Giorgio Canali: «Berlino sta morendo? Chi lo dice porta sfiga»

giorgio canali

«Insieme a Parigi e Londra, Berlino è per me una delle capitali culturali dell’Europa contemporanea»

Queste le parole di Giorgio Canali, chitarrista, cantautore nonché produttore musicale italiano che si esibirà in concerto il 6 giugno 2017 al Prachtwerk di Berlino. Dopo aver iniziato la sua carriera musicale come tecnico del suono in formazioni quali Noir Desir, Litfiba e CCCP, Giorgio Canali vi è entrato successivamente come chitarrista e cantante. Anche dopo lo scioglimento dei primi CCCP in seguito alla caduta del Muro di Berlino, Canali ha continuato a militare nei CSI e nei PRG. Con la sua band Rossofuoco ha pubblicato sei album originali e uno di cover (Perle per porci, 2016). Negli ultimi anni è stato attivo come produttore nella scena indipendente italiana. In un’intervista rilasciata in vista della sua esibizione berlinese, Giorgio Canali ci ha parlato di cultura punk e underground, concerti, musica indipendente e ovviamente della capitale tedesca.

Il rapporto con la capitale tedesca e la canzone Berlino 12/8

«Berlino per me è una città mitteleuropea, una capitale, una metropoli. Le metropoli mi piacciono: mi piace Parigi, mi piace Roma, non mi piace Milano. Berlino è molto affascinante. Dal mio primo viaggio nella capitale tedesca, dopo la caduta del Muro, ci sono stato altre quattro o cinque volte in tournée con i gruppi francesi con cui lavoravo. Poi mi è capitato un paio di volte di passarci per fare un giro. Dieci anni fa era una città ancora da scoprire, da “riaprire” più che altro. Chi ha avuto l’intelligenza di capitare allora a Berlino per costruirsi qualcosa, credo abbia avuto fortuna perché si è ritrovato in un campo da seminare. Una traccia dell’album Effetto Eisenhower (disco del 1986 di Politrio, progetto di musica elettronica di Giorgio Canali, Roberto Zoli e Davide Romboli ndr) è dedicato alla capitale tedesca: si intitola Berlino 12/8, forse perché l’ho scritto il 12 agosto o l’8 dicembre oppure perché il pezzo è in dodici ottavi, non ricordo. Era il 1986. La situazione politica a cui facevo riferimento oggi non esiste più. C’era il Muro e ai tempi la gente ci ballava sopra, non per ridere, ma per farsi sparare. L’album uscì nell’ambiente anarchico italiano, non aveva niente di punk, era una produzione elettronica con molti riferimenti jazz visti i musicisti che suonavano con me e in un certo senso sperimentale per la commistione di generi diversi che incarnava. Il testo di Berlino 12/8 era il ritratto di una specie di gioco d’amore tra il Muro, le guardie, gli amanti, il filo spinato e il sangue. Erano più che altro immagini, schizzi violenti “alla Pollock”».

Il punk tedesco e la crisi dei concerti

«Nella Berlino degli anni Settanta è nata un’ondata di punk mitteleuropeo completamente diverso dal punk inglese. I punkabbestia con la cresta e il cane li abbiamo visti a Berlino, non a Londra. A differenza del punk inglese travestito da anarchia, il punk berlinese, tedesco e mitteleuropeo, è sempre stato molto più anarchico nella sostanza che nell’immagine. In Italia invece il punk era per metà moda, per metà épater le bourgeois, e poca anarchia, salvo qualche gruppo come i Kina o i Franti che erano invece molto legati al movimento anarchico. Oggi in molti dicono che la cultura di Berlino sta morendo, che non è la stessa cosa rispetto all’89. Ma la verità è che non c’è niente che muore, al limite c’è qualcosa che nasce di nuovo. Chi dice che non c’è nessun futuro porta sfiga, perché il futuro c’è eccome! Io sono pessimista di natura, ma mi sembra che la gente sia ancora più pessimista di me».

Il successo in Francia

«All’estero suono pochissimo ed è un po’ frustrante. Ormai mi esprimo solo in italiano. In passato invece era diverso. Dopo il primo album che era per più di metà in francese e il secondo che aveva un po’ di francese dentro, ho fatto una cinquantina di concerti nei paesi francofoni (Francia, Belgio, Lussemburgo, Svizzera) con la band che poi avrebbe cambiato nome in Rossofuoco. Incredibilmente il mio primo album andò meglio in Francia, dove ero un illustre sconosciuto – o meglio ero solo il fonico dei Noir Desir – che in Italia, dove ero già il chitarrista dei CSI con un passato».

giorgio canali

La scena indie italiana

«Negli ultimi anni ho collaborato con parecchi gruppi come i Verdena, i Massimo Volume, gli Zen Circus, gli Afterhours… Gli Afterhours erano già grandi quando ho iniziato a fare musica da solo, quindi siamo stati spesso in giro insieme e io aprivo i loro concerti. In quanto agli altri, prima erano loro ad aprire i miei concerti, ora sono io a farlo. Dopo aver prodotto il primo disco di Vasco Brondi (Canzoni da spiaggia deturpata, 2008 ndr), sono andato anche in tour con lui, più che altro per una questione di amicizia. Mi ha ridato l’occasione di esibirmi su una scena grande nel momento in cui Rossofuoco e Rossosolo hanno un pubblico d’élite, nel senso buono del termine. Secondo me ha ragione Manuel Agnelli quando dice che l’indie italiano è finto, che sotto il nome di indie tutti cercano di ottenere un successo da nuovo Venditti o da nuovo Rino Gaetano. L’80% di quello che ascolto è così. “Indie” è diventato una sorta di etichetta, di facciata».

Progetti futuri

«Al momento sto cercando di non morire (ride ndr). Sto girando con Rossosolo: siccome avevo bisogno di stare un po’ sul palco ho pensato di fare questo giro d’estate. Vorrei scrivere un album nuovo, ma non ho quel tipo di freschezza mentale che mi serve per dedicarmi alla scrittura. I miei album hanno sempre avuto una costante: o mi piacciono da matti oppure non escono. Il disco di cover che abbiamo fatto l’anno scorso (Perle per Porci, 2016 ndr) lo volevo fare da trent’anni, nel caso di qualche pezzo anche da più tempo. Non è stato un riempitivo, è stata un’esigenza. Adesso non ho più scuse, devo scrivere delle parole belle per un album nuovo. C’è già la musica, ma se non ci sono le parole è inutile. Non sono mica Ennio Morricone. Al momento sono qua con due cani intorno che mi stanno guardando come a dire: “E adesso che cazzo facciamo?”».

Leggi anche  “Berlino 1981? Era unica”. Massimo Zamboni dei CCCP racconta la vita di un italiano prima del muro

Giorgio Canali LIVE in Berlin

6 giugno 2017 alle 20.00

Prachtwerk, Ganghoferstr. 2, Berlino

biglietti 12 €, acquistabili alla cassa o in prevendita al Koka 36 o al Wale Cafè

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