«È pornografia»: AfD contro la campagna tedesca per l’uso del preservativo

La Junge Alternative, la Gioventù Alternativa di Alternative für Deutschland sezione Bassa Sassonia, ha sporto denuncia tramite il suo rappresentante Sören Hauptstein contro la campagna per la prevenzione dell’Aids e di altre malattie sessualmente trasmissibili voluta dal Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung. Il capo di accusa sarebbe l’esposizione di materiale pornografico a un pubblico di minori e formalmente si appiglierebbe al fatto che i corpi ritratti in forma di fumetto siano nudi, sebbene gli organi sessuali non vegano riprodotti. I vari manifesti-cartoon, esposti con 65.000 copie in tutta la Germania, invitano a una sessualità consapevole e all’uso del preservativo facendo ricorso a una serie di immagini ironiche e piuttosto esplicite, com’è nella tradizione di un Paese in cui la cultura nudista (FKK, Freikörperkultur) è talmente diffusa che non è infrequente incontrare corpi nudi in qualsiasi spiaggia o parco, senza che questo susciti alcuna reazione scandalizzata o morbosa.

La campagna. La campagna Liebesleben, “vita amorosa”, è pensata per una nazione che è sempre stata storicamente all’avanguardia in direzione di una decolpevolizzazione del sesso, ma rivolge l’esplicito invito a far sì che questa libertà non si risolva in un abbassamento della guardia nella prevenzione e nella precoce diagnosi di malattie ancora pericolose. «Sorprendentemente facile. Usate il preservativo» è lo slogan della vignetta che vedete in copertina e che ritrae una coppia impegnata in un amplesso acrobatico su un comodino. Anche nelle altre immagini ci sono riferimenti diretti a pruriti e bruciori e il tema sessualità è raffigurato in maniera leggera e goliardica.

La lotta all’HIV. La campagna fa parte dell’inziativa Gib AIDS keine Chance che già a dicembre scorso aveva imperniato la sua strategia comunicativa sull’informazione circa le modalità di trasmissione dell’HIV in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS.  I dati dell’Istituto Robert Koch pubblicati nel luglio 2015 confermano Berlino la città con maggior numero di nuove infezioni, con 12,9 nuove infezioni per 100.000 abitanti, contro una media nazionale di 4,4. I dati confermano che il problema non risiede nella mancanza di informazione circa le modalità di trasmissione, e infatti il numero più alto di nuove infezioni si registra nei centri urbani, dove è più alta la diffusione di comportamenti a rischio. È quindi al fine di scongiurare questi comportamenti che è diretta la comunicazione, con una grafica fumettistica che cerca di veicolare il messaggio senza una carica di drammaticità che concorrerebbe a creare timori e ad allontanare le persone dalla ricerca di una diagnosi per paura o vergogna. Se infatti è vero che oggi le cure permettono anche a chi ha contratto il virus HIV un’aspettativa di vita molto lunga, ciò è vero solo in caso di diagnosi e trattamento precoce, che però non viene sempre effettuata, ed è per questo che si continua a morire di AIDS.

AfD: «Siamo di fronte a una ipersessualizzazione». Se questi sono i dati di fatto oggettivi, risulta difficile comprendere la presa di posizione di AfD. Secondo le parole del comunicato ufficiale, i manifesti, definiti «osceni», esporrebbero i giovani a una «ipersessaulizzazione» precoce, derubando le famiglie del loro diritto primario all’educazione dei figli. Inoltre, sebbene la Junge Alternative riconosca l’utilità di una campagna di prevenzione, le modalità di questa campagna sono sospettate di diffondere la presunta, temibile ideologia gender tramite la quale identità non ben precisate promuoverebbero la cosiddetta società pluralista, regno della sessualità precoce e della multisessualità. Qualsiasi cosa tale espressione significhi per loro.

AfD, ideologia gender e difesa del Volk. In effetti parrebbe che sotto la guida di Beatrix von Storch, cristiana reazionaria, Afd abbia sposato un’ideologia, già cara al nazismo, per cui il popolo è composto dalla famiglia naturale, («semplice verità: l’uomo e la donna sono diversi») che va sostenuta con ogni mezzo a detrimento di ogni forma di perversa sessualità non diretta alla riproduzione che pertanto implicherebbe la fine del Volk. Senza l’inutile complicazione della parola gendersiamo abbastanza certi che se mai si fossero occupati di Gender Studies saprebbero che la parola è lungi dall’indicare la confusione sessuale, limitandosi a designare quelle caratteristiche attribuite al sesso che sono invece di matrice culturale– non sarà difficile per nessuno riconoscere la stessa politica del Volk e della famiglia già cara ai nazionalsocialisti.

Il partito di Frauke Petry e von Storch non trae ufficialmente le conseguenze delle proprie affermazioni che potrebbero metterlo fuori legge, e infatti non vengono rilasciate dichiarazioni nette sul tema emigrazione, ma non manca di chiarire localmente cosa si intenda per Volk non piegato alla perversa ideologia del multiculturalismo. Ideologia che, a loro dire, sarebbe propagata dal Governo e mainstream, e alla quale AfD oppone come alternativa il ritorno al Volk tedesco, portatore di superiori valori, che almeno ci risparmiano di chiamare ariano. La società multiculturale è insomma un male da scongiurare promuovendo la fertilità del popolo tedesco. E così il partito impernia i suoi programmi elettorali sul sostegno alle famiglie, che devono riprodurre il Volk, a detrimento della tutela del lavoro femminile e del diritto di aborto. Una riedizione, al netto di qualche variazione linguistica come l’uso improprio della parola gender già nota al pubblico italiano per essere cara alla destra populista, di quella che fu la politica delle famiglie per la difesa della razza del partito nazionalsocialista.

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Foto di copertina © Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung

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