Ecco perché, nonostante gli aiuti, molte mamme tedesche rimpiangono di aver avuto figli

Esistono numerosi aiuti statali per chi ha un figlio in Germania: assegni familiari, aiuti per genitori single, maestri a domicilio, asili gratuiti. Nonostante questi vantaggi ci sono tante madri tedesche che rimpiangono di aver avuto dei figli. Alla gioia per la nuova vita che vedranno crescere va a contrapporsi la consapevolezza delle rinunce che l’essere madre comporta, soprattutto a livello lavorativo. Queste due facce della maternità sono presentate nello studio Regretting Motherhood della sociologa israeliana Orna Donath, pubblicato nel 2015 ma ancora capace di far discutere in Germania, come ricorda l’Huffingtonpost.

O figli o carriera. Orna Donath presenta nel suo saggio 23 donne che dichiarano di rimpiangere di aver avuto dei bambini. Per un Paese come la Germania, dove più di un terzo delle donne con un alto livello d’istruzione decide di non avere figli, il tema suscita molteplici reazioni. Da un lato ci sono i sostenitori del cosiddetto” mito della deutsche Mutter”, la mamma tedesca sempre presente e disposta a tutto per il benessere del proprio figli. Dall’altro c’è chi, come la giornalista tv Sara Fischer, mette in luce gli aspetti negativi del diventare madre. Lo Stato tedesco mette a disposizione delle famiglie numerosi mezzi per aiutarle a provvedere al benessere dei figli e permettere ai genitori di passare più tempo con i propri bambini. Ma, guardati da un altro punto di vista, questi aiuti sembrano cristallizzare il ruolo della donna-madre, il cui compito è quello di educare e crescere i propri figli, rinunciando così a migliori opportunità di carriera.

Rabenmutter, la madre snaturata. Fino a qualche anno fa, in Germania molte mamme decidevano di smettere di lavorare e prendersi cura del proprio figli fino a tre anni dopo il parto. Con le nuove leggi (ne abbiamo parlato qui) lo Stato garantisce per 14 mesi dalla nascita del figlio un’indennità fino a un massimo di 1800 euro mensili per i genitori che decidono di ridurre il proprio orario lavorativo per stare a casa con il bambino. Ma se una mamma decide di tornare al lavoro dopo meno di un anno dalla nascita del proprio figlio, non è raro che venga stigmatizzata come Rabenmutter, madre snaturata. È quanto è successo anche a Manuela Schwesig del partito SPD, tornata al lavoro due mesi dopo la nascita della figlia Julia, come racconta il quotidiano Bild. Per evitare di essere bollate come delle cattive madri, molte donne tedesche decidono di non avere bambini per non rinunciare alla propria carriera, causando una notevole diminuzione della natalità in Germania.

Quando a stare a casa è papà. Per incentivare le nascite, il governo di Angela Merkel ha deciso di istituire l’Elterngeld, il sussidio che permette anche al padre di stare a casa con il figlio. Questo modello dovrebbe permettere alle donne di continuare a lavorare e di non vivere il ruolo di madri come un ostacolo alla propria emancipazione e carriera. Tuttavia, alcune femministe sottolineano che la divisione dei ruoli uomo-donna all’interno della famiglia resta molto pronunciata e ben lontana dalla parità di genere. Bisogna poi tenere conto del fatto che i padri non possono allattare, per cui nella maggior parte dei casi è ancora la donna a scegliere di restare a casa. La scelta tra la famiglia e il lavoro resta dunque un dilemma amletico per molte donne, molto più che per gli uomini. Se crescere un figlio in Germania è più semplice che in altri Stati europei, anche qui essere una buona madre spesso significa rinunciare alla propria carriera.

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Foto di copertina © Kat Grigg © CC 2.0

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