Cupido, monello testardo! di Johann Wolfgang Goethe

Johann Wolfgang von Goethe, autore di capolavori della letteratura tedesca come Faust e I dolori del giovane Werther, è uno dei pensatori che segnano il passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo, un momento chiave per la cultura europea.

Filosofo, giurista, linguista, scrittore, fu l’iniziatore di concetti e teorie che sarebbero poi stati sviluppati per tutto il secolo. Ma Goethe ha scritto anche di argomenti semplici e quotidiani. La breve e semplice poesia proposta, di sole tre strofe, tratta di un tema onnipresente nel repertorio di tutti i tempi, l’Amore, personificato nella figura del figlioletto di Venere. Ma lo fa con una sensibilità delicatissima, tanto da descrivere una situazione che diventa universale. Quello di cui parla è capitato a tutti noi. Vi consigliamo di leggere anche la versione in tedesco.

Cupido, monello testardo!

Cupido, monello testardo!
M’hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!

Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d’inverno
e arde me misero.

Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l’animula
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna. 

Cupido, loser, eigensinniger Knabe!

Cupido, loser, eigenwilliger Knabe!
Du batst mich um Quartier auf einige Stunden.
Wie viele Tag’ und Nächte bist du geblieben!
Und bist nun herrisch und Meister im Hause geworden!

Von meinem breiten Lager bin ich vertrieben;
Nun sitz ich an der Erde, Nächte gequälet;
Dein Mutwill schüret Flamm auf Flamme des Herdes,
Verbrennet den Vorrat des Winters
und senget mich Armen.

Du hast mir mein Geräte verstellt und verschoben;
Ich such und bin wie blind und irre geworden.
Du lärmst so ungeschickt; ich fürchte das Seelchen
Entflieht, um dir zu entfliehn, und räumet die Hütte. 

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