Germania, politico diffama la Shoah. Attivisti gli costruiscono fuori casa una copia del Memoriale per gli ebrei

Il gruppo di artisti e attivisti tedesco Zentrum für politische Schönheit (tradotto “Centro per la bellezza politica”) ha colpito ancora. Bersaglio del suo ultimo progetto è Björn Höcke, politico del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland.

Qualche giorno fa il politico di AfD Björn Höcke si è svegliato con 24 blocchi di cemento di fronte alla propria abitazione di Bornhagen, in Turingia. Molto simile al Memoriale dell’Olocausto di Berlino, formato da 2.711 stele che commemorano le vittime della Shoah, l’installazione del Zentrum für politische Schönheit intende essere un’azione di protesta contro il discorso tenuto da Höcke lo scorso gennaio a Dresda: come riportato da Zeit Online, il politico di AfD aveva diffamato la memoria degli ebrei uccisi dai nazionalsocialisti affermando che «i tedeschi sono l’unico popolo del mondo ad aver posto un memoriale della vergogna nel cuore della propria capitale». Al fine di posizionare la provocatoria installazione, il ZPS ha regolarmente affittato il terreno di fronte all’abitazione di Höcke.

L’installazione del Zentrum für politische Schönheit

L’azione del ZPS fa parte del programma del terzo Berliner Herbstsalon del Teatro Maxim-Gorki di Berlino. Gli artisti del gruppo hanno invitato Höcke a «inginocchiarsi come Willy Brandt di fronte al memoriale», scegliendo liberamente tra l’originale nella capitale e l’imitazione posta davanti alla sua casa di Bornhagen, e a chiedere perdono per i crimini commessi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Nel suo discorso di gennaio, Höcke aveva affermato che «attraverso il ricordo dell’Olocausto la storia tedesca viene ridicolizzata e imbruttita». In un video divulgato dal collettivo, gli artisti rivelano di sorvegliare Höcke da mesi attraverso telecamere, intercettazioni e altri metodi che oggi i critici definiscono “da Stasi” (abbreviazione di Staatssicherheit, organizzazione di sicurezza e spionaggio della DDR). «Si tratta di tenere sotto controllo il neonazismo e l’estremismo di destra attraverso la società civile» sostiene una delle artiste del gruppo. Lea Rosh, uno degli iniziatori del progetto del Memoriale dell’Olocausto originale di Berlino, si è detta entusiasta dell’azione del ZPS.

Le critiche

Per il collettivo ZPS l’installazione rappresenta un intervento artistico e al contempo politico. Secondo Stefan Möller, portavoce di AfD in Turingia, con questa iniziativa si è superato il limite del tollerabile. Möller e altri esponenti di AfD denunciano in particolare l’attività di spionaggio del ZPS che impaurirebbe la famiglia di Höcke e lederebbe la sua sfera privata. Ma le critiche non arrivano soltanto dall’interno del partito, bensì anche dalla CDU, Unione cristiano-democratica: pur non condividendo le posizioni e l’opinione politica di Höcke, Christian Carius (CDU), presidente del Parlamento regionale della Turingia, ha apertamente condannato i «metodi da Stasi» adottati dagli artisti per sorvegliare il politico e, come riporta Spiegel Online, ha chiesto al governo regionale di porre fine all’azione definendola un «attacco scandaloso alla libertà, all’integrità e alla sfera privata di una persona e della sua famiglia».

Anche le forze dell’ordine sono intervenute per proteggere l’abitazione del politico e attualmente stanno valutando se l’azione del ZPS possa essere considerata un reato. Non sarebbe la prima volta in cui il collettivo agisce al limite della legalità: secondo Lisa Bogerts, ricercatrice presso l’Università di Francoforte sul Meno, organizzazioni come ZPS compiono violazioni del diritto con consapevolezza e soprattutto vengono ampiamente tutelate dal punto di vista legale. Tra le azioni più note del ZPS ricordiamo la protesta del 2014 contro le politiche europee sui rifugiati: allora il collettivo aveva rimosso dalla riva della Sprea a Berlino 14 croci commemorative di vittime del Muro. Nel 2016 gli artisti avevano invece posto un’enorme gabbia con 4 tigri vive di fronte al Teatro Maxim-Gorki di Berlino e annunciato che dei rifugiati si sarebbero dati in pasto alle belve. Anche in quest’ultimo caso l’azione intendeva puntare il dito contro la cattiva politica europa in tema rifugiati.

 

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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