La Grecia e gli aiuti alla Germania post-bellica. E se Berlino avesse la memoria corta?

L’opinione pubblica tedesca non vede di buon occhio il comportamento della Grecia, proprio per niente. Così facendo, si dimentica però di come la metà dei debiti contratti da Berlino durante le due guerre mondiali fu azzerata con l’accordo di Londra del 1953: tra i creditori, c’era anche la Grecia.

Poco dopo le 21 di venerdì 20 febbraio ci sono stati i primi cinguettii su Twitter: una boccata d’aria è stata concessa alla Grecia. Altri quattro mesi d’aiuti in cambio di un sì deciso sulle riforme strutturali da mettere in atto. Il weekend si prevede di fuoco, dato che i mercati finanziari riaprono lunedì e che in serata si dovrà aver raggiunto un accordo più concreto di questo compromesso.

Nei giorni scorsi, le testate di tutto il mondo hanno toccato l’argomento sotto varie angolature, ad esempio riportando la lettera di un corrispondente greco ai contribuenti tedeschi: il 68% dei tedeschi è contrario ad un taglio del debito di Atene, ma laddove la Grecia uscisse dall’euro, questa maggioranza non si troverebbe di certo a vivere tempi migliori. L’autore della lettera traccia uno scenario in cui i creditori resterebbero beffati da un mancato pagamento (in toto), da un’opinione pubblica mondiale avversa grazie al dito dei media puntato su Berlino e ad una popolazione greca decisamente ostile. Il giornalista greco non tiene però incondizionatamente la parte ai propri compatrioti, comprendendo il punto di vista tedesco, ma esortando gli stessi contribuenti tedeschi a fare uso di buonsenso.

Qualche giorno prima della vicenda, a fare leva sul buonsenso sopito della maggioranza tedesca sono stati degli articoli a sfondo storico. Facciamo un salto indietro di sessantuno anni insieme al Guardian e al Sole 24 Ore per capire il nocciolo della vicenda.

Nel 1953 la Germania si trovava di fronte ad un bisogno impellente di rimpiazzare le macerie con un’economia solida, nel bel mezzo di quella che oramai era la Guerra Fredda. Ma il portafoglio tedesco doveva fare i conti con l’ammontare delle riparazioni provenienti dalla Prima Guerra Mondiale, più i debiti contratti per via della Seconda. Tra i creditori dell’epoca figuravano Grecia, Spagna, Pakistan, Egitto, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Italia. Il debito contratto era comunque minore a quello che pesa oggi sulle spalle dei cosiddetti PIGS, ma la congiuntura storica era tale da far temere il peggio. Un secondo peggio, dato che è parere condiviso dagli storici che la Nazificazione della Germania emerse dalle condizioni d’indebitamento causate dal primo conflitto mondiale. Senza contare che il Comunismo era alla porte e che bisognava inventarsi qualcosa di stabile per frenarne l’avanzata.

Così, saltando gli indugi ci si trovò nel 1953 a Londra, firmando un accordo che azzerava un buon 50% degli impegni presi dai deditori tedeschi: privati compresi, anche nel caso dei debiti contratti verso altri privati. Una clausola interessante venne trovata per rendere i restanti creditori ancora più volenterosi nell’assicurarsi che la rinascita economica tedesca avesse luogo: la Germania (si parla sempre di quella Occidentale) avrebbe ripagato solo in proporzione al surplus derivante dal proprio commercio estero, evitando così di contrarre nuovi debiti ed ottenendo un forte stimolo per la crescita. Appare evidente come questa decisione abbia influenzato la storia europea degli anni a venire.

A ricordare l’importanza del fatto si alza la voce dell’ex Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, che nel suo nuovo libro afferma: “Senza quel regalo non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico”. Fischer ci va giù pesante nei confronti dell’attuale politica tedesca, chiedendosi come sia possibile essersi dimenticati di questo determinante passaggio storico e arrivando a dire che l’attuale maggiore pericolo per l’Europa è proprio la Germania.

Laddove la tesi non fosse chiara, possiamo aggiungere un paragone: i Sovietici pretesero ed ottennero il pagamento in toto dei debiti contratti da quella che era divenuta la Germania dell’Est; sicuramente un fattore non crea da solo la Storia, ma di certo un fattore di questo calibro deve averla notevolmente influenzata e per capirlo basta guardare alla differenza di sviluppo economico tuttora presente tra Länder occidentali ed orientali.

Concludiamo con quanto riportato dal Sole 24 Ore riguardo all’azzeramento del debito avvenuto nel 1953, un azzeramento di cui a Berlino fa evidentemente comodo fingere di non sapere nulla: “L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni”.

 

Foto  © Keystone/Corbis

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