«Crepate lontano dai nostri occhi»

Fermo restando il carattere internazionalista dell’emancipazione umana, il mantra salviniano dell’«aiutiamoli a casa loro» (da qui in poi, per brevità, AACL) potrebbe anche essere ragionevole, come soluzione provvisoria in attesa di un mondo più equo in cui la libertà di movimento sia garantita a tutti, e non solo a chi è nato con il passaporto giusto. Solo che AACL va inteso necessariamente in una duplice accezione:

1) Quella attualmente vigente – retorica e reazionaria – che lo rende semplicemente ripetizione pilatesca e farisaica di uno slogan vuoto, mentre di fatto nella complicatissima questione delle migrazioni si lascia completamente immutato lo stato di cose presente stringendo accordi con governi criminali, aguzzini e tagliagole pur di impedire ai disgraziati della terra di venire a reclamare in Occidente un minimo di pace e di benessere. Lo facciamo da decenni nei lager libici, più di recente con quel macellaio di Erdoğan (la Cancelliera Merkel ha responsabilità molto gravi sul patto Europa-Turchia del 2016), e nel frattempo abbiamo trasformato il Mediterraneo in un abissale cimitero. Lo fanno da sempre gli yankees col muro messicano – in questi giorni con particolare crudeltà – pur di non concedere ai latinos nemmeno una briciola del sogno americano.

2) Una seconda accezione – concreta, ma al momento totalmente inattuata e utopistica –, in base a cui AACL significherebbe porre fine ai devastanti effetti materiali e culturali del colonialismo e del postcolonialismo, dunque smantellare lo sfruttamento schiavistico e assassino delle multinazionali; smettere di produrre veleni come l’olio di palma annientando foreste pluviali e interi ecosistemi; non lasciar morire in miniera i bambini congolesi per estrarre a due dollari al giorno il coltan e il cobalto dei nostri smartphone; non depredare l’Africa delle sue immense risorse naturali rendendola in cambio un gigantesco immondezzaio degli scarti del nostro consumismo, come ad esempio nella mega-discarica di Agbogbloshie ad Accra, in Ghana, che raccoglie tonnellate di e-waste occidentale; dare ai nigeriani la possibilità di fuggire a gambe levate – con un regolare e relativamente economico aereo di linea, non con costosissimi e pericolosissimi viaggi su barconi pagati illegalmente agli scafisti e dovendo affrontare torture, stupri e annegamenti – da un non-Stato dove Boko Haram utilizza bambine di sette anni per far saltare in aria 31 persone; smetterla di formare e assoldare classi dirigenti africane corrotte che perpetuino lo stato di minorità di quei paesi; non alimentare in giro per il mondo guerre “giuste” che mirano solo a favorire gli interessi geopolitici occidentali, ad accaparrarsi risorse petrolifere ormai scarse, a rivitalizzare l’industria siderurgica e delle armi.

In definitiva AACL, se rettamente inteso, significa soltanto una cosa: abbattere le miserie del capitalismo e la sua struttura imperialistica e predatoria. Chiunque abbia la volontà, la strategia e i mezzi per perseguire questo obiettivo è il mio riferimento politico. Nel frattempo, nel “contratto di governo” stipulato dagli alfieri delle ruspe e dei porti chiusi a fini umanitari e per contrastare «il business dell’immigrazione clandestina», sapete quante volte compare la parola “Africa”? Zero. Dunque, nell’universo valoriale pentaleghista, AACL rivela subito candidamente il suo sottotesto più schietto: «Crepate lontano dai nostri occhi, negri».

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Foto di copertina: Ghanesi al lavoro tra i miasmi della discarica di Agbogbloshie – Marlenenapoli – CC BY-SA 0.0

Gianpaolo Pepe

Dottorando di ricerca in scienze sociali e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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