Ein Hells Angel unter Brüdern – Il crimine su due ruote tra leggenda e verità

Quando giornali e televisione parlano di Hells Angels non si riferiscono a comuni angioletti, ma ad un’organizzazione criminale con bande di seguaci disseminate in tutto il mondo che controllano il traffico di droga, armi e prostituzione. Sicuramente i suoi membri non passano inosservati data la loro passione per le rombanti Harley Davidson sempre pittorescamente personalizzate, le lunghe chiome selvagge e gli sfarzosi tatuaggi a tappeto. Nonostante la loro immediata possibile identificazione e il conseguente continuo controllo e monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, molti membri degli Hells Angels continuano a circolare liberamente per le strade e a riunirsi perdiodicamente per giubilei e compleanni. In alcune città invece, come ad Amburgo, gli Hells Angels sono riconosciuti come illegali.

Tutto questo non sembra un enorme paradosso?

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Lutz Schelhorn è il presidente degli Hells Angels di Stoccarda e da anni si batte attivamente affinchè i pregiudizi e gli allarmismi messi in piedi dai media tedeschi ed internazionali su episodi singoli e sporadici possano essere considerati solo in quanto tali e non come regola assoluta di vita per sé e compagni. Schelhorn rivendica piuttosto altri aspetti fondanti degli Hells Angels come lo spirito di libertà e ribellione rispetto al comune vivere borghese o la fratellanza e l’aiuto incondizionato che ogni membro sente di dover donare ai propri compagni.

L’arma che Schelhorn impugna ogni giorno in nome della propria confraternita è la macchina fotografica: siamo infatti di fronte ad un fotografo di fama internazionale, ad un artista capace di catturare l’essenza al di là dell’apparenza e con tale intento i suoi progetti si concentrano sull’emarginato dalla società, sia che questo sia un tossicodipendente, un portatore di handicap o un membro degli Hells Angels.

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Affascinato da questo singolare personaggio, il regista Marcel Wehn chiede a Schelhorn di poterlo accompagnare durante i viaggi fotografici che conduce per tutta la Germania con lo scopo di dare un volto umano a quello che per i più è solo un movimento criminale da reprimere. Le difficoltà durante le riprese del documentario sono state molte e Wehn dichiara come sia stato talvolta impossibile fare riprese al di fuori di Stoccarda perché in pochi sono stati disposti ad essere coinvolti in alcun tipo di progetto o collaborazione insieme ai membri degli Hells Angels.

Il documentario dà voce, oltre che a Schelhorn e a molti membri degli Hells Angels, anche a polizia e giornalisti che vengono interrogati sulle tendenze criminali del gruppo e sul beneplacito della giustizia nei loro confronti. Non si tratta quindi di un documentario volto a nascondere certi aspetti criminali sicuramente presenti all’interno del gruppo, ma è piuttosto una piccola apertura su un mondo avvolto da leggende e tanti pregiudizi.

Eliette Cannici

Berlinese da tempo immemorabile. La sua curiosità la porta a perdersi puntualmente per la grande capitale tedesca, ma le sorridenti stelle le fanno sempre poi ritrovare la strada di casa.

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