Cosa succede se non hai pagato il biglietto sui mezzi di Monaco e Berlino e non vuoi uscire fuori dalla vettura

Video di Berlino Metro

Il video di una passeggera, Natalija Miletic, mostra cosa succede quando ci si rifiuta di scendere dal mezzo pubblico di Monaco quando si è trovati senza biglietto

No, non vogliamo parlare di razzismo come, invece, fa una delle passeggeri che ha assistito alla scena che vedete qui sotto, ovvero due ufficiali della Deutsche Bahn di Monaco che portano fuori a forza un ragazzo nero trovato senza biglietto. Non lo facciamo perché io stesso alcuni mesi fa sono stato testimone della stessa identica scena con protagonista un mio compagno di squadra con cui ero in viaggio per andare a giocare una partita di calcio a 5. Non conta il colore della pelle del ragazzo, però è indubbio che i metodi brutali – ben oltre il tollerabile – dei controllori della Deutsche Bahn vanno oltre il comune buon senso e vale la pena denunciarli.

L’intervista di Natalija Miletic al Der Spiegel

Chiunque parli tedesco può vedersi l’intervista dell’autrice del video al Der Spiegel a questo link. Prima di portare fuori il ragazzo, i controllori hanno fatto domande personalI: “Da dove vieni? Perché non hai un documento con te? Quanti soldi hai nel portafoglio? Sei arrivato in aereo? ecc. Il ragazzo alla fine gli ha dato il documento, e i 9 euro in portafoglio. Il controllore li ha presi senza spiegare, ma ha comunque voluto portarlo fuori. Lo hanno trattato dall’inizio come un animale. Gli altri passeggeri non hanno fatto nulla, solo io e un’altra donna abbiamo provato a fermare la situazione “. Il portavoce della DB si è espresso sull’accaduto spiegando: “Siamo colpiti dalle immagini. Siamo spiacenti che per un controllo biglietto siamo arrivati a questo. Come DB rifiutiamo ogni atto di violenza. Addestriamo il nostro personale in modo che sia capace di non esasperare situazioni del genere”.

L’assurda storia di cui sono stato testimone a Berlino

Non abbiamo tutti i dettagli della storia del ragazzo nero, ho però tutti i dettagli dell’analoga storia capitata al mio amico croato. Era un sabato mattina del febbraio 2016, fermata della S-Bahn di Ostkreuz. Mi incontro con i miei compagni di squadra per andare verso Schoeneweide dove abbiamo la terza partita del campionato federale di calcio a 5. Causa diversi infortuni, siamo 5 contati. Molti di noi hanno l’abbonamento mensile dei mezzi, un tipo di biglietto che consente, tutti i giorni feriali tra le 21 e le 3 del mattino, e quelli festivi per tutte e 24 le ore, di viaggiare in due con lo stesso biglietto. Al mio amico, che normalmente si muove in macchina, io e i miei compagni offriamo di viaggiare come nostro accompagnatore, senza pagare il biglietto. “Non vi preoccupate, ne avevo uno nel portafoglio, l’ho timbrato appena arrivato in stazione, peccato”.  Saliamo sul mezzo. Entrano due controllori (che sono in borghese). Chiedono a tutti i passeggeri di mostrare il biglietto. Tutti noi tiriamo fuori il nostro titolo di viaggio in modo che appena passano lo possano vedere senza perdere tempo. Uno dei due controllori prende il biglietto del mio amico dalle mani e gli ordina di scendere. Lo fa in inglese, probabilmente pensando che nessuno di noi parli tedesco (tra di noi, prima del controllo, stavamo parlando effettivamente in inglese). Capendo che c’è un problema dico subito “lui viaggia con me”. Il controllore: “Ormai è tardi, mi ha già mostrato un biglietto che non va bene”. “Ma come, ti sto dicendo che viaggia con me!”, “Dovevate pensarci prima”. Tutto accade in pochi attimi. Il mio amico, stupito, chiede cosa c’è che non va nel suo biglietto. “È un biglietto comprato in pacchetti da 4 biglietti singoli nel 2015. Nel 2016 il pacchetto da 4 costa 20 centesimi in più, quindi 5 centesimi in più a biglietto. Dovevi pagare l’integrazione”. Lui si rifiuta di scendere. Sia perché non pensa sia giusto pagare la multa sia per questioni etiche (“Se non volevo pagare il biglietto non lo pagavo…e poi potevo viaggiare con il mio amico, sono io che ho scelto di timbrarlo lo stesso”) sia perché se scende rischia di perdere tempo e mandarci alla partita in 4. Il controllore allora prende la borsa che tiene tra le gambe e la tira verso l’uscita. Lui la trattiene. Il collega viene in suo soccorso e prima prova a prendere la borsa, poi vedendo che non ce la fanno, va sul mio amico, lo abbraccia e prova a portarlo fuori di peso. Lui desiste e scende. Noi scendiamo con lui. Usciti, in stazione, i controllori vogliono il suo documento. Lui si rifiuta. I controllori chiamano altri colleghi, lo circondano. Noi cominciamo a fare un video. Uno dei colleghi va dal mio compagno di squadra che fa il video e lo minaccia. “Cancellalo o ti portiamo in polizia”. Lui cancella. È muro contro muro. Altri passeggeri in attesa alla stazione, anche se non sanno cosa sia successo, si avvicinano e cominciano a gridare: “devi pagare il biglietto, ti devi vergognare”. Lui si rifiuta, è convinto di aver ragione. I controllori chiamano la polizia che arriva dopo 10 minuti. Nel frattempo il mio amico era stato circondato, non aveva possibilità di scappare. Solo di aspettare. I controllori raccontano ai poliziotti una versione che non è quella giusta. Pensano che tanto nessuno capisca il tedesco. Si inventano che il mio amico non ha il biglietto (non che ne ha uno non valido), che gli ha messo le mani addosso e ha provato a scappare. Lui interrompe il racconto del controllore provando a spiegare ai poliziotti che non è andata così. Loro rimangono un po’ basiti. “Ci sono testimoni” grida. Uno dei due poliziotti annuisce, sembra credere al mio amico. È un po’ sconvolto anche lui, almeno così sembra. A questo punto prende da parte il controllore bugiardo. Si allontanano. Parlano. Ritornano. Il poliziotto ordina al mio amico di dare i documenti altrimenti verrà portato in centrale. Lui e i controllori ora fanno muro. Il mio amico si rende conto che non c’è niente da fare. Il controllore prende il documento e emette la multa. Nel giro di 20 minuti è tutto finito. Il mio amico decide che, se la sua ragazza (tedesca) vorrà, se ne andranno dalla Germania (per ora però sono qui), noi perdiamo a tavolino la partita, ma questo è l’ultimo dei problemi.


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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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