Berlino, Tinder, coppie aperte. E quell’incapacità di costruire una relazione stabile

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Berlino è una città strana, e fino a qui niente di nuovo. Non ha la bellezza delle grandi capitali europee, come Roma o Parigi, ma è straordinariamente accattivante, non solo perché offre a ognuno la possibilità di avere una dimensione in cui vivere a propria immagine e somiglianza, ma perché quando diventi un Berliner inizi a sentirti parte integrante di una città piena di energia. E questo anche grazie ai social e a vari gruppi Facebook ai quali puoi rivolgerti per chiedere consigli, aiuto, o anche solo per conoscere gente. E quando sei un nuovo arrivato, i Berliner non tardano a contattarti per conoscerti e invitarti fuori alla scoperta della città. Dopo una serie di incontri con perfetti sconosciuti, scopri che i rapporti interpersonali a Berlino sono molto facili da creare, ma spesso altrettanto superficiali e sterili, perché finalizzati al puro divertimento del momento e perché, in realtà, la persona che hai di fronte non ti ha invitato a uscire insieme perché interessata a conoscerti, ma per via di una sorta di malattia cittadina, che chiamerei “fame di persone nuove”.

La fame di persone nuove. Questa incontrollabile fame va a braccetto con applicazioni per smartphone come Tinder o Lovoo, che non ho mai visto utilizzare con una tale frequenza altrove, e grazie alle quali si vanno a intessere quei rapporti di piacere e quelle “relazioni aperte” facili e immediate, apparentemente senza troppe complicazioni. Qualcuno però potrebbe obiettare: «Queste cose non succedono solo a Berlino, si fanno ovunque», ma la particolarità di questa città è che, al di là delle applicazioni utilizzate, conoscere gente nuova ed eventualmente finirci a letto è davvero molto semplice.

I berlinesi non amano la stabilità. Quando si esce da soli a Berlino ci si sente protetti, inosservati perché nessuno bada a come ti vesti o a quello che fai, ma allo stesso tempo in compagnia, perché basta soffermare lo sguardo su uno dei berlinesi affamato di persone nuove per ricevere proposte dirette anche abbastanza esplicite. Così ho conosciuto un ragazzo egiziano, che è tuttora un mio amico, che viveva a Berlino già da anni e che ho riempito di domande riguardo alle abitudini berlinesi e alle variegate coppie che vedevo in giro. Ho scoperto, grazie ai suoi racconti, che i berlinesi non amano la stabilità in nessun campo. Quando vivi a Berlino, accetti di cambiare spesso lavoro e ti rendi conto che l’occupazione della vita non esiste, inizi anzi a distaccarti dall’idea italiana secondo cui avere una casa di proprietà sia una sicurezza, perché la maggior parte dei berlinesi vive da sempre in affitto, cambiando anche spesso mobili, abitazione, quartiere. E le stesse relazioni che, nella maggior parte dei casi, non sono destinate a durare a lungo.

Berlino, una grande giostra. Secondo il mio amico egiziano non bisogna scandalizzarsi di ciò. Ricordo che quando reagii un po’ male alle sue proposte troppo dirette mi disse: «Guarda che Berlino è una grande giostra che gira anche senza di te, ma se vuoi conoscerla meglio dovresti provare a salirci sopra. Come fai ad accontentarti di una sola persona quando ne puoi conoscere altre cento?». A Berlino è davvero difficile accontentarsi. Appena conosci un quartiere butti l’occhio su un altro posto che conosci di meno e ogni giorno parti alla scoperta di nuovi percorsi, nuovi tramonti, e nuove persone che iniziano lentamente a far parte del tuo quotidiano, soprattutto del tuo weekend, perché durante la settimana ognuno è impegnato con gli studi o col proprio lavoro e manda in standby quelle relazioni che un nuovo arrivato vorrebbe condire di esperienze condivise, di uscite insieme, di chiacchiere per apprendere meglio il tedesco. Così aspetti il fine settimana per vedere quali novità ci siano nei tuoi rapporti, e scopri che i tuoi amici berlinesi hanno in realtà poca voglia di parlare, ma tanta di godersi la vita e di portarti a una nuova festa, dove davanti ai tuoi occhi cercheranno di rimorchiare altre ragazze, giustificando il tutto dicendoti che le relazioni aperte sono la soluzione migliore se si vuole vivere in una città del genere. E questo messaggio potrebbe arrivarti dalla stessa persona che, dopo qualche giorno di frequentazione, ti ha presentato ai suoi genitori e accolto nella sua casa in campagna.

A voler cogliere ogni occasione, non conosci nessuno davvero. Nulla di male a desiderare una fase di frequentazioni  “di superficie”, disimpegnate o aperte: lungi da noi ogni moralismo, sia chiaro. Il problema, però, forse sopraggiunge quando questa fase si cronicizza. E allora vallo a spiegare ai berlinesi che ogni relazione, anche una aperta, si basa sempre su una complicità delle due parti, che si può raggiungere solo confrontandosi e conoscendosi bene, e non saltando da una persona all’altra per paura di perdere un’opportunità di godimento. E, in fondo, per paura di aprirsi davvero all’alterità e al tempo stesso di lasciar attingere a chi ci sta di fronte il nostro sé più intimo. In teoria non sembra una cosa difficile da spiegare, ma quando ci si abitua al ritmo sfrenato imposto da questa città, a questa giostra ininterrotta, ci si accorge che non si può pretendere di andare a Berlino, capitale europea del sesso, a cercare l’anima gemella. Una volta saliti sulla giostra, si capisce bene che l’unica e vera relazione stabile che vivi è quella con la città, di cui t’innamori inaspettatamente, un mattino, di ritorno a casa sull’Oberbaumbrücke e che col tempo inizierai anche tu ad evitare storie troppo impegnative che potrebbero in qualche modo frenare la tua curiosità o le ambizioni che ti hanno portato a trasferirti.

Rinunciare alla ZweisamkeitDopo aver avuto esperienza di qualche relazione contorta e aver sofferto perché si pensava di aver conosciuto un tesoro, che poi si è rivelato l’ennesimo passatempo piacevole e vuoto della durata di poche settimane, arrivi alla conclusione, forse anche un po’ rassegnata, che in fondo rimanere single a Berlino non è poi così male, e che se a volte manca una persona ad aspettarti a casa la sera, puoi sempre uscire e sentirti in compagnia di un mondo in continua trasformazione, che riesce in modo straordinario a distrarti dall’idea di non vivere una di quelle storie di Zweisamkeit, quella magnifica “solitudine a due” per cui la romantica lingua tedesca ha addirittura coniato un termine.

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Foto di copertina: Kissing © Sascha Kohlmann CC BY SA 2.0

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Jale Farrokhnia

Classe '91, calabrese di nascita ma apolide di fatto. Ho nutrito sin da piccola una grande passione per la letteratura e per la scrittura, che mi hanno fatto approdare tra i banchi di un liceo classico che ho amato. Nel 2010, tra un viaggio e l'altro, mi sono trasferita a Pisa per studiare Lettere Classiche e per specializzarmi poi in Filologia e Storia dell'Antichità, pur essendo allo stesso tempo un'appassionata di tecnologia,social media e lingue moderne. Dopo la laurea mi sono trasferita a Berlino per un breve e intenso tirocinio e ora, somewhere in Italy, cerco ancora la mia strada con un piede nel mondo accademico e l'altro tra le molteplici alternative.

One Response to “Berlino, Tinder, coppie aperte. E quell’incapacità di costruire una relazione stabile”

  1. striped cat

    vabbe’, queste cose succedevano anche a parigi col minitel nei primi anni 90 e a londra coi primi cellulari dopo…niente di nuovo sotto il sole…

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