Dal nerd all’attivista: i 9 tipi di studente che potete incontrare in un’università tedesca

Paese che vai, stereotipo di studente universitario che trovi. La Süddeutsche Zeitung ha provato a stilare una lista degli idealtipi che si possono incontrare in una Hörsaal tedesca all’inizio di un nuovo anno accademico. Con una buona dose di raffinata ironia, il quotidiano bavarese sferza dinamiche sociali e tendenze in voga negli ultimi anni, senza dimenticare alcune categorie evergreen in fondo universali, come il figlio di papà o l’eterno fuoricorso. Vi proponiamo un riadattamento libero dell’articolo originario: una lettura piacevole e leggera, dopo la quale ci si renderà conto che mondo accademico italiano e tedesco, alle volte, non differiscono poi così tanto.

1. Quello che ancora vive da mamma e papà
Università significa per molti cambiamento radicale: nuova città, nuove persone, nuova vita. Non per questa tipologia di studente, che continua a frequentare gli stessi luoghi in cui è nato e cresciuto. E poi negli ultimi anni gli affitti sono schizzati alle stelle: chi glielo fa fare di lasciare i suoi amici di infanzia per una WG piena di estranei? Naturalmente conosce anche gente nuova, che a sua volta beneficia della sua esperienza per farsi consigliare posti in cui studiare o trascorrere la serata. Una win-win situation, insomma. La mensa non sa cosa sia, chiaramente: la cucina di mammà, più buona e conveniente, dista solo un paio di fermate di tram.

2. La combriccola in simbiosi
Che siano andati a scuola insieme o che si siano ritrovati la prima settimana di università (affinità elettive, sapete com’è), la combriccola è facile da riconoscere grazie allo stile identico, dalla suola delle scarpe fino al capello fonato. Ovviamente tutti i componenti si sono perfettamente sincronizzati per quanto riguarda abitudini, gergo, alimentazione, sonno, periodi di vacanza. Va da sè che il piano studi è uguale per tutti, e così se ne stanno perennemente seduti al medesimo banco e o nello stesso gruppo di lavoro. Il contatto con gli altri esseri umani è normalmente limitato alla combriccola stessa, con cui si bisbiglia a lezione, si fa gossip, ci si messaggia. Le interazioni esterne sono ammesse per un unico motivo: poter poi sparlare, all’interno della setta, dell’estraneo in questione. La scelta del pranzo varia da combriccola a combriccola. L’unica cosa certa è che prendono tutti la stessa cosa.

3. Il nerd
Per anni e anni questo esemplare di matricola è stato un reietto della società, tenuto ai margini della classe. Deriso, canzonato, incompreso. D’altronde, quale compagno di scuola avrebbe potuto capire o, peggio ancora, condividere la sua passione per la programmazione Java spinta o per l’allevamento della Drosophila? Con l’inizio dell’università, il nerd si trova catapultato in un mondo di persone in carne ed ossa, talvolta addirittura con interessi affini ai suoi. Ciò lo pone di fronte a nuove, ardue sfide nella gestione dei rapporti interpersonali: come si entra in contatto con dei consimili con cui ci si deve confrontare faccia a faccia e non nel confortevole anonimato di una chat o di un forum utenti? La cosa non si rivelerà semplicissima, specie se il nostro se ne uscirà con frasi tipo «trovo sarebbe importante leggere in lingua originale i capisaldi della letteratura mesopotamica», oppure «peccato non poter approfondire ulteriormente la vita e le opere di Plinio il Vecchio». Nessuna sorpresa, se si vedrà costretto a rispolverare la vecchia consuetudine di consumare un cestino portato da casa. Solo, seduto all’ultimo tavolo in fondo alla mensa.

4. L’attivista
Ovunque ci sia engagement, lui non manca mai. Già la prima settimana si fa eleggere rappresentante degli studenti, si iscrive al club dei dibattiti, a Amnesty, al gruppo locale di protezione dell’ambiente, al cineforum politico e fonda un circolo tutto suo dedito a qualche causa sociale che non gli sembra ancora affrontata in modo soddisfacente. Per lo studio a casa, a dire il vero, non gli avanza poi tanto tempo, tra sit-in, flash mob, raccolte fondi e spese proletarie ma in fin dei conti, al mondo, ci sono cose più importanti dei crediti formativi. Purtroppo, travolto dalla sua stessa frenesia, l’attivista non si rende conto di avere solo compagni e nessun vero amico, nè che questo potrebbe dipendere dal suo atteggiamento vagamente supponente. A mensa, naturalmente, sceglie la zuppa di lenticchie vegana a km zero e per dessert una barretta di cioccolato equa e solidale, prodotta solo con latte di mandorla eco-certificato. Dopo il primo semestre, in preda ai sensi di colpa perchè fa troppo poco per le sorti del mondo, parte due mesi per il Nicaragua a dare lezioni ai bimbi di strada o per la Nuova Zelanda a salvare la barriera corallina.

5. Il figlio di papà
É quello che una volta si sarebbe chiamato “rampollo di buona famiglia”: scarpino lucidato, pantaloni di vigogna, giacca di tweed con tanto di fazzoletto che sbuca dal taschino, polo firmata, capelli rigorosamente pettinati con riga laterale. Con questa mise il figlio di papà si dirige in aula studenti, la borsa di pelle finto usata non a tracolla come i profani, ma penzoloni all’altezza del polso. Sembra uscito da una puntata di Downton Abbey ma, finchè non si tratta di soldi, ci si può tutto sommato intrattenere con lui. Lo studio gli interessa poco, frequenta solo per far contento il paparino, a cui peraltro è intitolata un’ala dell’università. Appena prende parola a lezione, si fa subito odiare domandando se il tirocinio presso l’azienda di famiglia conta come Praktikum. Sebbene occasionalmente si mescoli al volgo studentesco, non si abbasserebbe mai a mangiare la sbobba servita a mensa. Molto più volentieri fa una visitina al ristorante francese dietro l’angolo e ordina delle escargot al tartufo. Dopo il primo semestre, riconduce il papi alla ragione e lo persuade a concedergli la guida della quinta azienda del suo impero, così da lasciar finalmente perdere tutto quello studio insensato.

6. L’animale da party
Finalmente in una metropoli, finalmente via da casa. E soprattutto niente più lezioni alle 8 di mattina. Per l’animale da party già nella scelta della città in cui studiare la reputazione di club e locali è indubitabilmente più importante del ranking dell’università. Invece che sul piano di studi, si informa scrupolosamente sul calendario dei concerti e dei dj set più cool del momento. Nonostante la vita della matricola possa sembrare votata soltanto allo spasso e alla dissolutezza, non è mica facile portare avanti un’agenda di impegni edonistici così rigidamente scandita: lunedì botellòn di tequila e party a odontoiatria; martedì serata dance revival; mercoledì pubbetto e poi festa in casa – ci vuole pure una serata tranquilla; giovedì aperitivo italiano; venerdì clubbing; sabato rigorosamente party non stop – è weekend, per diamine!;  domenica abbondante dormita di recupero. A seconda della costituzione fisica e dello status relazionale, l’animale da party stabilisce con quanta continuità ripetere tale routine settimanale. A mensa opta o per una tarda colazione post-sbornia o per un’abbondante porzione di Currywurst e patatine, in modo da piazzare una solida base in vista dei bagordi alcolici serali. Il suo obiettivo prioritario a lungo termine è chiaramente la specialistica a Berlino, magari con un bell’Erasmus a Barcellona piazzato nel mezzo. Con il passare dei mesi, si rende conto che deve rinunciare a qualcosa, se non vuole dire addio al suo fegato.

7. Il secchione
Dopo la maturità (media voto 9, ma solo per le scialbe prestazioni di educazione fisica) ha puntato dritto ai corsi di studio più elitari, con accesso limitato e test d’ingresso impossibili. Ha scritto limpeccabili lettere di motivazione, condotto magistrali colloqui preliminari e – naturalmente – ottenuto un posto ovunque si sia candidato. Per poi rendersi conto che, grazie alla primina e al salto della terza media, ha ancora 16 anni e dunque nessuna fretta. Grazie a un programma speciale per studenti particolarmente dotati, testa per un paio di semestri diversi corsi di studio. Non dovrebbe sostenere i relativi esami, ma lo fa comunque, risultando quasi sempre il migliore. Nutrirsi non rientra tra le sue priorità, al massimo sgranocchia un brezel mentre è perso nella lettura di uno dei suoi voluminosi tomi.

8. Il carrierista
Il suo unico interesse è l’ascesa vertiginosa verso i posti dirigenziali che contano a questo mondo. Chi o cosa poi debba effettivamente comandare, non è così importante. Fondamentali sono lauto stipendio, macchinone aziendale e segretaria personale. La classica facoltà del carrierista è perciò economia aziendale. Sparuti esemplari li si ritrova talvolta anche a giurisprudenza, medicina o ingegneria. Nella composizione del suo piano studi, segue una strategia ben precisa: segue solo lezioni tenute da docenti ammanicati negli ambienti imprenditoriali, alle fiere del lavoro presenta sempre un curriculum perfettamente tirato a lucido e aggiorna con abnegazione il suo profilo su Linkedin. Solitamente dopo la prima lezione va dal professore e, con tono suadente, si profonde in un «veramente interessante! Qualche volta potremmo parlarne a pranzo, ecco il mio biglietto da visita». A mensa non lo si vede mai, i suoi pranzi di lavoro li organizza fondamentalmente in qualche raffinato bistrot.

9. L’eterno fuoricorso
Mentre intorno a lui regnano giubilo, allegria e trambusto, l’eterno fuoricorso, all’inizio dell’anno accademico, è del tutto rilassato. Per lui infatti non si tratta di una prima volta e dunque conosce perfettamente la prassi. Dopo che i precedenti tentativi (durati rispettivamente tre e undici semestri) in filosofia – troppo teorica – e scienza delle religioni – troppo dogmatica – non hanno funzionato, sente che questa sarà la volta giusta. Stavolta prova infatti con qualcosa di più concreto, Scienze della formazione. Di insegnanti, in fondo, ci sarà sempre bisogno. La sua prima esigenza, appena partiti, è farsi convalidare il seminario “Scuole morali nel cattolicesimo del tardo XIX secolo”, frequentato nel semestre invernale 2009/10. Da veterano della mensa, sa che il gulasch del martedì non è un granchè, che gli spaghetti alla bolognese del mercoledì sono terribili e che vale la pena presentarsi a pranzo solo il venerdì, quando c’è un ottimo Kaiserschmarren. Dopo il primo semestre esclama, non senza qualche titubanza: «finalmente una materia adatta a me! Anche se etnologia …».

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Photo: Humboldt Universität © Maarten Brinkerink – CC BY-SA 2.0

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Gianpaolo Pepe

Laureato in filosofia politica e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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