Da artisti di strada a Berlino a star di X Factor: intervista esclusiva ai Daiana Lou

Sono una delle band emergenti delle strade di Berlino, due ragazzi che non importa dove tu stia andando, quando li senti suonare non puoi fare a meno di fermarti e rimanere ad ascoltarli fino alla fine. Ma da oggi niente sarà più lo stesso per i Daiana Lou, nome d’arte per Daiana Mingarelli, 22 anni, e Luca Pignalberi, 29. Ieri sera, infatti, per Daiana e Luca è arrivata la conferma tanto desiderata: superati bootcamp e home visit, faranno parte dei gruppi capitanati da Alvaro Soler a X Factor 2016. Durante le audizioni per la decima edizione del seguitissimo programma Sky i Daiana Lou avevano emozionato pubblico e giuria con una splendida versione di Chandelier di Sia, facendo commuovere Fedez e conquistando persino un giudice inflessibile come Manuel Agnelli.

La storia e l’intervista. Daiana e Luca, che vengono entrambi dal Lazio e sono una coppia anche nella vita, si sono trasferiti a Berlino circa un anno e mezzo fa per inseguire il loro sogno: far arrivare la loro musica a più persone possibile. E, con il loro R&B ricco di influenze soul e reggae, da Amy Winehouse a Jeff Buckley, da Nina Simone a Bob Marley, si erano presto imposti nella capitale tedesca, tra esplosive esibizioni di strada e apprezzatissimi concerti nei club in cui alternavano cover e brani originali. E Berlino fa parte ormai del loro dna: «Fa’ come se fossimo a Maybachufer», ha sussurrato Luca a Daiana poco prima dell’esibizione decisiva nelle audizioni quando, emozionati e tesi, si giocavano l’ingresso nel loft. Sì, perché è quello il posto in cui i Daiana Lou amano suonare di più: lungo il canale tra Kreuzberg e Neukölln, tra gli odori di spezie del vicino mercato turco e i tanti artisti di strada, Luca e Daiana si sentono liberi e in armonia con il loro pubblico. Dopo il traguardo di X Factor noi di Berlino Magazine, che i Daiana Lou li seguivamo da tempo e avevamo scommesso sul loro successo, abbiamo voluto sentire Daiana e Luca per ripercorrere insieme le tappe della loro emozionante storia.

La nascita dei Daiana Lou. «Ci siamo conosciuti nel 2013 in una jam session blues a Frosinone», racconta Luca ai nostri microfoni. «La complicità è nata subito tra le note di I’m gonna find another you di John Mayer, e da quel giorno non abbiamo mai smesso di suonare insieme. Il gruppo, inizialmente composto da cinque persone, si è poi, per vari motivi, ridotto a noi due. Daiana canta e si scinde tra diversi strumenti mentre io suono la chitarra e la batteria. La scelta del nome è avvenuta di comune accordo, penso che l’identità della band sia data soprattutto dalla cantante per cui volevamo usare il nome di Daiana ma, dato che il suo cognome, Mingarelli, suonava troppo duro, abbiamo pensato a un nome d’arte e Daiana ha poi deciso di usare Lou, che rievoca il mio nome, facendomi così un piccolo omaggio».

Berlino, la nostra città. «Venire a Berlino è stato un esperimento», ricorda Daiana. «Luca c’era stato in vacanza per un paio di giorni e, da quando era tornato, non smetteva più di parlarne, al punto che abbiamo deciso di tornarci insieme. L’idea era di restare per dieci giorni; ci portammo gli strumenti e provammo a suonare per le strade, e andò così bene che quel biglietto per Berlino si trasformò in un biglietto di sola andata. A convincerci a rimanere fu soprattutto un episodio particolare. Uno dei primi giorni, mentre ci stavamo prendendo una pausa cocktail in un bar di Schlesisches Tor, Luca si mise a suonare una delle nostre nuove canzoni che fino ad allora avevamo provato solo all’interno della nostra camera. Fu tutto molto spontaneo: lui, che come al solito non sa stare fermo più di un minuto, iniziò a suonare, io cominciai a cantare e, appena partiti, una ragazza che passava di lì si mise a sedere di fianco a me, poggiando la sua testa sulle mia gambe. Rimanemmo così per la durata di tutta la canzone. Io cantavo e le accarezzavo i capelli fino a quando il pezzo finì e mi resi conto che stava piangendo. Si alzò, mi baciò, ci ringraziò e andò via. Quello fu il momento che fece scoppiare la scintilla tra noi e questa città e che ci fece capire che qui a Berlino la gente apprezzava davvero la nostra musica».

Busker di professione. «Già in Italia avevamo iniziato a organizzare delle serate in qualche locale e riuscivamo a vivere di musica, ma il busking non andava così bene», spiega Luca. «Nel circuito in cui eravamo soliti esibirci le persone che uscivano anche solo per una birra erano così prese dai loro problemi, soprattutto economici, che non si fermavano neanche per ascoltare la nostra musica, che finiva così a fare da sottofondo alle loro discussioni preoccupate. Durante la nostra ultima esibizione a Roma, a Campo de` Fiori, fummo addirittura aggrediti da una donna che non ne poteva più di sentire musica tutto il giorno. Quando accorse la municipale le chiedemmo un attimo di pietà per farci suonare la nostra ultima canzone prima di andare in Germania e il pubblico fu così toccato dalla scena che il loro sostegno economico ci aiutò poi a finanziare il nostro viaggio in Germania. Il bello di suonare a Berlino è che anche chi non ha niente da offrire si ferma ad ascoltarci e ognuno ci ripaga con quello che può, dai bambini che passano a portarci il resto della loro merenda agli insegnanti di tedesco che ci offrono lezioni gratuitamente».

Una coppia nella vita e nel lavoro. «Vivere e lavorare insieme non è facile ma abbiamo trovato un modo tutto nostro di gestirlo. Ora siamo in grado di litigare durante le performance senza che nessuno al di fuori di noi se ne possa accorgere. Se prendo male una nota o sbaglio qualcosa Daiana si arrabbia e io lo capisco al volo: mi manda a quel paese senza che nessuno la possa sentire, e io rispondo calcando una nota più del dovuto», ride Luca.

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© Daiana Lou – Facebook

Il primo disco, X Factor e il futuro. «Appena arrivati a Berlino», spiega Daiana, «suonavamo quasi tutti i giorni in diversi posti della città ma ultimamente, alle prese con l’uscita del nostro primo disco e con la rivoluzione di X Factor, abbiamo avuto meno tempo per il busking e ci siamo limitati a suonare durante il fine settimana soprattutto ad Alexanderplatz, a Mauerpark e a Maybachufer. Il futuro? Speriamo di continuare a vivere di musica, e che la nostra passione ci porti ad esibirci su palchi sempre più grandi». Ma l’anima dei Daiana Lou resterà sempre berlinese, come testimonia questo momento raccontato da Daiana: «Qualche tempo fa a Berlino stavamo suonando in strada l’ultimo brano della nostra esibizione, Redemption Song di Bob Marley. Mentre, a occhi chiusi, cantavamo l’ultima strofa, abbiamo avvertito un uomo che piangeva disperato. Riaprendo gli occhi abbiamo visto quest’uomo che ci guardava e cantava singhiozzando insieme a noi. Era un senza tetto. Si possono avere riflettori e telecamere puntate ma, credeteci, regalare un momento così intimo e profondo a uno sconosciuto che non ha nulla è la ricompensa più grande che la musica possa dare. Non aveva nulla, solo due pietre tra le sue mani… e le ha regalate a noi. Questa è la nostra idea di successo».

Foto di copertina © YouTube – X-Factor Italia

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