Daniele, l’oste che serve birra artigianale italiana ai berlinesi

birra

A tu per tu con un italiano che è riuscito a vendere birre italiane ai tedeschi.

L’Italia è famosa per il vino, per i salumi, per i formaggi, per i dolci, un po’ meno per la birra. Anche in questo ambito però riusciamo a primeggiare offrendo uno dei migliori prodotti al mondo. A Berlino esiste già da un anno Birra – Italian Craft Beer, un pub italiano di Prenzlauer Berg che serve birra italiana ai tedeschi. Può sembrare strano che nella patria della birra alcuni italiani siano riusciti in questa impresa, eppure è così. Quando si mette passione e si offre un prodotto di qualità tutto è possibile. Abbiamo incontrato Daniele, l’oste di Birra, a lui piace definirsi così, e ci siamo fatti raccontare tutti i retroscena di un italiano che vende birra in Germania.

I tedeschi e la birra

«I tedeschi sono abituati ad andare allo späti e prendersi la birra industriale; pagano 1 euro, 1,20 euro a bottiglia, magari da mezzo litro. Quando dai loro una media da 0,5l a 6 euro, questo succede soprattutto all’inizio, pensano che sia cara, non capiscono che un prodotto di qualità si debba pagare di più. Durante l’anno comunque ho scoperto che il nostro locale non è così costoso rispetto agli altri posti che vendono birra artigianale. Vedono la birra come qualcosa tanto per bere mentre la birra si gusta, soprattutto determinati stili di birra sono da gustare.»

Vendere birra ai tedeschi

«Mi diverto un sacco a vendere birra ai tedeschi, mi diverto come un bambino. Lo faccio senza parlare una parola in tedesco, eppure è fighissimo! Ci riesco, la comunicazione non deve essere un limite anche se non si parla una lingua. Il mio lavoro è fondamentalmente semplice, basta che il cliente mi indichi quello che vuole prendere. I tedeschi spesso non si fidano e quindi sono un po’ chiusi, ma se li conquisti si aprono. Ho clienti, ho avuto clienti, che per mesi non mi hanno parlato, quasi neanche in inglese, dopo ho scoperto che parlavano l’italiano. Ai tedeschi fondamentalmente l’italiano piace: il gesticolare, l’espressività del viso e del corpo. Ai tedeschi tutto questo piace e quindi li puoi conquistare con un niente, e quando dico con un niente, per quanto riguarda il mio lavoro, intendo con un sorriso.»

Rapporto con i clienti tedeschi

«La gente viene da Birra perché si vuole divertire e noi ci divertiamo. Quando mettiamo la musica alta, ci mettiamo a ballare dietro al bancone, ci facciamo foto con le ragazze dietro al bancone, parliamo a voce alta, il tutto mentre ad un tavolino tre tedeschi se ne stanno seduti tranquilli, andiamo lì e diciamo: “Scusate ma non possiamo cambiare!” E loro ti guardano con un sorriso, si alzano e dicono: ma a noi ci piace. E allora vedi, anche i tedeschi si lasciano andare. È una cosa strana per me ma è anche il miglior complimento, perché mi fermano e mi dicono: io da Birra mi sento a casa. E li basta, la mia soddisfazione è questa. È più difficile rapportarsi col tedesco che non è di Berlino, quello che arriva da altre parti della Germania, più tradizionali rispetto a Berlino. I tedeschi di queste zone in genere vanno dritti per la loro strada, non hanno uno sguardo aperto e vedono solo cosa hanno di fronte. In quel caso è difficile rapportarsi, anche se li si approccia con un sorriso bisogna sempre cercare l’angolo giusto per entrare in sintonia con loro. È capitato che clienti mi abbiano detto di essere tornati nel pub non solo per la birra ma per l’ambiente che si crea. Il calore che diamo noi italiani non lo sa dare nessuno, è quello il valore aggiunto.»

La storia più assurda

«Abbiamo un cliente che si chiama Robert, è un americano che vive qua a Berlino da non so quanti anni. È una bellissima persona, un poeta, scrive libri, scrive poesie, va in giro col suo taccuino ed ama molto bere. La cosa strana è che all’inizio non lo conoscevo ed è successo questo: è sparito senza pagare. Noi adesso facciamo pagare subito appena diamo la birra.. Lui era uno di questi, aveva sempre pagato, gli lasciavamo un sottobicchiere con il numero del tavolo e a fine serata veniva da noi e sistemava il conto. Una sera però era talmente ubriaco che prima è caduto due volte dentro al locale, ha ordinato due birre ed è uscito fuori. Lui fuma, ho pensato che stesse andando a fumare, dopo un quarto sono uscito ma non c’era più. E quindi ho pensato dov’è andato? Mi ha fottuto i soldi! La storia però era molto più complicata. È venuto da me dopo tre settimane e la prima cosa che ha fatto è stata mostrarmi il sottobicchiere, pagare il conto e dirmi: Dani non ho pagato perché sono caduto, mi sono aperto la testa, è venuta l’ambulanza, mi hanno portato in ospedale e sono dovuto stare a letto una settimana col mal di testa. Però la prima cosa che ha fatto quando è ritornato da me è stato pagare il conto. Lì ho pensato: che bello che sei. Ora fa parte della famiglia, viene da noi tutti i giorni, scrive poesie, attacca bottone con tutti, e può sembrare la persona molesta però son tutti felici di lui perché è simpatico, colto e si conquista tutti.»

La richiesta più particolare

«La richiesta particolare può essere quando arriva nel pub un gruppo di 5 persone di cui nessuno beve birra. È vero che sei in Germania ma Birra, il nome del locale, è un termine internazionale che più o meno tutti conoscono. Quando succede penso: ma che siete venuti a fare?»

La birra preferita

«Io sono un tipo da birra di prestazione come dico ai miei clienti, quella che puoi berne dieci pinte ogni sera. Un conto è bere una birra da 10 gradi da 0,2 l e con cui subito ti arriva la botta in testa, un conto è bersi dieci American Magut, una buonissima West Coast Pils da 5 gradi, saporita e aromatica. È una birra che accompagna la tua serata mentre stai seduto al bancone. E secondo me questo è esattamente il compito di una birra.»

Come riconoscere una buona birra

«Tutti siamo in grado di capire, tutti ne sono in grado, dipende da quanta voglia si ha di scoprirlo, per questo dico, a prova di studio, la miglior degustazione è: mi piace o non mi piace. Bisogna provare ad ordinare una birra, possibilmente la pinta,berla e dopo chiedersi se se berrebbe un’altra. Questo è il mio consiglio. È una mia personalissima visione di quello che è la birra e del bere in generale. Mi hanno insegnato questo, anche persone con più esperienza di me. Il vino, così come la birra più buona del mondo sono quelli che a te piacciono di più. Non c’è niente di meglio.»

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 Foto copertina: © Facebook Page

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