“Caro amico, mi chiamo Ventenne Neolaureata e ti scrivo da Berlino”

Pixabay

di Francesca Ferrauto*

Lasciate che rubi parole non mie per scrivere queste righe, perché sono giovane e inesperta e sembra che abbia ancora molto da imparare. Mi chiamo Ventenne Neolaureata e sono italiana, non solo, sono meridionale. Appena diplomata mi sono trasferita in Toscana per una laurea triennale, poi ho frequentato in Erasmus un’università a Londra, poi mi sono spostata in Piemonte per una laurea specialistica, poi ancora ho vissuto per un anno di studio a Kyoto. Poi, infine, sono approdata a Berlino. Durante la mia carriera universitaria ho fatto tre tirocini e ho due esperienze lavorative. Ma sorridi, perché tutte le mie fatiche sono state ricompensate: sto svolgendo un tirocinio di 6 mesi presso una compagnia di localizzazione retribuito la metà di quanto mi serve per sopravvivere. Ah! L’ironia.

Caro amico che mi stai leggendo, ti scrivo per dirti che non sei da solo. Nei miei viaggi, quando mi sento sola e senza speranza ho l’abitudine di combattere l’incalzante sentimento del fallimento cercando il mio compagno d’armi, perché mal comune mezzo gaudio. Così oggi ti cerco amico mio: lascia che ti parli un po’ di me.

Sono arrivata qui a Berlino da un mese circa, ho visto poco della città, mi piacerebbe avere più tempo per visitarla. La mattina prendo un caffè – quello acquoso della moca da studente che ancora non riesco ad abbandonare – strappo un ultimo bacio al mio ragazzo ancora mezzo addormentato e attraverso la città in bicicletta per mezz’ora per andare a lavoro. Sto seduta per 8 ore lavorando o facendo finta, perché il lavoro è poco e se c’è, è molto facile. Chiedo regolarmente se ci siano altre mansioni ch’io possa svolgere, la risposta è sempre la stessa: sii paziente, sei ancora inesperta.

Caro amico, cos’altro avrei dovuto fare secondo te nella mia giovane vita? Mi interrogo quasi in continuazione sugli stessi interrogativi e poi riscrivo il mio curriculum e poi ancora cover letter e mail e application. Sembra un labirinto senza uscita: troppo inesperta. Serve esperienza per ottenere una posizione junior “in prova”, insomma serve esperienza per fare esperienza. Così scrivo a te che forse hai scovato risposte a me ancora nascoste, mentre guardo dalla finestra: in lontananza vedo la Fernsehturm e sorrido, è sulla strada di casa.

Tornare a casa è bello, la casa che subaffitto per l’estate è in Weißensee, non troppo vicino al lago ma mi piace lo stesso. La sera qui il sole tramonta tardi rispetto all’Italia, così per qualche ora faccio finta di essere in vacanza seduta col mio ragazzo sul balcone, con una coperta però, perché fa freddo. L’estate a Berlino è “fresca”, ma io sono meridionale quindi ho freddo. La birra è economica così finisco per preferirla al vino, poco male, la mia dieta si è sempre adattata al mio luogo di residenza. Caro amico non ridere di me, essere italiana non è solo mangiare pasta e pizza, ma non ti preoccupare per il caffè faccio ancora storie. Che poi mi chiedo, cosa vuol dire essere italiani? Il mio accento si è sporcato e imbastardito negli anni, rido ancora ad alta voce ma abbraccio sempre meno, aspetto con ansia Kaffee und Kuchen con la mia famiglia tedesca e non prendo neanche un espresso bensì un cappuccino: al mio ragazzo piace prepararlo.

Mi sorprendo di come i tedeschi esprimano i loro sentimenti, però capisco. È la prima volta che mi accade. Sono cresciuta con un amico per metà inglese e ho sempre fatto fatica a capire le espressioni d’affetto della sua famiglia, i giapponesi poi non ne parliamo! Ho insegnato inglese in un cafè di conversazione – una cosa tutta giapponese che secondo me è una genialata, ma non voglio andare off-topic – ho passato ore chiacchierando con una varietà di kyotesi, diversi per età, occupazione e aspettative di vita e sento di aver appena scalfito il loro modo di amare. I tedeschi sono diversi (che sorpresa!).

Il germanico – così io e le mie amiche chiamavamo il mio ragazzo mentre stavamo ancora patteggiando la nostra relazione – si innamora lentamente ma ama intensamente. Il suo sguardo accigliato mi ha urtato per molti mesi per poi sciogliersi poco a poco quasi impercettibilmente e venir rimpiazzato dai dolci e intensi occhi grigio-verdi che mi sorridono ogni mattina. Lui non compra rose né scrive poesie ma parla tanto, fa la spesa e cucina, aggiusta mensole, docce e tutto il resto: me inclusa. Per me lui prende aerei, treni e bus, per me lui c’è, perché esserci è importante, perché esserci è tutto quello che conta. E da qui mi consentirai caro amico di commettere una leggerezza e parlare in generale, tanto l’hai già capito che sono inesperta. Io penso che i tedeschi amino con la loro costanza, con l’affidabilità dei loro sentimenti.

Perciò caro amico, capisci che non avevo scelta: Berlino è il mio porto sicuro. Di lavori precari è pieno il mondo ed io sono inesperta e incosciente, una carriera in un modo o nell’altro la costruirò. Però l’amore del mio germanico è un contratto a tempo indeterminato con bonus infiniti e mi dicono che Berlino guardi di buon occhio ai giovani amori squattrinati.Però prendiamoci una cosa insieme qualche volta, caro amico, che il sole e il mare mancano tanto.

Con affetto, Ventenne Neolaureta.

 *Francesca Ferrauto, blogger, vive a Berlino, ma ha un blog da un po’ di più in cui racconta la sua vita, i suoi viaggi e, da poco, anche di Berlino

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