Due giovani, una romana e una a Berlino, a confronto: «Roma e Berlino unite dalla follia»

di Anna D’Ambrosio*

Questo articolo è un esperimento. Intervistare due ragazze “qualsiasi”, dove per qualsiasi intendiamo che non hanno nessuna storia alle spalle che farebbe notizia, ma che in qualche modo possono rappresentare le due città da cui provengono, Roma e Berlino. Da una parte abbiamo Benedetta, vive alla Garbatella,  è nata nel 1990, ha frequentato la LIS, Lingua dei Segni presso l’Università per Stranieri di Siena, ma ora è tornata a vivere a Roma (non potrebbe mai stare a lungo lontana dalla sua città!) e ora studia recitazione mentre la sera si diverte ballando lo swing! Qualche caratteristica particolare? È un’amante dei tatuaggi e basta trascorrere con lei anche poco tempo per farsi le migliori risate di sempre. La ragazza di Berlino si chiama Vanessa e ha 29 anni. La sua famiglia è originaria della vecchia Berlino Est, dove anche lei ha trascorso i primi anni di vita e al cui ricordo sembra essere tuttora molto affezionata. Non cambierebbe mai città nella sua vita e infatti il suo ragazzo inglese si è trasferito a Berlino per stare con lei. La sua birra preferita è la Jever, ama la musica dal vivo e lavora da anni in un grande ostello della capitale, dove quotidianamente incontra e parla con giovani da tutto il mondo. Abbiamo chiesto ad entrambe di raccontarci la propria città cercando di scoprire cosa, sempre che ci sia, leghi le due capitali. La risposta che ne emerge? Roma e Berlino sono unite dalla follia. In che senso? Lo scoprirete leggendo le risposte qui sotto.

«Se con folle intendiamo che da Roma e dai romani ci si possa aspettare di tutto, direi di sì!», dice con entusiasmo Benedetta. Per il versante tedesco risponde Vanessa: «Gli abitanti della città sono la più grande follia di Berlino. Cammina attraverso la città per qualche giorno e qualche notte e vivrai alcune cose curiose».

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Raccontatemi una scena, un’immagine o un episodio, durante il quale hai pensato:”Sì, la mia città è folle!”

Benedetta: «In questi ultimi giorni stanno cadendo molte foglie dagli alberi, come se fosse un autunno molto in ritardo, mentre l’incuria delle strade fa sì che si accumulino ovunque. Vicino casa mia ci sono dei giardinetti dove spesso i barboni si accampano. Da un giorno all’altro le foglie dei giardinetti sono sparite ed è comparso un cartello dove questi barboni avevano scritto “Noi teniamo a questo posto! Aiutaci a tenerlo pulito!”».

Vanessa: «La pazzia di Berlino si riflette al meglio in un viaggio sui mezzi pubblici. Così ho potuto vedere, per esempio, una donna che andava per la città in sella al suo pony o una sfilata di moda sulla metropolitana in viaggio».

Pensando al contesto nazionale, quanto la lingua della tvostra città caratterizza la sua follia?

Benedetta: «Il linguaggio del romano è facilmente riconoscibile: un dialetto marcato da suoni molto intensi e gravi e l’ironia spiccata che si evince da quanta fantasia e creatività possano essere sfruttate per esprimere un solo insulto. Il romano è un comico e la vivacità del suo dialetto lo aiuta a colorare di espressività anche le parolacce».

Vanessa: «Il dialetto berlinese suona molto duro e diretto al resto della Germania, è anche chiamato Berliner Schnauze (grugno berlinese; ndr.). Perciò in genere il berlinese sembra aspro e poco amichevole all’inizio. Ma chi ci conosce meglio impara ad apprezzare questa franchezza e, anzi, ci trova molto amabili. Oggigiorno tuttavia il dialetto berlinese si può ascoltare più in periferia e in Brandeburgo che nella stessa Berlino».

Come descrivereste un “vecchio” della vostra città?

Benedetta: «Il vecchio romano lo trovi al bar, di solito. Seduto sulla sua sedia di plastica che legge il Corriere dello Sport e commenta i risultati della partita della Roma (o Lazio). Il pulpito da cui parla investe il vecchio romano del potere di agitatore politico ed elargisce sentenze e critiche senza risparmiare nessuno. Solo l’idea di un passato mitologico e maestoso consola il vecchio romano che ha visto la sua città stravolta dalle nuove esigenze della società di massa».

Vanessa: «In qualche modo amabilmente biascicante, Berliner Schnauze, non facilmente comprensibile da uno straniero. Conosce l’espressione Molle und Korn (indica il coperto berlinese, ossia una birra e una grappa; ndr), ha un carattere particolare».

Come descrivereste un “giovane” della vostra città?

Benedetta: «Il giovane romano è spesso strafottente. Li chiamiamo “coatti” quei ragazzetti chiassosi ed arroganti che trovi per strada, pronti ad esporsi con qualche battuta dissacrante fatta agli sconosciuti…perché i romani hanno sempre la battuta pronta».

Vanessa: «Difficile da descrivere. Qualcosa come aperto, sociale, moderno, politico, incline al contatto sociale e alle manifestazioni, regge bene l’alcol, piacevolmente hipster… Si potrebbe dire tutto ciò. In poche parole la gioventù berlinese è troppo variegata. In generale, a Berlino si è liberali e ci si vuole solo godere la vita in tranquillità».

Roma

La storia di Berlino sembra iniziare e addensarsi tutta nel giro dell’ultimo secolo. Come viene percepita dalla gente questa presenza storica così prepotentemente presente? 

Vanessa: «La storia di Berlino è cambiata radicalmente negli ultimi venti anni. La città è diventata più aperta e più multiculturale. Lo sviluppo sembra non avere confini. Questi veloci cambiamenti non sono visibili solo nell’immagine delle strade, ma anche nella mente della gente. La storia attuale è vissuta “live” ed è decisa assieme: attraverso dimostrazioni, raccolte di firme e referendum. La “vec- chia” storia rappresenta anche qui il fondale e viene apprezzata soprattutto dai turisti».

Parlare della storia di Roma invece costringe a tornare indietro ad almeno duemila anni fa. Come viene percepita dalla gente questa presenza, viva, vivissima, di una storia così lontana e come viene percepito il presente in relazione a essa? 

Benedetta: «La pesantezza del passato di Roma è onnipresente nella vita dei romani che, proprio per questo, sembrano non cogliere quest’eredità come una ricchezza, quanto piuttosto come un ingombrante ornamento che legittima l’orgoglio di vivere nella città che fu caput mundi, senza che questo si tramuti in rispetto reverenziale o coscienza effettiva delle proprie origini.».

Città capitali: in che modo rappresentano, ognuna a proprio modo, l’intera nazione e in cosa invece sono uniche?

Benedetta: «I connotati tipici dell’Italia media si ritrovano nella cucina molto ricca di sapore. Ma nessuna città d’Italia assomiglia a Roma: la convivenza tra antichità e modernità è ancora improvvisata e solo per le caratteristiche peculiari di questa città».

Vanessa: «Sentendo parlare di Berlino ovviamente si pensa alla Germania. Berlino è sempre stata il più importante palco della storia tedesca ed è anche la capitale. Eppure per me Berlino è la città tedesca meno tedesca. A volte si ha l’impressione di vivere su una nostra piccola isola e questo mi piace molto».

Cosa non potrà mai capire davvero chi non è nato, ma si è trasferito nelle vostre città?

Benedetta: «Non potrà mai capire quanto l’atteggiamento dei romani, che può risultare troppo invadente, sia un toccasana per la cura della depressione. La confidenza “troppo spontanea” che il romano si prende è dettata da una profonda gioia di vivere che si autoalimenta della sua stessa energia. Non poche volte è stato proprio lo scambio di battute con qualche sconosciuto a risollevarmi la giornata. È come una dimostrazione di empatia e solidarietà che esprimiamo attraverso una delle poche cose rimaste gratis: prendere e prendersi in giro per farsi due risate!».

Vanessa: «La burocrazia e il senso dell’ordine. Ma questo non sarebbe solo tipicamente berlinese!».

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Tutte le foto © Anna D’Ambrosio

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