Berlino ha più atei che credenti. Nessuna capitale così in Europa

«La lettura del giornale è la preghiera mattutina dell’uomo moderno», affermava il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Parafrasando questa celebre frase potremmo dire che la preghiera dei berlinesi, la domenica mattina, è con ogni probabilità costituita più spesso da un rituale laico come la coda per entrare al Berghain, un ricco e pigro brunch o la visita a uno degli splendidi musei della capitale, che non dalla partecipazione a una messa. E in effetti, stando a questo sondaggio riportato dal The Guardian, circa il 60 per cento dei berlinesi dichiara di non professare alcuna religione. Gli atei, insomma, si attestano di gran lunga come la maggioranza della popolazione, in una città dove pure convivono tante confessioni religiose, dalla cristiana (in primis evangelica e poi cattolica), alla musulmana (in grande crescita), fino ad arrivare a minoranze come quella ebraica e buddhista o a interessanti proposte di dialogo inter-religioso come la House of One.

Capitale atea d’Europa

Non è un caso, allora, che Berlino sia stata ribattezzata «la capitale atea d’Europa». Come rileva il The Guardian stesso, misurare qualcosa di così soggettivo e intimo come la fede (o, all’opposto, la convinzione che non esista alcun essere trascendente) resta sempre impresa proibitiva, destinata necessariamente ad avere margini di errore. Basti pensare, ad esempio, a tutte le persone battezzate – e che dunque compaiono nei registri delle parrocchie – e poi nel corso del tempo allontanatesi dalla vita religiosa. Queste difficoltà, ad ogni modo, non hanno impedito agli studiosi di provare ugualmente a elaborare delle statistiche: così, se la città più “miscredente” del Regno Unito è Norwich, dove il 42,5 per cento dei residenti si definisce “senza religione”, in America il più basso tasso di persone “Bible-minded” (lo studio è dell’American Bible Society) si riscontra in città come Albany, Boston e – ironia della sorte – Providence, tutte con percentuali di soggetti “orientati alla Bibbia” comprese tra il 10 e il 12 per cento.

Ich bin atheist

Ben pochi posti in Occidente, comunque, sembrano avere il grado di secolarizzazione raggiunto da Berlino. Nella capitale tedesca ha sede anche un frequentato centro dell’Humanistischer Verband Deutschlands (HVD), associazione fondata nel 1993 che promuove una radicale forma di umanesimo secolare. Gli iscritti all’HVD rifiutano dogmi, superstizioni e concetti soprannaturali come criteri di orientamento dell’azione umana e si battono su una serie di temi cari alla tradizione atea, dalla laicità dello Stato e della scuola al primato della ragione e del naturalismo filosofico. Ma in città l’ateismo è talmente diffuso che qualcuno ha pensato bene di basarci persino un brand che produce scarpe artigianali, la Atheist Shoes. Il progetto è partito quasi per caso nel 2012, quando i futuri fondatori dell’impresa decisero di imprimere per gioco sotto la suola di una scarpa la scritta Ich bin atheist (sono ateo). L’idea, postata sul web, ebbe talmente successo che la Atheist Shoes ora vende scarpe “atee” in tutto il mondo, con tanto di slogan-provocazione: «Per quelli che vivono sui loro piedi, non sulle loro ginocchia».

Foto di copertina © Atheist Shoes

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Gianpaolo Pepe

Laureato in filosofia politica e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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