Berlino, la street art ricorda Giulio Regeni col murale dell’egiziano El Teneen

Giulio Regeni

Un muro di Berlino in Marienburger Strasse, nel quartiere Prenzlauer Berg, ospita da qualche giorno il sorriso di Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano trovato morto il 3 febbraio 2016 in un deserto alla periferia del Cairo, in circostanze ancora oggi poco chiare. Il ritratto è stato realizzato da El Teneen, pseudonimo di uno degli artisti più influenti d’Egitto, diventato noto per i suoi murales politici realizzati nella capitale egiziana dopo la Primavera araba del 2011.

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Photo © Francesca Matta

I fatti. «L’hanno ucciso come un egiziano» si legge sul graffito di El Teneen, che riprende le parole di Paola Regeni, madre del ricercatore, durante una conferenza stampa tenuta in Senato il 29 marzo scorso. Il caso Regeni è tutt’altro che isolato in Egitto: secondo quanto riferito dall’associazione Amnesty International, autrice della campagna Verità per Giulio, solo nel 2015 nel paese governato da al-Sisi ci sono stati 1100 casi di tortura, di cui 500 con conseguenze mortali, oltre a diverse centinaia di sequestri, e nel 2016 si sono registrati già 88 casi di tortura8 morti.

La protesta in Egitto. Il volto di Giulio Regeni è stato disegnato con degli stencil in via Mohamed Mahmoud, al Cairo, come azione di protesta iniziata da un gruppo di street artist egiziani, tra cui, oltre a El Teneen, anche alcuni nomi conosciuti come iAhmed e Naguib, da sempre contro la politica repressiva del presidente al-Sisi nei confronti delle opposizioni. Non è un caso che sia stata scelta proprio una delle strade che dipartono da piazza Tahrir, l’epicentro delle rivolte del 2011, conosciuta anche come ‘la strada dei graffiti’, in cui i writer ricordano i martiri della rivoluzione, spesso scontrandosi con la polizia, che ha tentato più volte di cancellare le loro firme.

Giulio Regeni. È stato un ricercatore italiano all’Università di Cambridge. Dopo aver lavorato all’ONU per lo sviluppo industriale, stava conseguendo un dottorato di ricerca al Girton College e si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani all’Università americana del Cairo, raccontando in alcuni articoli pubblicati dall’agenzia di stampa Nena la situazione instabile del Paese in seguito alla rivoluzione egiziana del 2011. Ha vinto per due volte consecutive il premio Europa e giovani (2012 e 2013) per i suoi studi sul Medio Oriente. È stato rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria, in circostanze ancora da chiarire. L’associazione Amnesty International ha deciso di iniziare la campagna mediatica Verità per Giulio, per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca nell’oblio.

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Tutte le foto © Francesca Matta

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