Cosa sappiamo con certezza dell’attentato di Berlino

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A due giorni dall’attacco che ha colpito Berlino la sera di lunedì 19 dicembre, le forze dell’ordine sono sulle tracce di un nuovo sospettato.

Il bilancio delle vittime rimane fermo a 12. Disperse l’italiana Fabrizia Di Lorenzo e apparentemente una donna di nazionalità israeliana. Dall’autopsia effettuata sul corpo dell’autista polacco sono emersi segni di una colluttazione. Nella serata di ieri lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco. Ecco tutto ciò che sappiamo con certezza dell’attacco di Breitscheidplatz.

Il nuovo sospettato. Nella conferenza stampa di ieri, la polizia di Berlino ha dichiarato di aver fermato l’uomo sbagliato. Il pachistano 23enne arrestato dopo l’evento di lunedì sera all’altezza della Colonna della Vittoria non è legato ai fatti. Stando alle ultime notizie, nell’abitacolo del camion che ha provocato la tragedia, sequestrato nella mattinata di ieri, la polizia ha trovato dei documenti di soggiorno che ricondurrebbero a un nuovo sospettato. Si tratterebbe di un tunisino di 23 anni, che pare abbia fatto uso di diverse identità: Anis A., Ahmed A. e Mohammed H. sono tre dei nomi di cui avrebbe fatto uso. Stando a quanto riportato da Die Welt, il sospettato risiedeva a Berlino e contemporaneamente nella regione del Nordrhein-Westfalen. Era arrivato in Germania a seguito dell’intensificarsi della crisi migratoria passando per l’Italia. Ad aprile 2016 aveva presentato richiesta d’asilo che però era stata respinta. Da allora veniva “tollerato” sul suolo tedesco: il rimpatrio non era possibile a causa della mancanza di documenti validi per l’espulsione. Con un tempismo che dà da pensare, la Tunisia ha inoltrato i documenti sostitutivi proprio oggi. Ad agosto 2016 era stato fermato in possesso di un documento italiano falso presso Friedrichshafen. Le forze dell’ordine si sono messe sulle sue tracce indagando a livello europeo. Secondo Sueddeutsche Zeitung Anis A. era attivo nella cerchia del predicatore salafita Abu Walaa, arrestato lo scorso novembre. Non è ancora chiaro come sia riuscito a sfuggire alla polizia. Le forze dell’ordine pensano che il ricercato al momento sia ferito e probabilmente armato. Diversi ospedali di Berlino e Brandeburgo vengono al momento perlustrati.

Il conducente polacco. Dall’autopsia cui è stato sottoposto il corpo dell’uomo polacco trovato morto nell’abitacolo al posto del passeggero è emerso che la vittima era ancora viva al momento dell’impatto. Tuttavia il corpo di Lukasz Urban riporta ferite d’arma da taglio e d’arma da fuoco, segni che testimoniano una lotta avvenuta nel veicolo. Originariamente Urban era l’autista del camion che ha investito la folla lunedì sera, probabilmente dirottato. Urban era arrivato a Berlino con un carico di acciaio nella mattinata di lunedì 19 novembre. Il carico avrebbe dovuto essere consegnato nella mattinata di martedì 20 novembre, ma Urban ha tentato di anticipare la consegna a lunedì mattina. Dopo aver ricevuto un rifiuto dall’azienda, Urban ha telefonato al cugino titolare della società di spedizioni in Polonia. Questo è l’ultimo contatto che i due uomini hanno avuto prima del drammatico evento.

Il camion. Il navigatore del veicolo sequestrato ha registrato spostamenti anomali proprio nella giornata di lunedì, come se qualcuno con poca esperienza avesse tentato di manovrare il camion.

La rivendicazione dell’ISIS. Nella serata di ieri lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco attraverso un canale online, ma la fonte non è ancora stata verificata. È strano che la rivendicazione sia avvenuta un giorno dopo l’evento, senza che il responsabile sia stato arrestato o ucciso. La rivendicazione non contiene informazioni sull’attentatore; si limita a dichiarare la responsabilità di un soldato dello Stato Islamico. Ci sono due fattori che già all’inizio delle indagini lasciavano pensare all’esistenza di una matrice islamica: il tipo di luogo colpito ovvero un mercatino natalizio di fronte a uno dei monumenti simbolo della città e la dinamica del fatto ovvero l’impiego di un camion come già nell’attentato di Nizza. A novembre 2016 l’ISIS aveva infatti diffuso online delle “istruzioni” su come utilizzare camion in attentati terroristici.

Le vittime e i dispersi. Il bollettino delle vittime dell’attentato rimane fermo a 12 morti e 48 feriti. Tra i dispersi l’italiana 31enne Fabrizia Di Lorenzo e una donna di nazionalità israeliana. Il cellulare di Fabrizia Di Lorenzo era stato trovato sul luogo dell’attacco già lunedì sera. I genitori hanno allertato la Farnesina nella notte e si sono subito messi in viaggio per Berlino. Il padre dice di non volersi illudere. 6 le vittime identificate, tutte di nazionalità tedesca, più il conducente polacco Lukasz Urban.

Foto di copertina: Möglicher-Terroranschlag-Berlin (14) © Andreas Trojak CC BY 2.0

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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