Germania, le vietano l’ingresso in banca a causa del burqa. Lei li denuncia

Burqa? In un’agenzia della banca Sparkasse di Neuss, cittadina della Nord Renania-Westfalia, non si può. O almeno non si è potuto lo scorso 13 Gennaio quando una donna ventenne di origini arabe si vi si è recata per eseguire  un bonifico. Uno degli impiegati l’ha bloccata e le ha chiesto di uscire a meno che non si fosse scoperta il viso per eseguire l’identificazione. La ragazza si è rifiutata e qui la situazione, secondo quanto riporta RP Online, è precipitata. Secondo la giovane l’uomo l’avrebbe spinta via lasciandole anche segni sul braccio. Secondo l’uomo si sarebbe trattato solo di un impedimento ad entrare, senza spinta. Quando è arrivata la polizia la donna era già andata a casa. Solo in un secondo momento ha sporto denuncia lamentando discriminazione religiosa e culturale.

Un portavoce della Sparkasse ha dichiarato che la versione della giovane sarebbe falsa: l’impiegato le avrebbe chiesto di uscire perché il velo le copriva l’intero volto, fatta eccezione per gli occhi. L’offerta della ragazza di rimuovere il velo in una stanza privata davanti a una dipendente donna sarebbe stata rifiutata dalla banca perché l’eventuale possesso di un’arma da parte della ragazza avrebbe comunque costituito un pericolo per il personale presente nella stanza. Non un problema di religione, quindi, ma di sicurezza, come ha voluto ribadire il portavoce.

Una versione in contraddizione con quanto poi dichiarato dal suo capo, Gerd Meyer, della Stadtsparkasse Düsseldorf, che ha sottolineato come in realtà la banca permetta alle clienti che indossano il velo di identificarsi alla presenza di un’impiegata donna in una stanza separata. «Se partissimo dal presupposto che ogni cliente è un potenziale criminale, non faremmo entrare nessuno». Il marito della ragazza ha dichiarato di aver preso appuntamento con uno psicologo per superare il trauma causato dall’episodio. Speculazione o meno che sia, in Germania si è acceso il dibattito sull’opportunità o meno di vestire il burqa anche in luoghi pubblici che, in molti casi, sarebbero banditi a chiunque vestisse un passamontagna o un casco integrale. Delineare una soluzione che rispetti ogni cultura senza rischiare contraddizioni è una delle più grandi sfide che si possono pretendere in questo momento ai legislatori occidentali.

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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