«Ecco come hanno provato a derubarmi a Rosenthaler Platz, Berlino»

2016, una sera d’aprile, ore 20.15. Sono dentro la stazione della U-Bahn di Rosenthaler Platz, zona Mitte di Berlino. Sono arrivata da alcuni minuti. Devo aspettare una mia amica per poi prendere da lì la metropolitana assieme. Al centro della stazione vi è una sorta di panchina in acciaio, sei sedili in totale, tre rivolti a destra e tre a sinistra che condividono lo schienale ed in cui si è soliti sedersi mentre si attende l’arrivo del mezzo. Decido di sedermi su quello più a sinistra tenendo la borsa sul mio fianco destro, stretta tra lo schienale e la mia schiena.

La stazione è semivuota. Davanti a me passano un paio di coppie e un ragazzo di colore. Forse in fondo c’è qualcun altro. Sento dietro di me passare la metropolitana diretta nel senso opposto. Scendono e salgono persone, normale tran tran della vita berlinese. Qualcuno si siede dietro di me ad aspettare il treno successivo. Arriva anche la mia amica. La saluto rimanendo seduta. Mancano 7 minuti al passaggio della nostra metropolitana. Mi chiede se con il mio abbonamento la possa portare con me. Per alcune tipologie di abbonamenti funziona, per il mio forse no, purtroppo, ma non ne sono sicura.

Prima che possa risponderle ci si avvicina una coppia. Si fermano davanti a noi, tra i sedili e i binari. Lui capelli lisci, lunghi fino alle spalle, neri, carnagione olivastra, felpa blu, jeans azzurri, scarpe da ginnastica. Anche lei scura di carnagione, capelli lunghi fino ai fianchi, jeans, maglione. Entrambi sono piuttosto trasandati sia nel vestire che quanto ad igiene personale. Sono una delle coppie che poco prima mi è passata davanti. Mi chiedono in inglese se la metro che sto aspettando porti ad Alexanderplatz. Rispondo di sì, ma che bisogna prendere quella nell’altra direzione. Non dicono niente, ma continuano a guardare fisso verso di noi. Nel frattempo, dietro di noi, arriva un’altra metropolitana. Si crea nuovamente un po’ di rumore.

La mia amica mi chiede se le posso prestare degli spicci per fare il biglietto. Abbasso lo sguardo verso la borsa per prendere il portafogli e intercetto una mano che ne esce. È quella dell’uomo seduto dietro di me. Ha il portafogli in mano. Lo guardo negli occhi. Gli strappo d’istinto il portafogli dalla mano. Lui, colto in fallo, corre dentro la metropolitana che sta chiudendo le porte. E con lui corre la coppia che mi aveva chiesto informazioni. Non ho il tempo di reagire. Li seguo con lo sguardo, dentro i vagoni, che parlano e sorridono. Lo sapevo già, non avrei dovuto girare con una borsa senza cerniera. A volte la vanità prende il sopravvento. Sono stata ingenua. Non lo sarò più.

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Foto di copertina © nembrot.com CC BY SA 2.0

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