Berlino non è il paradiso. La lettera di protesta degli italiani che lavorano nella ristorazione (italiana)

“Più diritti e garanzie, niente più di ciò che già garantisce la legge tedesca“. Sono queste le richieste del collettivo Berlin Migrant Strikers che lo scorso 17 aprile ha letto sul palco del concerto della Banda Bassotti e dei 99 Posse all’SO36 di Kreuzberg un comunicato per ribadire la propria posizione contraria ai tanti sfruttamenti subiti da ristoratori italiani (e non) della capitale tedesca. Non è ovunque così e a Berlino non sono solo i ristoratori italiani a sfruttare i lavoratori, purtroppo non sono però casi isolati.

Al comunicato ora si aggiunge una vera e propria lettera. Ecco cosa chiedono:

Contratti in regola per tutti/e i lavoratori.

– I soldi dovranno essere versati sui rispettivi conti bancari o in cash accompagnati dalla busta paga che a fine mese deve essere consegnata ai lavoratori.

Ricordiamo alla controparte che una volta regolarizzati tutti i lavoratori, è severamente vietato presentare buste paga false il cui numero di ore sulla busta paga non rispetta quelle segnate da contratto.

– Dal momento in cui entrano in vigore i contratti, bisogna rispettare il minimo sindacale, di 8,50 euro all’ora dove non viene ancora applicato. Ciò significa e teniamo a precisarlo che lì dove i salari superano il minimo sindacale questi non devono essere per nessun motivo abbassati ai lavoratori, ma devono rimanere tali e deve essere dichiarato il valore effettivo e reale del salario sulla busta paga. E’ severamente vietato per esempio se un lavoratore prende 10 euro all’ora, fargli un contratto da 8,50 euro all’ora e dargli altri soldi in nero.
Le buste paga devono essere reali, così da garantire ai lavoratori l’ accesso al welfare e a poter dare garanzie per i contratti di casa.

– Pagare la Krankenkasse (assicurazione sanitaria) ai proprio dipendenti.

Malattia: Per legge il datore di lavoro è obbligato a pagare la malattia per un massimo di 6 settimane, dopo di che è l’ assicurazione sanitaria che paga. Ricordiamo che se si è influenzati è un diritto del lavoratore stare due giorni a casa, e non ha bisogna della carta del medico per farsi retribuire questi 2 giorni.

Ferie: Ad ogni lavoratore spettano 4 settimane di ferie l’ anno, ovvero 20 giorni, dato che in Germania il lavoro a settimana e di 5 giorni su 7. Da contratto le ferie possono anche superare i 20 giorni, ma per legge non possono esserne di meno.

Pause: Dopo 6 ore di lavoro si ha diritto ad una pausa di 30 minuti o 2 pause da 15 min. Le aziende con più di 10 dipendenti devono avere uno spazio idoneo per effettuare la pausa. ( La pausa però dopo va recuperata in termini di lavoro ).
– Vogliamo inoltre che i datori di lavoro, si confrontino con i lavoratori per trovare soluzioni rispetto alle metodologie di lavoro e rendere così i turni meno stancanti.

Straordinari: Gli straordinari devono essere pagati il 25% in più all’ora, dove si lavora per più di 40 ore a settimana.

Maternità: Non si può licenziare una lavoratrice prima dei 13 mesi, ovvero 9 per la gravidanza e 4 dopo la nascita del bambino. Il periodo di maternità ovviamente deve essere retribuito.

Licenziamenti: In caso di licenziamento i datori di lavoro devono dare un preavviso un mese prima, se invece non si sono superati i 6 mesi di lavoro il preavviso deve essere di 2 settimane prima del licenziamento. E’ assolutamente vietato sequestrare i documenti dei lavoratori una volta terminato il rapporto di lavoro.

Inoltre richiediamo: Stop mobbing ed umiliazioni ai lavoratori ed invitiamo questi ultimi ad organizzarsi sul posto di lavoro per far rispettare i propri diritti e lottare per migliorare le proprie condizioni di lavoro ed i propri salari.

Nessuna ripercussione legale verso gli ex – lavoratori che hanno alzato la testa e verso chi li ha supportati.

Photo:© Peter Wetherell CC BY SA 2.0

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One Response to “Berlino non è il paradiso. La lettera di protesta degli italiani che lavorano nella ristorazione (italiana)”

  1. ruttone

    Perché non ricordare ancora una volta che gli “sfruttatori” sono in questo caso proprio gli organizzatori del concerto, ovvero i proprietari delle 3 famose pizzerie, ovvero quelle persone che si riempiono tanto la bocca col comunismo, l’antiberlusconismo e via sproloquiando. Quelli che mettono un cartello in entrata “cucina casalinga POPOLARE” e poi non pagano i propri dipendenti abbastanza da potersela permettere, quella cucina. Quelli che dovrebbero essere incredibilmente contenti che in Germania esistano salario minimo, assicurazione medica per tutti, tutela del lavoratore, e poi invece se ne fregano altamente, anzi minano quel sistema di solidarietà sociale non alimentandolo con i propri (e giusti) contributi.
    Questa bella storia è l’ennesima conferma del fatto che l’avidità è una brutta bestia da una parte, e del fatto che il vero colore delle persone non si vede dalle parole e dagli slogan, ma dai fatti, dall’altra.
    E che brutto colore, in questo caso.

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