Berlino, l’acqua del rubinetto non è buona come si pensa

La potabilità dell’acqua di Berlino è da mesi sotto accusa. Lo riporta la Berliner Zeitung.

Campanello d’allarme è stato ad aprile 2016 il rilevamento di una consistente crescita della percentuale di solfati nella Sprea, il fiume che attraversa Berlino, che andrebbe a compromettere la potabilità dell’acqua della città.

I dati

I 3,5 milioni di abitanti della capitale tedesca consumano 560.000 metri cubi di acqua al giorno. Nove centrali idriche sono in grado di produrre giornalmente 1,1 milioni di metri cubi di acqua potabile. 700 pozzi, situati perlopiù in prossimità della centrale di Dahme, sulle rive dei fiumi Sprea e Havel e del lago di Tegel, sono deputati all’estrazione di acqua dal terreno. I quartieri orientali e centrali di Berlino vengono riforniti dai 210 pozzi della centrale idrica di Friedrichshagen, sulle rive del lago Müggelsee, mentre quelli occidentali da Tegel, Beelitzhof e Stolpe.

Un valore limite

Negli ultimi tre anni la presenza di solfati nella Sprea ha letteralmente subito un’impennata, raggiungendo una concentrazione compresa tra i 250 e i 300 milligrammi per litro. Ma già in prossimità della centrale idrica di Friedrichshagen, che fornisce acqua a circa 800.000 abitanti dei quartieri orientali e centrali di Berlino, la concentrazione di solfati nelle acque freatiche è molto alta: oscilla in media tra i 180 e i 200 milligrammi per litro, presso alcuni pozzi raggiunge addirittura i 250 milligrammi per litro. Questo significa che il contenuto di solfati nelle acque attorno alla centrale è raddoppiato rispetto ai primi anni Duemila. Nell’acqua potabile l’aumento è stato invece di un quarto. La concentrazione raggiunta nel 2016 rappresenta un valore limite: se dovesse aumentare ulteriormente, l’acqua potrebbe infatti diventare dannosa per la salute.

Inquinamento da solfati nella centrale idrica di Friedrichshagen (Berliner Morgenpost).
Inquinamento da solfati nella centrale idrica di Friedrichshagen (Berliner Zeitung).


Le cause dell’inquinamento

Il meteo secco degli ultimi anni ha senza dubbio contribuito all’aumento della concentrazione di solfati nella Sprea e di conseguenza nell’acqua potabile di Berlino. Responsabili di questo inquinamento sono tuttavia in primo luogo le miniere di lignite della Lusazia, la regione compresa tra la Germania orientale, la Polonia e la Repubblica Ceca, che vengono riempite d’acqua e trasformate in laghi artificiali: questo processo di trasformazione provoca il rilascio di sostanze inquinanti nella Sprea che vanno a incidere sulla potabilità dell’acqua di Berlino.

Possibili soluzioni

Per eliminare i solfati dall’acqua bisognerebbe ricorrere a un trattamento chimico. Questo comporterebbe non soltanto uno stravolgimento dell’estrazione naturale, ma anche investimenti economici e di conseguenza un aumento dei prezzi dell’acqua. Secondo i Berliner Wasserbetriebe, ente gestore dell’acqua a Berlino, un litro d’acqua nella capitale tedesca costa 0,5 centesimi di euro, molto di più rispetto alle tariffe italiane: a Roma infatti, per un’utenza base domestica, un litro d’acqua costa 0,07 centesimi di euro, come stabilito nell’articolazione tariffaria 2016 di Acea. «Non vogliamo che il problema venga risolto con la chimica. Bisogna agire sul rilascio di solfati nelle miniere della Lusazia», ha dichiarato Elke Wittstock, direttrice della centrale idrica di Friedrichshagen, ma questa soluzione sembra tutt’altro che semplice da realizzare.

Un bilancio

«La nostra acqua continua a essere di ottima qualità», sostiene la Wittstock. «In ogni caso migliore della maggior parte delle acque minerali», aggiunge Stephan Natz, portavoce dei Berliner Wasserbetriebe. Secondo Natz l’acqua di Berlino è persino migliore dell’italiana San Pellegrino, che avrebbe una concentrazione di solfati pari a 445 milligrammi per litro. I Berliner Wasserbetriebe non ritengono preoccupante la crescita della concentrazione di solfati, ma continuano a monitorarne i valori.

 Foto di copertina © lizbennington – Berlin – CC BY-SA 2.0

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