«Berlino pericolosa? Solo allarmismo. Ma Görli resta un problema»

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Carsten Müller, vicedirettore dell’ufficio stampa della polizia di Berlino, ci accoglie nell’atrio di uno degli edifici del vecchio aeroporto dismesso di Tempelhof, in Platz der Luftbrücke 6. Il presidio di polizia della capitale tedesca ha qui la sua sede già dal 1951. Müller lavora da undici anni nell’ufficio stampa di cui è vicedirettore da quattro. Il suo eloquio cordiale e pacato, intervallato da qualche battuta per rompere il ghiaccio, rivela una lunga abitudine alle interviste e alle fotografie. Si preoccupa anche dell’acustica, probabilmente per far sì che neanche una delle sue parole venga travisata, distorta, manipolata. Dalla raffica delle nostre domande sul tema della sicurezza a Berlino, Müller si difende egregiamente imbracciando uno scudo di politically correctness come solo un portavoce del suo calibro è in grado di fare.

Sicurezza a Berlino: la statistica. Di recente è stata divulgata la statistica sulla criminalità a Berlino per l’anno 2015 (polizeiliche Kriminalstatistik Berlin 2015), che attesta un aumento del numero di reati pari al 4,9% rispetto all’anno precedente. In particolare si è registrato un aumento dei casi di furto (+10,0%), di detenzione e spaccio di stupefacenti (+17,0%) e di reati di permanenza irregolare di extracomunitari sul territorio (+32,4%). Di contro si è registrata una diminuzione dei casi di omicidio, violenza sessuale, rapina, minaccia e lesioni personali. In merito a questi primi due mesi del 2016 non si può ancora trarre un bilancio, anche se nei media regna già l’allarmismo: stando alle notizie, molestie, aggressioni e omicidi sarebbero all’ordine del giorno. Ma come vanno interpretati questi dati? Come ci si deve relazionare all’allarmismo mediatico? Va preso sul serio o relativizzato? È chiaro che i dati delle statistiche vanno interpretati, così come la percezione della criminalità va confrontata con i numeri. L’aumento dei reati commessi nel 2015 rispetto al 2014 è infatti riconducibile anche alla crescente disposizione alla denuncia dei cittadini e dei frequentatori di Berlino; quello dei reati commessi sui mezzi di trasporto pubblico dipende anche dall’incremento generale del numero di viaggiatori; infine, l’aumento dei reati di permanenza irregolare di extracomunitari sul territorio va collocato entro il quadro della crisi migratoria che ha investito l’Europa dalla seconda metà del 2015. Rispetto ai numeri delle statistiche, Müller non si sente di assumere toni di preoccupazione: «Berlino è sempre stata e resta una città sicura, soprattutto grazie alla presenza capillare della polizia».

Come ci si deve relazionare rispetto ai dati emersi nella statistica sulla criminalità 2015 e all’atteggiamento allarmista dei media?

È comprensibile che in una metropoli come Berlino, così come in altre grandi città europee, vengano commessi continuamente reati. Il reato in sé non è mai collegato a un luogo specifico, ma è condizionato dalla disposizione alla violenza del singolo delinquente, che la polizia persegue indipendentemente da provenienza, nazionalità, colore della pelle e religione. La percezione dei reati non corrisponde sempre ai numeri rilevati dalle statistiche. Specifici crimini, soprattutto gravi, come per esempio aggressioni o pestaggi avvenuti per strada, registrano com’è ovvio una particolare eco mediatica che può facilmente portare ad allarmismi ingiustificati. Anche se i media riferiscono continuamente di crimini, non bisogna dedurne obbligatoriamente che Berlino non sia più una città sicura o che nella capitale ci siano determinate zone in cui non conviene avventurarsi. Lo voglio dire in modo chiaro: non è vero che i reati vengono commessi in specifiche zone o strade di Berlino; inoltre in questa città non ci sono No-Go-Area, ossia zone pericolose in cui non c’è o c’è meno polizia. Non ce ne sono mai state. La polizia sarà sempre presente o si recherà ovunque vengano commessi crimini. Capita sovente che gli abitanti o i frequentatori di una zona x segnalino un aumento di crimini nell’area. Spesso si tratta di mere percezioni che non trovano uno speculare riscontro nelle statistiche. La trasmissione delle informazioni e la comunicazione giocano un ruolo fondamentale nella distorsione della realtà. Per questo voglio dire ai cittadini e ai frequentatori di questa città di rivolgersi direttamente alla polizia qualora percepiscano una diminuzione della sicurezza in una determinata zona. La polizia provvederà a inviare in loco i funzionari addetti alla prevenzione al fine di innescare una reazione dissuasiva, per esempio indicando quali precauzioni adottare per evitare che la propria bicicletta venga rubata o come tutelarsi da scassi nell’abitazione o nelle cantine.

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© Giulia Filippi per Berlino Magazine

I reati commessi a Berlino rientrano tra i fenomeni propri delle metropoli o hanno qualcosa di tipicamente berlinese?

Quando parliamo di reati commessi a Berlino, parliamo di furti, lesioni corporali e assalti o rapine a determinate istituzioni come le banche, gli istituti finanziari, le poste. Dal mio punto di vista non si tratta di fenomeni tipicamente berlinesi: come ho già specificato, il reato non è condizionato dal luogo in cui viene perpetrato.

Molti dei crimini riportati dai media nell’ultimo periodo sono stati commessi nelle stazioni della metropolitana. Ritiene che i mezzi di trasporto pubblico di Berlino siano poco sicuri?

Non lo penso affatto e invito tutti a continuare a utilizzare i mezzi di trasporto pubblico, che si tratti di U-Bahn, S-Bahn o autobus, perché restano estremamente sicuri. La polizia lavora a stretto contatto con la BVG (Berliner Verkehrsbetriebe, l’azienda tedesca che gestisce il trasporto pubblico a Berlino, n.d.r.). Negli ultimi anni abbiamo sviluppato strategie sempre nuove, diverse in base all’orario e ai flussi di passeggeri, proprio per rendere i mezzi più sicuri. Per esempio siamo consapevoli che in alcuni momenti della giornata dobbiamo essere più numerosi per garantire sicurezza. Le telecamere di sorveglianza sono un’infrastruttura fondamentale nel trasporto pubblico locale, poiché la presa in esame dei filmati ci permette di identificare responsabili di pestaggi e di molestie sessuali, di ricercarli e nel migliore dei casi arrestarli.

Quali sono le linee di trasporto pubblico più pericolose?

Per quanto ne so, non ci sono linee più pericolose di altre. E questo perché la presenza della polizia a Berlino è capillare. Dove c’è bisogno di polizia, la polizia va. Se ci si rende conto che serve più polizia, si muove più polizia. Nel caso in cui si rendano necessari dei rinforzi, si concedono rinforzi. In questa città non ci sono mai state aree in cui la polizia non fosse presente e non ce ne saranno mai. Perciò gli utenti possono sentirsi sicuri su tutte le linee di trasporto pubblico.

Da utente dei mezzi di trasporto pubblico a Berlino, come ci si può tutelare da crimini e come si può prevenirli consapevolmente?

Innanzitutto non bisogna mai pensare a priori che se utilizziamo i mezzi di trasporto pubblico ci accadrà inevitabilmente qualcosa. Consiglio di mantenersi sempre calmi e neutrali, che si viaggi con la U-Bahn, la S-Bahn o l’autobus. Prevenire è fondamentale: se ci si rende conto che si sta sviluppando una situazione critica, consiglio di rivolgersi all’autista dell’autobus oppure di scendere dal treno e di aspettare quello successivo. Se invece si è testimoni di un crimine è consigliabile chiamare la polizia direttamente dal posto utilizzando le colonnine per le chiamate di soccorso presenti in ogni stazione. Ma la cosa fondamentale è innanzitutto evitare di pensare: “qui mi succederà di certo qualcosa”.

Se il reato non è mai legato a un luogo specifico, per quale motivo quando si parla di reati nei media si nominano sempre Kottbusser Tor e Görlitzer Park?

In queste zone specifiche si è in effetti verificato un aumento del traffico di droga e, per quanto riguarda Kottbusser Tor, anche degli episodi di borseggio. Si tratta di fenomeni che la polizia affronta attraverso strategie di reazione rapida. Prendiamo ad esempio Görlitzer Park: la polizia ha lavorato fianco a fianco con i responsabili del parco per rendere ogni suo angolo ben visibile e aumentarne così la sicurezza. Siepi alte, numerosi arbusti, alberi folti e fitti ostacolavano la visuale. Per un visitatore la sensazione di non essere visibile o di ritrovarsi in qualche modo “solo” in un grande spazio pubblico poteva nuocere alla percezione di sicurezza personale. I provvedimenti adottati nel parco, messi a punto dalla polizia e dai responsabili della struttura, hanno cercato di eliminare gli ostacoli al suo interno e di migliorarne l’illuminazione, rendendolo così più libero e meglio visibile. Abbiamo feedback positivi dai visitatori che trovano ora il parco più piacevole e vi si sentono più sicuri. Abbiamo anche rinforzato la nostra presenza in loco: il visitatore del parco deve partire dal presupposto che la polizia è fisicamente presente anche se non è visibile. Nell’ambito del lavoro di polizia e soprattutto delle strategie di sicurezza per aree specifiche, la presenza di agenti in uniforme si associa sempre a forze civili che non sono riconoscibili a tutti, ma fanno parte senza dubbio di complesse misure di polizia.

La tolleranza zero introdotta a Görlitzer Park ha portato a una soluzione effettiva del problema spaccio?

La tolleranza zero rientra in un piano di sicurezza molto complesso: è soltanto uno dei tanti provvedimenti adottati. Gli interventi in quest’area hanno avuto successo, anche se non si può dire che il problema sia stato eliminato alla radice. Sembra che gli spacciatori della zona tentino piuttosto di riassumerne il controllo tornando alle loro attività non appena la polizia si allontana dal parco o non è fisicamente presente.

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© Giulia Filippi per Berlino Magazine

C’è un collegamento tra immigrazione e criminalità a Berlino?

Non si possono fare dichiarazioni precise e assolute sul rapporto tra sviluppo della criminalità e immigrazione. La polizia di Berlino ha indagato e analizzato la curva di sviluppo della criminalità nelle vicinanze degli alloggi per rifugiati. Le ricerche hanno dimostrato che in queste aree non si è verificato un significativo aumenti di reati che fossero riconducibili agli ospiti di queste strutture. Quando si prende in esame la zona circostante un alloggio per rifugiati, bisogna analizzarne il contesto urbano e prendere in considerazione anche cosa c’era prima che sorgesse l’alloggio in questione: bisogna verificare per esempio se nella zona si trovi una struttura già in precedenza nota per essere teatro di risse tra ubriachi oppure se l’alloggio si trovi vicino a un parco già conosciuto per essere un punto di spaccio. Ci vuole molta prudenza nel trarre conclusioni. Indipendentemente dalla prossimità con gli alloggi per rifugiati, non si può escludere che i reati possano essere commessi anche da richiedenti asilo, ma almeno per quanto riguarda Berlino non c’è rilevamento che attesti una relazione tra immigrazione e aumento della criminalità.

Quanto elevato è il rischio di attentati terroristici a Berlino?

Già da diversi anni Berlino vanta standard di sicurezza molto elevati. Questo è dovuto alla presenza in città di molte rappresentanze estere, ambasciate e consolati con un alto bisogno di protezione e tutela. A ciò si aggiunge il fatto che Berlino è una delle metropoli che potrebbe rientrare nel mirino del terrorismo internazionale. Per Berlino non sussiste tuttavia una minaccia concreta in termini di potenziali attentati terroristici. Non appena pervengono indicazioni concrete a riguardo, come è stato nel caso dell’attentato sventato lo scorso 4 febbraio, la polizia lavora a stretto contatto con le autorità di pubblica sicurezza (Sicherheitsbehörde, n.d.r.) su scala nazionale e internazionale per adottare subito provvedimenti. Non aspettiamo mai che qualcosa accada: il nostro motto è agire immediatamente e lo abbiamo dimostrato con le perquisizioni e gli arresti del 4 febbraio. In sintesi: cogliere indicazioni, reagire tempestivamente, ma soprattutto agire adottando provvedimenti adeguati alle circostanze.

Ritiene che la polizia di Berlino sia preparata a far fronte alla minaccia del terrorismo, anche in termini di numero ed equipaggiamento?

Nonostante gli standard di sicurezza di Berlino siano già molto elevati, la polizia è sempre aperta a miglioramenti e cambiamenti. Il numero delle forze, la dotazione e la preparazione vengono continuamente presi in esame, messi in discussione ed eventualmente adattati alle necessità. Dove si rendono necessari aggiustamenti, se ne discute e si introducono modifiche. In quanto a equipaggiamento e preparazione, ci si prepara per il caso reale attraverso simulazioni ad hoc. Con le forze dell’ordine si riproducono diversi scenari di azione: di solito ci si ispira a interventi di polizia verificatisi nella realtà, non per forza a Berlino, e si tenta di applicarli in allenamento. Nella preparazione è fondamentale la fase di analisi, che si suddivide in analisi preventiva e analisi successiva: l’obiettivo consiste nell’assicurare una preparazione ottimale mettendo a frutto il valore dell’esperienza. In sostanza: integrare l’esperienza di passate operazioni con eventuali migliorie. Questi processi sono molto vasti e complessi e richiedono l’impiego di molto tempo e personale. Il nostro modus operandi comporta infatti che ogni singola operazione venga rielaborata a posteriori per metterne a frutto l’esperienza.

In che direzione sta cambiando Berlino e di conseguenza la polizia?

Berlino è una città stimolante, cosmopolita, in costante crescita e metamorfosi. Sempre più persone trovano Berlino interessante per quanto mai disparate ragioni: professionali, famigliari oppure per l’incredibile e concentrata varietà che la città offre, sia essa di musei, cinema, teatri, locali, strutture sportive ecc. Negli ultimi anni la polizia ha fatto grandi sforzi per adattarsi a questa città dal ritmo scatenato ed essere all’altezza del suo dinamismo. A questo scopo veniamo consigliati, supportati e seguiti nei cambiamenti da analisti esterni che ci permettono di stare al passo con le sempre nuove sfide del momento. All’interno della polizia sono state istituite nuove strutture e ne sono state modificate altre, si è deciso per esempio di impiegare più polizia in zone specifiche della città, di assumere più funzionari di polizia giudiziale, e così via. Si è sempre cercato di valutare se la struttura interna e la ripartizione organizzativa fossero ancora attuali e conformi ai tempi. Per il futuro vale lo stesso: là dove si apriranno nuove sfide, la polizia sarà pronta a coglierle.

Ha un messaggio per gli italiani a Berlino e per tutti quegli italiani che vorrebbero trasferirvisi?

Berlino rimane una città sicura, in cui si può sperimentare moltissimo, che si tratti di una serata in discoteca, della visita a un museo o a un teatro, di una manifestazione sportiva. Non abbiate paura a fare uso dei mezzi di trasporto pubblico. Venite a Berlino, visitate Berlino!

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Tutte le foto © Giulia Filippi per Berlino Magazine

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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