Com’è lavorare in una start-up a Berlino, sempre in bilico tra successo e fallimento

Per molti giovani provenienti da tutta Europa Berlino è la città dei sogni, il posto dove trasferirsi per farcela davvero. Berlino, la mecca delle start-up, fa gola non solo agli aspiranti imprenditori che hanno un`idea (più o meno rivoluzionaria che sia) e vogliono trasferirsi qui per trovare co-founders e investitori. Ma anche a tanti ragazzi, studenti o neo laureati con una triennale o una magistrale, che scelgono questa città per iniziare una carriera che nel proprio Paese di origine pare impossibile.

Una città che ti viene incontro. Per qualche strano motivo, il fatto di non conoscere la lingua locale non spaventa i più, che arrivano senza avere neppure le basi di tedesco, ma effettivamente ce la fanno. Sì, perché a Berlino con l´inglese si sopravvive. Si riesce a prendere in affitto una stanza leggendo e rispondendo solo ad annunci in inglese, si riesce a registrarsi in comune parlando con un impiegato che un po’ d’inglese lo mastica, non c’è alcun tipo di problema ad andare fuori poiché si può dire che tutto il personale di bar, ristoranti e locali è praticamente bilingue, si può anche andare al cinema e vedere i film in lingua originale (o addirittura in italiano al Babylon). Fare nuove conoscenze è relativamente facile, perché l´ambiente è davvero internazionale e pieno di studenti e ragazzi appena trasferiti in città, desiderosi di fare amicizia. Ci sono una marea di attività culturali, sportive e ricreative che permettono di sviluppare qualsiasi hobby e conoscere gente con interessi simili. La bella vita quindi, almeno per i primi mesi a Berlino, è assicurata.

La ricerca di un lavoro. Per molti però, finiti i risparmi iniziali con cui si è arrivati, arriva il momento di cercare lavoro. Trovare lavoretti part-time nella ristorazione a Berlino è relativamente facile anche per chi non parla benissimo tedesco, mentre per lavorare in un negozio è importante aver raggiunto un livello intermedio. Tutti coloro che però hanno lasciato il proprio Paese con grandi aspettative di carriera non si accontentano di un ripiego e cercano un lavoro più in linea con la propria formazione e le proprie ambizioni. Non conoscere bene la lingua, a questo punto, diventa un grande handicap. Tuttavia, poiché sono centinaia di migliaia gli stranieri che abitano a Berlino, il problema riguarda molte persone e alcune soluzioni sono già state trovate. Per cercare un impiego, ad esempio, ci sono siti internet che pubblicano solo offerte di lavoro in inglese a Berlino. Berlin Startup Jobs diventa quindi un’ancora di salvezza per molti. Osservando l´andamento del mercato del lavoro di Berlino negli ultimi cinque anni è possibile affermare che gli annunci non mancano proprio. Riguardano tutti i settori, con particolare concentrazione nelle aree di informatica ed economia, i due profili più richiesti dalle giovani aziende berlinesi. Molti, moltissimi sono gli annunci di stage.

Start-up, gioie e dolori. Le start-up, che per definizione sono aziende appena nate – e quindi ancora in perdita – e vivono grazie a investimenti (a volte di diversi milioni di euro), adorano i Praktikum. Altri soluzioni molto apprezzate dai datori di lavoro sono i Minijob e i Werkstudent, entrambi contratti con orari e paghe ridotte, e molti sgravi fiscali per chi assume. Purtroppo da questo punto di vista la Germania non è diversa dall’Italia o dagli altri Paesi europei, e tutti questi stage non si trasformano automaticamente in contratti di lavoro veri e propri. Molti ragazzi, che inizialmente accettano felicissimi un tirocinio da 600 o 900 euro al mese, si trovano poi a lavorare in aziende giovani e disorganizzate dove la quantità di mansioni svolte supera di gran lunga il compenso ricevuto a fine mese. Spesso non esistono programmi di formazione o inserimento, né tutor che affiancano i nuovi assunti. I tirocinanti arrivano e partono con un tasso di rotazione altissimo, senza vere possibilità di carriera in azienda. Il rischio principale nelle start-up, poi, è la sopravvivenza dell´azienda stessa.

La vita effimera delle start-up. A Berlino, l´80% delle start-up muore entro il primo anno. Gli investimenti finiscono, le idee di business che sembravano geniali si rivelano sbagliate, grandi gruppi che avevano deciso di puntare su un certo settore si rendono conto di aver sovrastimato l´hype del momento e si ritirano dal gioco. Molte persone, a pochi mesi di distanza dal giubilo per aver ricevuto il primo contratto a tempo indeterminato della propria vita, si ritrovano senza lavoro. A Berlino tutto succede in fretta. Incredibilmente in fretta. Per creare una nuova azienda sono sufficienti pochi giorni ma chiunque può essere lasciato a casa con un preavviso molto breve. In molti provano a ottenere un posto in qualche multinazionale come Coca Cola o Nokia, ad esempio, ma la realtà è che il numero di grandi aziende a Berlino è infimo rispetto alla quantità di start-up che popolano la città.

Perché, alla fine, ne vale comunque la pena. Non c´è quindi da stupirsi se anche voi otterrete un posto in un´azienda che, nel migliore dei casi, esiste da tre anni. In teoria, se l´azienda esiste da oltre cinque anni non è più una start-up. A quel punto dovrebbe essere in grado di chiudere l´anno fiscale con un bilancio positivo e avere un team con più di 15 dipendenti; ma esistono un sacco di eccezioni. Perché dunque lavorare in una start-up a Berlino, se l´insicurezza fa da padrona? Il fatto che statisticamente queste siano le aziende che assumono di più è indubbiamente un fattore determinante, ma anche l’ambiente dinamico e internazionale incide tanto. Ma esistono tanti altri motivi per fare coscientemente tale scelta. Ne avevamo parlato qui. È un mondo incerto e fluido, come ormai un po’ tutta la nostra società. Ma a lungo termine, anche se vorrete cambiare lavoro o sarete costretti a farlo, vi ritroverete con un know how e un’attitudine che potrebbero tornarvi utili per tutto il resto della vostra vita professionale.

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Foto di copertina: Startup © Dennis Skley CC BY SA 2.0

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Chiara Polacchini

Dall'Italia alla Germania, passando per Spagna, Francia e Stati Uniti. Amante di marketing e lingue straniere, da 5 anni ho fatto di Berlino la mia nuova casa.

One Response to “Com’è lavorare in una start-up a Berlino, sempre in bilico tra successo e fallimento”

  1. rachid islah

    Caio cerco lavoro

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