Deutschland 83, la nuova serie di spionaggio nella Berlino del muro è da non perdere

Berlino est, Berlino Ovest, la guerra fredda vista dall’interno della Germania da una spia tedesca.  In questi giorni Berlino è tappezzata dai manifesti della serie Deutschland 83, partita lo scorso 26 Novembre ed in onda una volta a settimana, per un totale di 8 puntate, su RTL. In Italia va in onda dal 2 dicembre su Sky Atlantic, mentre è già stata presentata negli States sulla Sundance Tv (la tv via cavo statunitense gestita dall’omonimo festival del cinema indipendente), divenendo così la prima serie in lingua tedesca ad essere mai stata trasmessa da un canale statunitense.

La trama. Il titolo già ci indica l’anno: siamo nel 1983, quando il rischio dello scoppio di una guerra nucleare raggiunse codici d’allerta pari solo a quelli della crisi missilistica di Cuba nel 1962. Questa volta però ad essere al centro delle tensioni apocalittiche era proprio la Germania divisa. A marzo il presidente americano Reagan aveva pronunciato il famoso discorso dell’impero del male, definendo con tale espressione l’Unione Sovietica. Pose fine così alla fallimentare politica della distensione cartesiana. Per dare concretezza alle sue parole decise di dispiegare i missili nucleari Pershing II a ridosso del giardino del nemico, ossia in Germania Ovest e dare il via ad Able Archer, una simulazione di attacco nucleare. Un’idea non proprio furba quando a capo dell’URSS aveva appena preso posto un certo Juri Andropov, ex capo del KGB e uno dei responsabili dell’invasione dell’Ungheria nel 1956. Able Archer era davvero un’esercitazione o solo una scusa per scatenare di sorpresa l’attacco? Se fosse scoppiata una terza guerra mondiale  la quarta sarebbe stata combattuta con le pietre. La DDR vuole scoprire i reali piani degli americani e così, grazie alla Stasi, incarica il ventiquattrenne Martin Rauch ad infiltrarsi nel ruolo dell’assistente di un importante generale della Germania federale. Martin però è una semplice guardia di frontiera, non è una spia. È stato scelto solo per via della somiglianza con l’assistente di cui dovrà prendere il posto.

Le differenze di vita tra est ed ovest. Una volta nell’ovest le prime lezioni che Martin riceve per intraprendere il suo nuovo lavoro d’infiltrato riguardano le differenze linguistiche: il panino si chiama Brötchen, non Schrippen; la plastica si chiama Plastik e non Plaste, Kaufhalle è il Supermarket con frutta in abbondanza, mentr dare un morso ad un’hamburger da fastfood è cosa comune. “I governi occidentali vogliono che i loro cittadini siano grassi, pigri e soddisfatti”, sarà costretto a dirgli Tobias, il suo istruttore, per frenare il suo entusiasmo.

Il tema della guerra fredda e della spia infiltrata è stato notevolmente abusato dal cinema e dalla Tv. Deutschaland 83 richiama comprensibilmente  The Americans, la serie statunitense dove una coppia di spie sovietiche è infiltrata a Washington nelle vesti di tradizionale famiglia americana. Nonostante ciò, Deutchland 83 è un prodotto speciale perché fa immergere completamente lo spettatore in quegli anni, soprattutto grazie alla fotografia dai toni freddi e alle ambientazioni realistiche e piene di fascino. Le scene nel quartiere generale della STASI sono state girate nel museo della Stasi di Berlino che era proprio la cupa sede del Ministero per la Sicurezza dello Stato. Ciò che caratterizza di più Deutschland 83 e che di certo appagherà molti palati musicali è l’uso massiccio delle hit degli anni 80. La colonna sonora ci regala, tra i tanti, pezzi dei New Order, Bowie, The Cure, Duran Duran: Martin rimarrà folgorato quando, utilizzando per la prima volta un walkman, ascolterà Hungry like the Wolf. Ci sono canzoni ovviamente anche made in Germany come la scontata 99 balloons di Nena, la bellissima sigla iniziale è Major Tom di Peter Schilling. Non manca il leggendario Udo Lindeberg presente con la sua Zug nach Pankow e con un concerto, quello dell Ottobre 1983 a Berlino Est, che ha anche un ruolo fondamentale nella trama. Insomma, se amate Berlino e avete curiosità di sapere come si vivesse in quegli anni, questa è la serie giusta

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Domenico Grimaldi

Oh, io sono un mezzo fallito. Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel. "Cosa vuol diventare?", mi domandò. "Diplomatico." "Ha una grossa fortuna?" "No." "Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?" "No." "E allora rinunci alla diplomazia." "Ma allora cosa posso fare?" "Il curioso." "Non è un mestiere." "Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L'avvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa per troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle." Jules e Jim regia di François Truffaut.

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