Le foto di Harry Croner ti faranno amare la Berlino Ovest degli anni Cinquanta

Grandi occhiali a specchio, un cappello da sole a tesa larga, capelli schiariti dal sole: l’immagine in bianco e nero che campeggia sui muri di Berlino e che pubblicizza la serie di mostre in corso presso gli Stadtmuseen berlinesi potrebbe essere stata utilizzata da una qualsiasi compagnia aerea o tour operator per richiamare l’idea di vacanza balneare. Non si tratta naturalmente di un caso: perchè a essere promossa è l’idea di isola, di ciò che cioè ha rappresentato, per quattro lunghi decenni, Berlino Ovest. Un’isola dove poter realizzare i propri sogni e vivere liberamente, il paese dei Balocchi circondato dal grigiore DDR, dove invece pullulavano spie e grilli parlanti.

Visitando una delle mostre in programma per il ciclo West Berlin, la monografica West Berlin Scenes che raccoglie 250 scatti originali di Harry Croner, presso il Märkisches Museum, quest’idea si concretizza immediatamente.
Perché ciò che emerge maggiormente è la voglia di divertirsi, di far follia, voglia di jet-set, pezzi grossi e feste che circolava in quella porzione di città tra gli anni ‘50 e gli ‘80.

Immagini simbolo della mostra potrebbero essere infatti i cinema gremiti di new look Dior su Ku’damm e dintorni (alcuni, come il Delphi, come lo Zoopalast tutt’ora attivi e sempre siano lodati), e due su tutti: il Marmorhaus e il Gloriapalast, di cui rimangono ancora tracce lungo il boulevard berlinese.

Harry Croner, nato a Berlino nel 1904, si può dire che non abbia fatto altro che fotografare la Berlino di ponente. Molti bianco e nero, molti ritratti, poco spazio per ricordi dolorosi come quelli legati al dopoguerra. Eppure. Eppure quella piccola manciata di foto, all’interno di una mostra tutto sommato così patinata, hanno un peso specifico enorme. Inserite nel contesto di paillettes e tuxedo da première, le macerie e la desolazione lasciate dal secondo conflitto mondiale risaltano come poche volte è capitato di vedere: perchè se da un lato emerge la voglia di ricominciare, di vivere leggero e guardare avanti, dall’altro tutto questo non è un semplice voltar la faccia e tapparsi le orecchie.

L’eco delle bombe risuona ancora, sotto le note del clarino di Benny Goodman, della voce di Ella Fitzgerald o della chitarra di Jimi Hendrix e sotto le voci degli altri ospiti illustri di quello che fu il glorioso Sportpalast di Potsdamerstrasse, teatro dei maggiori momenti ricreativi dei ’50 (e dei peggiori discorsi di Goebbels solo qualche anno prima).

Il fotografo tedesco infatti, se da un lato si rivela perfettamente in grado di catturare il glamour effimero dello star system, dall’altro riesce a immortalare grandezza e solennità: sia quelle della storia (numerosi i servizi durante le visite ufficiali, come quelle del sindaco Willy Brandt), che quelle portate in scena.

Davvero notevole in questo senso, la serie delle foto di scena: a partire dagli anni ‘70 Croner è stato soprattutto il fotografo dei gloriosi teatri di Berlino Ovest, i neonati Deutsche Oper e Schillertheater, e di uno su tutti: lo Schaubühne quando ancora era am Halleschen Ufer (con Peter Stein alla direzione), e non già nella attuale sede di Lehninerplatz. Assistiamo così a rappresentazioni che hanno segnato un’epoca, come le Baccanti di Euripide con la regia di K.M Grueber e le scenografie di G. Aillaud.

Il Märkisches Museum ospita insomma una mostra davvero interessante, per chi ancora non ha avuto modo di conoscere la storia del Far West berlinese, e per chi vuole saperne di più di un grande fotografo, fortemente attaccato alla sua città.

Dove – Märkisches Museum – Am Köllnischen Park 5, 10179 Berlino.

Quando – Fino al 28 giugno 2015. Dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00.

Il biglietto costa 5€, ridotto 3€. Fino ai 18 anni l’ingresso gratuito. Ogni primo mercoledì del mese ingresso libero.

Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

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