sia per chi subisce sfratti ed arresti, sia per la città, che si trova a dover gestire una situazione mai creatasi prima: è da qui in poi che gli occupanti e l’amministrazione provano a dialogare, si cercano e trovano, in alcuni casi, formule di contratti di affitto, ristabilendo così un equilibrio. Attraverso il principio dell’ autogestione, i cittadini partecipano attivamente alla ristrutturazione degli edifici, prestando manodopera e finanziando parzialmente i lavori; il Senato fa il suo, mettendo a disposizione circa 13 milioni di euro per promuovere le iniziative e trovare, al tempo stesso, una soluzione rapida ed economica allo sfacelo architettonico degli ex quartieri centrali di Berlino Est.

Innumerevoli le iniziative cittadine e le associazioni che nascono per coordinare i lavori, sembra che ognuno abbia trovato un proprio ruolo e una collocazione, ma è solo un equilibrio apparente. Il vento cambia da lì a poco con l’Einigungsvertrag (contratto di unificazione), che introduce il principio di restituzione ai legittimi proprietari degli immobili espropriati dalla statalizzazione del patrimonio immobiliare, attuata durante la DDR. Questa fase crea un enorme caos nella definizione delle proprietà, lasciando ampio spazio agli investitori di inserirsi selvaggiamente nel mercato immobiliare berlinese: è il momento in cui vengono lanciate le basi del processo di trasformazione di Friedrichshain, non lontano da Alexander Platz, che rappresenta un ambito bacino da sfruttare.

Alcuni gruppi comunitari, seguendo i programmi di organizzazione autonoma finanziati dallo Stato, riescono a mantenere i propri spazi. Oggi le Hausprojekt portano avanti progetti sociali e culturali, rivolti al quartiere e non solo. La Rigaer strasse, ad esempio, una delle strade che fino venti anni fa era costituita quasi interamente da case occupate, non è “ancora totalmente” scaduta nel residenzialismo rimodernato e ci accoglie con le sue facciate colorate e fantasiose, ma le differenze rispetto al passato sono davvero tante e la situazione ancora va cambiando.

Andrebbe fatto un distinguo situazione per situazione, ogni occupazione ha una sua storia da raccontare, di resistenza e di progetti, che la identifica, la grande differenza è da leggere nelle diversità di evoluzione del movimento d’occupazione a Ovest e poi a Est.

Sul sito interattivo Illustrierte Karte zu Hausbesetzungen è possibile ripercorrere cronologicamente il movimento di occupazione e i progetti culturali dal ‘70 (a Ovest) ad oggi; pochi gli spazi rimasti, colonizzati da senza tetto, oltre ad un paio di Wegenburg (delle specie di minivillaggi di roulotte) che ancora resistono, per quanto non possiamo dirlo: si sa, la gentrification (trasformazione urbana) è dietro l’angolo.

ricerca a cura di Z.Munizza, responsabile del progetto Berlino Explorer che organizza guide tematiche ed esplorazioni urbane.

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Zuleika Munizza

Zuleika Munizza responsabile del progetto di ricerca Berlino Explorer, presenta e racconta Berlino attraverso la sua storia e le sue trasformazioni, da un punto di vista architettonico e sociale.

One Response to “Berlino e le case occupate ad Est del muro: storia di un fenomeno culturale dagli anni’90 ai giorni nostri”

  1. 25 anni di occupazioni a Berlino Est - Berlino Explorer

    […] pubblicato nella sezione Berlino Nascosta del Magazine Berlino Cacio e […]

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