Gentrification, Berlino, Kreuzberg: chiude il centro culturale Boys Club. Ecco perché.

“Tutti noi andremo ognuno per la sua strada, alcuni di noi rimarranno a Berlino, altri no. Per adesso nessuno punterà a continuare un progetto simile, anche se, per quanto mi riguarda, se capitasse in futuro sarei più che felice di riprendere un’attività del genere.” A parlarcene è Riccardo Torresi, 28 anni, uno dei sei membri fondatori del Boys Club, che per due anni ha organizzato ed ospitato eventi artistici, culturali e ricreativi nel cuore di Kreuzberg. Il club adesso è costretto a chiudere i battenti, data prevista il 30 di aprile.

La causa? L’ordine di sfratto arrivato dalla padrona di casa. “Nel contratto  vi era un cavillo che ne autorizzava la risoluzione senza preavviso in qualunque momento, ma che non avevamo letto. Abbiamo provato di tutto, abbiamo messo di mezzo anche un avvocato, ma non c’è stato niente da fare”.

Ennesimo esempio della gentrification, ovvero del processo di imborghesimento trainato dalla speculazione immobiliare che sta travolgendo Berlino? “Decisamente sì. La proprietaria avrà trovato un migliore offerente, qualcuno che sia in grado forse di ristrutturare il fondo come si deve e utilizzarlo per qualcosa di più remunerativo rispetto alle nostre performance artistiche.”

Cosa rimarrà? “La consapevolezza di aver creato, almeno per un po’, qualcosa di bello. Facendo un punto di questa esperienza possiamo ritenerci soddisfatti e felici di aver contribuito alla condivisione di arte, idee e passioni nell’ambito culturale di questa meravigliosa città.”

Con Riccardo abbiamo ripercorso la storia di questo interessante progetto.

La nascita del club. “Il Boys Club è stato aperto nell’aprile 2013. Precedentemente era uno spazio adibito ad attività commerciali (era un negozio di Zalando) ed era praticamente vuoto, senza pavimento né cucina. Siamo venuti a conoscenza dello spazio tramite una nostra amica, che lavorava come babysitter per una signora, tuttora proprietaria di tutto il palazzo. Abbiamo capito subito che si trattava di uno spazio davvero interessante, sia per la sua posizione strategica (fermata Südstern) sia per lo spazio più ampio all’entrata con tanto di vetrina sulla strada e camere sul retro. Inizialmente lo hanno affittato in sei: Laura Jefcote, Jessica Walsh, James Green, Harley Aussoleil e mio cugino Matteo Ferri, con l’idea di fondare una house project, ovvero un posto dove vivere ma anche organizzare eventi di vario genere. Io mi sono aggiunto qualche mese dopo. Dato l’interesse che tutti noi avevamo nell’arte, abbiamo deciso di dedicarci alla programmazione, gestione e organizzazione di eventi principalmente artistici ma anche culturali e ricreativi. I primi mesi sono stati montati il pavimento i servizi e una parte della cucina. Dall’inverno 2013 abbiamo creato il nome Boys Club, il sito internet e iniziato con la programmazione degli eventi.”

Le attività. “Le prime attività che abbiamo organizzato sono state workshop, performance e cineforum. Nel 2014 abbiamo iniziato con la Trade School, ovvero un’organizzazione ideata in America e esportata in tutto il mondo con l’intenzione di creare un network di persone interessate allo scambio di idee e passioni (sotto forma di workshop e lezioni) senza coinvolgere il denaro ma utilizzando il baratto come moneta di scambio. In seguito Matteo (mio cugino) ed io abbiamo iniziato un ciclo di eventi dedicati al cinema indipendente dove abbiamo proiettato cortometraggi e animazioni, organizzando anche incontri con registi indipendenti e dibattiti. Nella primavera 2014 abbiamo avuto l’idea di offrire la nostra vetrina agli artisti berlinesi interessati ad esporre un istallazione o una serie di opere appositamente realizzate per l’occasione. Così abbiamo pubblicato un annuncio su Artconnect Berlin nel quale offrivamo la nostra vetrina come spazio d’esposizione, insieme alla possibilità di organizzare un vernissage come evento di apertura della mostra. La risposta da parte degli artisti è stata incredibile: in due settimane abbiamo ricevuto più di 40 mail di artisti interessati ad esporre. Anche se è stato difficile, ne abbiamo selezionati solo alcuni e abbiamo offerto loro per alcune settimane la nostra vetrina. Ammetto poi che abbiamo dato il nostro spazio anche per mostre di amici e colleghi di noi fondatori. Abbiamo poi organizzato eventi musicali e feste di autofinanziamento.”

Le difficoltà pratiche di gestire lo spazio nonostante il buon riscontro del pubblico. “Il riscontro alle nostre iniziative è stato molto positivo e dopo due anni di attività possiamo dire che si era creata una sorta di comunità di persone interessate alla nostra programmazione di eventi e che partecipava costantemente. Questa è anche la maggiore amarezza che ci rimarrà dopo la chiusura di questo progetti: non aver più la possibilità di offrire uno spazio all’arte e per eventi ricreativi. C’è anche da dire che dopo quasi 2 anni di attività sono state numerose le difficoltà che abbiamo affrontato sia a livello economico che pratico. Tutti noi abbiamo abbinato l’attività gestionale dello spazio agli impegni personali e di lavoro (tra di noi c’è chi lavora a tempo pieno, chi part time e chi studia). In alcuni momenti è stato, per tutti noi, molto difficile mantenere la dedizione al programma mensile. Un altro aspetto non semplice da gestire è poi il fatto di vivere nello stesso spazio in cui vengono ospitati gli eventi, perché le esigenze personali ne vengono per forza drasticamente influenzate.”

Per chiudere la sua attività con un evento che mantenga l’idea su cui si è basato in questi anni, il Boys Club organizza per questa domenica una svendita di tutti gli oggetti e mobili che si trovano attualmente nello spazio che deve essere liberato entro il 30 aprile. L’evento è come sempre aperto a chiunque voglia partecipare.

Svendita totale arredamento Boys Club

Domenica 26 aprile, h 14

Gneisenaustraße 52, 10961 Berlino

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Boys Club

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Sara Trovatelli

Dottoranda in traduzione letteraria, traduttrice, amante del buon cibo, dei viaggi e di tutto ciò che è cultura, vive a Berlino dal 2012 dopo essersene innamorata durante una gita lampo ai tempi del liceo.

3 Responses to “Gentrification, Berlino, Kreuzberg: chiude il centro culturale Boys Club. Ecco perché.”

  1. asd

    Ci dobbiamo sorbire questi articoli da piagnoni oggi singola volta che qualche fricchettone deve smammare?
    Se proprio ci tengono alle loro “performance” comprassero con i loro soldi un locale, invece di piangersi addosso.

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  2. striped cat

    eh gia’.
    se qualcuno mette le clausole nei contratti, è per servirsene.
    la diligenza vuole che sia l’affittuario a controllare le clausole, non il proprietario a preavvisarlo.

    sarebbe interessante, sara trovatelli, sapere nei prossimi mesi come questo spazio evolve…se diventa un negozio di e-plus o di calzedonia…o l’ennesima finta pizzeria…

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  3. Sara Trovatelli

    Gentile “asd”,
    Noi facciamo informazione, e la chiusura di un centro come questo, per altro con vari italiani tra i membri fondatori, per noi è una notizia da diffondere. Senza contare che sono stata personalmente ad alcuni eventi del Boys Club e mi piaceva come lavorava. In quanto al comprarsi un proprio locale, nel caso non lo sapesse purtroppo non tutti ne hanno la possibilità. E le spese di ristrutturazione, arredamento e affitto per due anni di sicuro non sono state basse.
    @stripped cat: Ha perfettamente ragione, cercherò di informarmi nei prossimi mesi sull’utilizzo che è stato fatto del locale.
    Buona giornata.
    Sara Trovatelli

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