Die Welt: «La malavita berlinese è in mano ai clan arabi»

Grande retata a Berlino contro la criminalità organizzata. La giornata di martedì 12 aprile 2016 si è aperta con un intervento delle forze dell’ordine in diverse zone della città, ma soprattutto nel quartiere berlinese di Neukölln, in cui risiedono membri di uno dei grandi clan arabi che controllano la criminalità organizzata della città. L’intervento si è concluso con 6 mandati di cattura. Soltanto qualche giorno prima, il 10 aprile, il giornale tedesco Die Welt titolava: «La malavita berlinese è in mano ai clan arabi».

I clan arabi a Berlino. Come riportato da Die Welt, secondo le autorità di Berlino, nella capitale tedesca sono presenti dai 15 ai 20 clan arabi. Con diverse centinaia di affiliati, 9 di questi controllano gran parte della criminalità organizzata in città. Stando alle fonti di Welt am Sonntag, a essere attivi sulla scena della malavita non sarebbero individui immigrati recentemente in Germania, bensì grandi clan arabi stabilitisi sul suolo tedesco negli anni Settanta e provenienti in prevalenza dal Libano. Le loro attività spaziano dal traffico di stupefacenti ai furti, dalla prostituzione alle rapine. «Meglio in galera che in guerra» è il motto che viene inculcato nella mente dei nuovi affiliati. I poliziotti del dipartimento per la criminalità organizzata da tempo riferiscono dell’attività capillare dei clan in città: la prostituzione da strada nel quartiere di Schöneberg viene controllata proprio da una di queste “grandi famiglie” che riscuotono denaro in cambio di protezione; in molti casi anche i connazionali degli affiliati ai clan sono soggetti al pagamento di tangenti: «Quasi tutti i narghilè bar della capitale subiscono estorsioni» riferisce un inquirente. Da qualche tempo i clan controllano anche piccoli autonoleggi cittadini, collocati prevalentemente in piccole vie secondarie nei quartieri di Wedding, Neukölln, Kreuzberg e Charlottenburg. Gli autonoleggi vengono di solito aperti e poi chiusi nel giro di breve tempo. In molti casi il denaro sporco, spesso proveniente dal Libano, viene riciclato in attività perfettamente legali, come per esempio narghilè bar, ristoranti, locali notturni, autonoleggi o immobili. Il traffico di questo denaro risulta spesso non monitorabile. Un’altra difficoltà per gli inquirenti è rappresentata dalla tecnologia utilizzata dai clan: le telefonate sono difficilmente intercettabili poiché avvengono tramite smartphone specifici di ultima generazione. E se l’intercettazione va a buon fine, serve comunque troppo tempo per l’esame e la traduzione.

Il ruolo dei rifugiati. Facili prede di queste famiglie criminali sono i rifugiati appena approdati in Germania, senza denaro né contatti e spesso senza conoscere la lingua: «La miseria rende deboli e facilmente manipolabili. Senza soldi e senza conoscere il tedesco, i rifugiati appena arrivati in Germania sono particolarmente esposti ad avvicinamenti da parte di chi parla la loro madrelingua e mostra loro come accedere al denaro in modo semplice e veloce» ha dichiarato Sjors Kamstra, procuratore della Repubblica. Pare che i soggetti criminali reclutino anche negli alloggi per rifugiati della capitale: i nuovi rifugiati sono delle risorse preziose in quanto si tratta di soggetti non ancora noti alle forze dell’ordine.

La criminalità organizzata in Germania. Berlino, Brema e la regione della Ruhr sono le principali roccaforti in Germania dei clan criminali, le cui attività rimangono normalmente nell’ombra se non quando conflitti interni o tra “famiglie” sfociano in azioni pubbliche eclatanti, come per esempio l’autobomba esplosa il 15 marzo scorso a Berlino, nel quartiere di Charlottenburg. Come dichiarato da Dirk Jacob, direttore del dipartimento criminale federale (Landeskriminalamt), tali azioni pubbliche eclatanti servono alle “grandi famiglie” anche per dimostrare il proprio potere sul territorio: a questo proposito basti pensare alle rapine compiute nel 2010 durante un torneo di poker all’hotel Hyatt a Potsdamer Platz e nel 2014 nei grandi magazzini KaDeWe.

La retata del 12 aprile 2016. Come riporta Die Welt, La polizia di Berlino e le forze d’intervento speciali (in totale 220 unità) avevano come obiettivo i membri della “grande famiglia” Al-Zain. Verso le 4.30 del mattino, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in 14 abitazioni. La retata ha portato a 6 fermi per rapina, detenzione illegale di armi e istigazione all’omicidio. Pare che tra gli arrestati vi sia anche un uomo implicato nella rapina al KaDeWe del dicembre 2014. L’intervento della polizia è stato reso possibile grazie alle dichiarazioni di testimoni. Come dichiarato dagli inquirenti, è molto difficile venire a capo degli intrighi dei clan: «Soltanto con indagini lunghe e complesse si può sperare di rompere la struttura estremamente compatta delle “grandi famiglie”» spiega Jacob, «quando accade qualcosa dobbiamo reagire con tempestività, raccogliendo immediatamente le dichiarazioni dei testimoni. Se perdiamo tempo questi vengono manipolati, comprati o minacciati dai clan.»

Il bilancio delle autorità. «Berlino è perduta. Le strutture dei clan sono ormai entrate in ogni ambito della criminalità organizzata, tanto che non sarà mai più possibile tornare alla situazione di 20 anni fa» dichiara a Die Welt Michael Kuhr, la guardia del corpo dei vip più conosciuta di Berlino, presente alla rapina compiuta nel 2010 all’hotel Hyatt. Kamstra concorda sulla criticità della situazione: «È terribile che i clan non abbiano più alcun rispetto per la polizia e le autorità, ma possiamo ancora dare dei segnali forti alla criminalità organizzata.»

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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